Martedì 9 Aprile 2019, 13:22

A vent'anni da Chioggia ad Auschwitz. Cesare e l'amore per la sua Flavia /Foto

A vent'anni da Chioggia ad Auschwitz. Cesare e l'amore per la sua Flavia /Foto

di Alessandro De Bon

Nato in Liguria, innamorato a Chioggia, morto ad Auschwitz. Cesare Carmi è stato un ragazzo di vent'anni e un ragazzo di vent'anni è rimasto per sempre.

Cesare è morto innamorato, benché un ti amo a Flavia, fra le sue lettere, non lo si trovi. Il suo, il loro, era un amore paziente, fedele ai ritmi sentimentali di una società per bene dei primi anni '40. Un amore che sapeva attendere, fino a quando ad attendere rimase solo lei. Invano. 

Fino a sei anni fa Cesare Carmi era un nome sbiadito con allegato un ricordo leggero, superficiale, formale. Uno zio mai visto e sentito poco. Lo zio di Luciana Laudi, che fino al 2013 lo conobbe soltanto in qualche rivolo di racconto familiare, talvolta citato ma mai approfondito perché di certe cose meglio non parlare. Poi, sei anni fa, alla famiglia Laudi, a Luciana, e quindi ai Carmi, Alessandro Cerruti porta un pacchetto di vecchie lettere, gialle come solo il tempo sa tingere la carta.



Sono le lettere che sua moglie, Flavia Silvestri, ha custodito una vita intera; sono le lettere di Cesare alla sua amata. Sono una storia della Storia, dove un campo di Venezia diventa un campo polacco, una fuitina un rastrellamento, il primo bacio un ultimo Saluti, Cesare.

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