Sirenette agonizzanti in acqua, l'atto finale del dissenso contro i Grandi

Lunedì 12 Luglio 2021 di Tomaso Borzomì
Sirenette in acqua a Venezia
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VENEZIA - Il colpo di coda del G20 è stato quello delle sirene in campo Santi Apostoli. Gli attivisti di Extinction rebellion a mezzogiorno si sono dati appuntamento a pochi passi dal canale per mettere in scena l'ennesima protesta contro i grandi del mondo e le loro decisioni. Cinque ragazze sono arrivate poco prima dello scoccare dell'ora X e si sono vestite con una tuta azzurra che finiva con la coda da sirena. Poi si sono adagiate sui gradini, stendendosi e simulando alcune donne anfibie spiaggiate. Nei reggiseni avevano banconote che volutamente richiamavano il potere economico e finanziario, mentre dietro c'era uno striscione in italiano e in inglese che recitava Stanno avvelenando i nostri sogni.

LE RAGIONI DEL DISSENSO

Poco distante, sul ponte, un ragazzo suonava alcune litanie in spagnolo, mentre uno speaker ribadiva i vari no che hanno portato gli attivisti a Venezia. Viso incremato per evitare la bruciatura e capelli dentro l'acqua hanno attirato le attenzioni dei turisti e dei veneziani, che sono stati informati dagli stessi manifestanti di quanto stesse accadendo. Innegabili le smorfie di orrore dei veneziani che, consci dei vari passaggi delle pantegane a bordo canale, non sono riusciti a trattenersi nell'esprimere il proprio disgusto nel vedere le ragazze affiorare dal canale.

SCARPETTE DA BAMBINO

Gli stessi attivisti in mattinata avevano fatto sentire la loro voce ricoprendo con scarpe da bambino il ponte degli Scalzi. A fianco, alcuni teli rappresentanti il pensiero degli ambientalisti, che volevano manifestare il dissenso sul futuro che sarà consegnato alle prossime generazioni. E mentre Venezia diventava la capitale mondiale della sostenibilità con i big della politica italiana e locale pronti a firmare l'atto costitutivo della fondazione, calava il sipario nel resto della città sulla manifestazione economica. L'elicottero che per cinque giorni ha martoriato le orecchie degli abitanti incessantemente da oggi sarà solo un ricordo, così come le polemiche che ci sono state prima e durante il G20.

VIA I CANCELLI

Da oggi i grandi dell'economia non ci sono più, sono tornati nei rispettivi Paesi, e i cancelli che hanno recluso le 40 famiglie di Castello sono stati tolti. Qualche disagio per gli abitanti delle isole si è verificato per il fatto della sospensione di alcuni tratti di linee Actv. Così come qualche transenna ha fatto storcere il naso ad alcuni residenti per le impressioni di aver vissuto per qualche giorno una città militarizzata. Ora lo spazio sarà per i commenti del dopo G20. Vanno in cantiere anche le varie proteste, con manifestazioni più o meno violente, volute per portare alla luce la diversità di opinioni. Niente più mani incollate alle fioriere, niente più testa a testa violenti tra attivisti e forze dell'ordine, niente più alberi sradicati dal volare di manganellate e spintoni tra le parti. Quello che resta è la visibilità che Venezia ha avuto, semmai ne avesse bisogno, finendo sui media mondiali. Una vetrina irrinunciabile ad un prezzo tutto sommato contenuto, per alcuni. Un evento senza nessun senso, perché tanto Venezia la conoscono ovunque, per altri.

Restano le foto-ricordo dei big a Palazzo Ducale, con annessa serata di gala, o la stessa cena in un altro dei simboli della città, La Fenice. Quel teatro che si era inginocchiato alle fiamme e che è risorto com'era-dov'era potrebbe segnare la ripartenza della città, all'insegna del turismo che negli ultimi due anni è stato solo un miraggio. E chissà, magari la prospettiva che l'economia locale non resti ancorata alle vecchie posizioni monoculturali, ma che riesca ad attrarre investimenti da tutto il mondo. Del resto, l'unicità e la bellezza della città non sono affatto in discussione e mai lo saranno.
 

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