L'espulsione di Gianluca Forcolin: «Bonus e gogna, ma resto un soldato»

Mercoledì 28 Ottobre 2020 di Angela Pederiva
Gianluca Forcolin
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MUSILE DI PIAVE (Venezia) - Ottanta giorni fa Gianluca Forcolin era ancora lo stimato vicepresidente della Regione, l'apprezzato assessore al Bilancio, l'uomo forte della Lega nel Veneto Orientale. L'indomani l'ex sindaco di Musile di Piave, già deputato del Carroccio, è diventato «un furbetto, un ladro, un delinquente: tutto per un bonus Covid che non ho mai neanche chiesto, né tantomeno incassato». Il suo giro nel mondo delle relazioni umane, in queste undici settimane trascorse forzatamente fuori dal Palazzo («ma il governatore Luca Zaia ha sempre creduto in me»), è come se fosse avvenuto a bordo di un ottovolante, in un saliscendi di emozioni.
Come sta?
«Ho passato momenti migliori. Un uomo di territorio come me, un amministratore abituato a stare in mezzo alla gente, si è ritrovato dalla sera alla mattina catapultato fuori da tutto. Sono caduto, insieme alla mia famiglia, nel dispiacere più assoluto: i miei genitori hanno pianto per una settimana. Tuttora i sostenitori mi mandano decine di messaggi al giorno: non mollare, siamo con te, ci sarà il secondo tempo della partita. Ma spiace vedere che gli amici mi acclamano, mentre la politica è un tritacarne che non guarda in faccia a nessuno: oggi ci sei e domani non ci sei più, un meccanismo che ti usa e ti getta, fino a schiacciarti».
Cosa intende per la politica?
«Mi sono sentito deluso e abbandonato. Per fortuna ho famiglia e amici, ma la politica...».
Insisto: a chi allude?
«Solidarietà ne ha vista?».
Neanche da tanti suoi colleghi in Consiglio regionale e nella Lega, se si riferisce a quello 
«Se vai contro il sentire comune, hai paura del sistema, per cui è meglio tacere e posso capire. Ma ho compreso cosa volevano dire quelli che mi parlavano della politica come di una brutta bestia. Per fortuna con il presidente Zaia è tutto diverso. Anche con Roberto Marcato e Alberto Villanova mi sento spesso. Lo stesso vale per Nicola Finco e Manuela Lanzarin. Tutti loro, ma anche tanta gente comune, mi ripetono che sperano per me in un'occasione di riscatto. Se me lo dicono gli altri, qualcosa di buono devo aver fatto». 
E la vicenda dei 600 euro?
«È stata pronunciata una sentenza di condanna, ancora prima di vedere se l'imputato fosse colpevole o no».
Nel caso, l'imputato come si sarebbe dichiarato?
«Innocente, in base a prove schiaccianti. La richiesta del codice Pin è stata fatta dal mio studio in automatico per tutti, clienti e soci, nella confusione di aprile. Quando l'Inps ha risposto di mandare i documenti necessari, la mia socia ha ritenuto correttamente di non dare corso alla mia domanda, che infatti è stata subito archiviata. Poi in pieno agosto è scoppiata la bufera e io sono stato sincero: la pratica non era stata evasa». 
Posizione diversa da quelle di Riccardo Barbisan e Alessandro Montagnoli?
«Assolutamente diversa, io non ho percepito i soldi. Ma non giudico due amici. Dico solo che sono stato crocifisso per niente». 
È pentito di quell'intervista a Repubblica in cui si chiedeva perché fosse stato escluso dalle liste, mentre Attilio Fontana era rimasto al suo posto? Si dice che sia stata la pietra tombale sul suo rientro in Giunta.
«Quelle parole sono state lo sfogo ferragostano di un uomo a cui era caduto il mondo addosso. Quanto alla Giunta, per settimane si è fatto il mio nome. Poi un giorno il presidente Zaia mi ha parlato a quattr'occhi: Sei uno della squadra, il miglior assessore al Bilancio che abbia mai avuto. Detto da lui, l'amico Luca che ha insegnato a un sanguigno come me a contare fino a dieci, è stato un vero onore».
Perché non se n'è fatto niente?
«Forse il presidente ha ritenuto di partire con un assessore per provincia. Per ora bene così: ho visto un bilancio in salute malgrado il momento, attenzione per la sanità e per l'economia, impegno per l'autonomia».
Ma se ci fosse un rimpasto?
«Sono un soldato: se Zaia chiama, Forcolin risponde. Intanto la mia vita continua, anche perché ho sempre mantenuto il mio lavoro di commercialista». 
Sono ore di bonus Covid...
«No eh... (ride,  ndr.). All'epoca ero sempre in giro per i veneti, ma adesso presidio l'ufficio: da qui non parte una domanda...».
 

Ultimo aggiornamento: 19:06 © RIPRODUZIONE RISERVATA