Energie rinnovabili, come sarà il Veneto del futuro? Polo dell'idrogeno a Porto Marghera e sviluppo del fotovoltaico. Eolico messo da parte

Martedì 4 Ottobre 2022 di Angela Pederiva
Energie rinnovabili, come sarà il Veneto del futuro? - Foto di Samuel Faber da Pixabay
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Prende forma il Piano energetico regionale. Su proposta dell'assessore Roberto Marcato, la Giunta ha approvato il documento preliminare con il relativo rapporto ambientale, in vista dei rilascio dei pareri da parte di una settantina di enti competenti in materia. L'obiettivo, in un Veneto che sa quanto velleitario sia l'obiettivo dell'autonomia produttiva in tempi di crisi internazionale, è almeno di «incrementare la propria autosufficienza», anche attraverso «la differenziazione delle fonti».

Energie, la dipendenza dall'estero


La pianificazione si basa sulla fotografia della situazione attuale, secondo cui in tutta Italia «resta una forte dipendenza dalle importazioni dall'estero». Ma se nel 2020 a livello nazionale è arrivato da oltre confine il 10,7% dell'energia elettrica, in Veneto lo squilibrio è «ben più evidente», con «oltre il 50%» del fabbisogno «soddisfatto da produzione esterna al territorio regionale», acquistando in altre regioni o nazioni i quantitativi necessari a colmare il deficit «rispetto ai consumi». La finalità è dunque di aumentare il dato che, aggiornato al 2020, ha raggiunto in termini netti i 13,81 terawattora. «È interessante l'evoluzione, nel decennio dal 2010 al 2019, dell'incidenza della produzione di energia elettrica da parte delle rinnovabili si legge nel rapporto rispetto alla produzione elettrica complessiva, passata da circa il 36% al 52% in Veneto. Le percentuali particolarmente elevate per il Veneto sono il frutto del marcato sviluppo del settore fotovoltaico e di quello delle bioenergie, nonostante la principale fonte rinnovabile nel Veneto rimanga quella idroelettrica».

Veneto e transizione ecologica


È questa la strada che la Regione intende continuare a battere. «In considerazione dei nuovi obiettivi tematici specifici, dei forti rincari dei costi energetici acuiti dalla crisi bellica attualmente in atto avverte il documento è necessario individuare le nuove politiche energetiche regionali, in una logica di transizione ecologica e di sostenibilità climatica». A questo proposito vengono individuate cinque scelte strategiche: decarbonizzazione; efficienza energetica; sicurezza energetica; contrasto alla povertà energetica; ricerca, innovazione e competitività. L'indicazione dei tecnici è chiara: «Prioritariamente si intende in particolare intervenire sotto il profilo normativo, regolamentare ed organizzativo al fine di favorire lo sviluppo sostenibile delle fonti rinnovabili su tutto il territorio veneto, semplificando e snellendo processi ed iter burocratici ed intervenendo sugli adempimenti a carico di imprese, cittadini e Pubblica Amministrazione. Tale primo intervento consentirà sia di ridurre tempi e costi a carico della collettività, agendo principalmente sulla semplificazione dei procedimenti autorizzatori in linea alle disposizioni nazionali, sia, conseguentemente, di massimizzare la diffusione delle fonti energetiche rinnovabili, in una logica di sostenibilità energetico-ambientale, garantendo ai cittadini del territorio una buona qualità di vita».

Polo dell'idrogeno in Veneto


Dopo la sburocratizzazione, bisognerà poi intervenire sulle singole fonti, nella consapevolezza delle opportunità ma anche dei limiti. Per esempio «Il Veneto sta investendo per diventare un polo dell'idrogeno», così da «costruire e valorizzare una filiera» che ha «un potenziale molto forte» sul territorio «anche grazie alle competenze accademiche e tecnologiche presenti nella nostra regione», tant'è vero che «uno degli obiettivi della Fondazione Venezia capitale mondiale della sostenibilità è proprio la creazione di un polo dell'idrogeno a Porto Marghera».

Biomasse legnose, gli impianti

Per quanto riguarda invece le biomasse legnose, lo sviluppo di impianti «per la produzione di energia elettrica o di energia termica per utenze collettive, anche tramite teleriscaldamento, potrà avvenire solamente nelle aree della regione non interessate dalle criticità legate al superamento dei limiti per le polveri sottili».

Fotovoltaico

E nel fotovoltaico «dovranno essere valutati gli effetti derivanti dall'applicazione della legge regionale» sugli impianti con moduli ubicati a terra, la cui realizzazione «è causa di un consumo di suolo che, se pure reversibile nel lungo periodo, determina una sottrazione di ampie superfici di suolo ai servizi ecosistemici».

Idroelettrico

Quanto all'idroelettrico, «è prevedibile un consolidamento dell'esistente senza ulteriori significative realizzazioni di nuovi impianti», la cui produzione «potrà essere condizionata dalle limitazioni poste al prelievo di acqua dai corpi idrici ai fini del rispetto del deflusso ecologico (come sta emergendo in questi giorni a Belluno, ndr.) oltre che dal manifestarsi di situazioni di carenza idrica soprattutto nei mesi estivi».

Eolico

E l'eolico? Poco era e poco sarà: «Non pare ci siano nel Veneto condizioni di sostenibilità economica per l'utilizzo di questa fonte di produzione di energia».

Ultimo aggiornamento: 5 Ottobre, 11:09 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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