Talamini, il cadorino che fondò il Gazzettino e il giornalismo moderno

Lunedì 28 Gennaio 2019 di Alberto Toso Fei
Giampietro Talamini visto da Beltramelli
Scese dalle valli del bellunese in una grande città come Venezia per seguire il suo sogno: fondare un giornale. Ma non un giornale qualsiasi: una testata che avesse un formato più maneggevole, che desse più spazio alla cronaca (pressoché assente negli altri cinque quotidiani allora presenti, di natura economica e letteraria) che non alla politica e con un prezzo popolare, ovvero 2 centesimi contro i cinque degli altri giornali. Giampietro Talamini aveva ben chiaro in testa il suo progetto: e il suo “Gazzettino”, il cui primo numero uscì il 20 marzo 1887, fu il primo quotidiano popolare a far intervenire i lettori, ma soprattutto il primo a dedicare ampi spazi alla cronaca nera e giudiziaria, spesso lanciati fin dalla prima pagina. Una prima esperienza italiana assoluta, e forse anche europea. Una maniera di fare giornalismo mai vista prima, che costituì una novità editoriale e sociale travolgente, se si pensa peraltro che fu creato in un momento storico nel quale almeno un terzo dei veneziani era analfabeta.

La concorrente “Gazzetta di Venezia” lo bollò come “il giornale delle serve”, ma in realtà l'intuizione di questo maestro elementare di Vodo di Cadore (che diresse poi la testata per quasi cinquant'anni) fu travolgente. Nato il 19 novembre 1845 dal maestro Gian Bortolomeo “Boluzè” e da Teresa Coletta, Talamini non era però nuovo all'esperienza editoriale: nel luglio del 1867 aveva già dato vita – sempre a Venezia – al mensile “Gioventù italiana”, e l'anno successivo al settimanale “Il Cadore”; Ma fu “Il Gazzettino” la sua intuizione più grande: un giornale popolare (“il giornale della democrazia veneta”, fu il suo primo sottotitolo) che aiutasse le persone nella loro ricerca di identità. In fondo Venezia era entrata a far parte dello stato italiano da una ventina d'anni, e l'Italia stessa esisteva come concetto unitario da un venticinquennio. “Il Gazzettino” forniva notizie di “cronaca cittadina” e di “pubblica necessità” (come per esempio gli orari dei mezzi di trasporto), ma anche romanzi a puntate, cronaca nera... fu un format di grande successo; il quotidiano divenne in breve tempo uno dei giornali italiani più autorevoli e venduti. In Giampietro Talamini il giornalista di fiuto si mescolava benissimo con l'imprenditore e con l'intellettuale: “meno politica e più cronaca”; e ancora: “linguaggio semplice e cronaca minuta” erano i suoi motti.

Una ricetta vincente che, per esempio dando diffusione a ogni fase dei grandi processi – snobbati dalle altre testate – arrivò a far vendere fino a tre edizioni in una sola giornata. Sotto la sua direzione “Il Gazzettino” arrivò presto a una tiratura di centocinquantamila copie, quanto gli altri giornali concorrenti messi assieme. Cresciuto negli ideali risorgimentali, patriota radicaleggiante e anticlericale, forte del suo nazionalismo Talamini si offrì volontario durante la Prima Guerra mondiale, nella quale non fu chiamato a combattere per l'età avanzata, ma alla quale presero parte i suoi quattro figli (con uno di essi caduto sul fronte del Piave). Proprio durante il conflitto “Il Gazzettino”, che già da alcuni anni aveva iniziato ad aprire “Uffici di corrispondenza” negli altri capoluoghi del Veneto, divenne il quotidiano più diffuso nelle trincee, e si fece di fatto interregionale. Amico di D'Annunzio e forte sostenitore del fascismo e dell'avvento di Mussolini, Talamini passò gradualmente a una cauta presa di distanza, che si fece più acuta ed evidente dopo il 1924 con l'uccisione di Giacomo Matteotti.

Una volta consolidatosi il regime, Talamini e il giornale furono sottoposti a pressioni e attacchi di vario genere: attentati, pestaggi di redattori, devastazioni della tipografia, fino alla sospensione delle pubblicazioni per due mesi, causati solo in parte dall'indipendenza politica del giornale (d’altronde impossibile, in tempi in cui le testate venivano asservite al potere o fatte chiudere d'imperio), quanto da quei margini di autonomia economica e gestionale che il direttore continuò gelosamente a difendere fino alla fine.
Giampietro Talamini morì a 89 anni il 20 settembre 1934 e chiese di essere seppellito nel “campo comune”, tra la gente. Il figlio Ennio, che gli succedette alla direzione, resistette ancora per poco: nel 1939 il quotidiano fu acquisito dall'Editoriale San Marco, costituita per l’occasione con i capitali veneziani dei gruppi Volpi e Cini, cui si aggiunse la famiglia Agnelli.
Ultimo aggiornamento: 20:53 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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