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Elezioni, la sfida in Veneto. Belluno, il Pd stoppa D'Incà: «Non meritiamo una sberla». Forza Italia strappa tre seggi

Giovedì 11 Agosto 2022 di Alda Vanzan
Elezioni, la sfida in Veneto. Belluno, il Pd stoppa D'Incà
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Rovigo e Belluno, le due Cenerentole del Veneto. Già si sapeva, all'indomani della riforma che per la prossima legislatura ha ridotto il numero dei parlamentari (da 630 a 400 deputati, da 315 a 200 senatori), che le più penalizzate sarebbero state le province piccole. Adesso che i partiti stanno concludendo le trattative per le liste, il rischio si palesa. Rovigo potrebbe non avere un solo rappresentante, né di destra né di sinistra. A Belluno, invece, si rischia la beffa: al rappresentante del centrodestra certo di rielezione - Luca De Carlo, sindaco di Calalzo nonché coordinatore regionale di Fratelli d'Italia - il centrosinistra pare possa rispondere con il ministro Federico D'Incà che, appena avuto certezza che il M5s non derogherà sul limite dei due mandati, ha salutato in un colpo solo Beppe Grillo e Giuseppe Conte, con la promessa del Pd di ospitarlo da qualche parte in lista. Il da qualche parte sarebbe proprio Belluno, visto che D'Incà è di Trichiana. Il che comporterebbe, però, l'esclusione del deputato uscente del Pd Roger De Menech e di altri esponenti dem locali che si erano fatti avanti. Dall'entourage del ministro è filtrata la felicità del Pd di ospitare D'Incà in lista; dal Pd di Belluno c'è stata una dichiarata ostilità: «D'Incà in lista da noi a Belluno? Nulla di personale, ma non sta né in cielo nè in terra, non meritiamo una simile sberla, sarebbe un'umiliazione per il Pd bellunese, ma sono certa che siano solo chiacchiere», è la dichiarazione lapidaria della segretaria provinciale dei dem delle Dolomiti, Monica Lotto.


PARTITO DEMOCRATICO
Un passo indietro. Il Pd sa che nei collegi uninominali neanche con un miracolo di tutti i santi del paradiso potrebbe portare a casa un eletto. Quindi le speranze sono riposte, tra Camera e Senato, nel proporzionale. I conteggi aggiornati a ieri danno 7 posti praticamente sicuri, forse 8, con l'ipotesi però tutt'altro che peregrina di ospitare in terra veneta un paracadutato (un refrain: nel 2018 è stata eletta la marchigiana Lucia Annibali, e da allora nessuno l'ha più vista; alle Europee del 2019 l'eletto è stato il romano Carlo Calenda, protagonista ora del patto firmato e stracciato con Enrico Letta). La ripartizione territoriale sarebbe la seguente: possibili 2 seggi alla Camera nella circoscrizione di Venezia, 1 a Padova/Rovigo, 1 a Vicenza, 1 a Verona, 2 al Senato. I nomi sono sempre gli stessi: Andrea Martella, Andrea Ferrazzi, Alessia Rotta, Alessandro Zan, Vanessa Camani, Diego Zardini, Giacomo Possamai (e se rinunciasse Achille Variati, Chiara Luisetto o un nome a sorpresa), Laura Puppato, Rachele Scarpa. E forse anche un esterno. Magari a Belluno? Se fosse il bellunese D'Incà, ministro in carica, ex M5s, la rappresentanza territoriale sarebbe rispettata, solo che dalle Dolomiti i dem puntano i piedi: «Il deputato in carica Roger De Menech ha lavorato bene per il territorio, ci aspettiamo il riconoscimento della nostra classe dirigente, il Pd non è fatto solo di metropoli», tuona Monica Lotto. Papabili parlamentari a Rovigo? Al momento non risulta.


CENTRODESTRA
Rovigo pare esclusa anche nel risiko della Lega che nel 2018 ha portato a Roma 32 parlamentari e ora spera di scendere solo a 17, anche se nessuno esclude il dimezzamento a 16 di cui 7 nell'uninominale e 9 (magari fossero 10) nel proporzionale. I 17 posti nei collegi uninominali ieri risultavano così ripartiti tra gli alleati del centrodestra: 7 Lega, 5 Fratelli d'Italia, 3 Forza Italia, 1 (ma in serata si parlava di 2, tolto non è chiaro a chi) per Coraggio Italia di Luigi Brugnaro, 1 ai centristi di Maurizio Lupi. Forza Italia ha blindato la presidente del Senato Elisabetta Casellati, poi c'è la padovana Roberta Toffanin, il partito vorrebbe Michele Zuin, Flavio Tosi sarebbe sceso al proporzionale. Dei centristi di Brugnaro si sa di Martina Semenzato, c'è chi non esclude Simone Venturini (potrebbe comunque fare questo e quello, assessore a Venezia e deputato) e Andrea Causin. Il diciassettesimo posto spetterebbe a Lupi, perché i due spettanti a livello nazionale a Giovanni Toti sarebbero in Liguria.


LEGA
Con 16, se va bene 17 seggi tra collegi uninominali e proporzionale, la Lega riporterà a Roma solo la metà dei parlamentari uscenti e forse anche meno, perché si vocifera di due new entry: uno è l'ex assessore di Verona Nicolò Zavarise, legatissimo al vicesegretario federale Lorenzo Fontana; l'altro volto nuovo potrebbe essere a Treviso. Unica certezza: non ci saranno consiglieri né assessori regionali, i due che si erano proposti - Federico Caner e Cristiano Corazzari - resteranno a Venezia. La ripartizione territoriale: 4 sicuri a Padova (Massimo Bitonci, Andrea Ostellari, Alberto Stefani, Arianna Lazzarini), 3-4 a Treviso (Ingrid Bisa e Angela Colmellere, in ballo Giuseppe Paolin, Gianpaolo Vallardi, Dimitri Coin più il nuovo), 1-2 a Venezia (sicura Giorgia Andreuzza, in ballo Ketty Fogliani), più 3 che 4 a Vicenza (Erika Stefani, Germano Racchella, Silvia Covolo, Erik Pretto), 4 a Verona (Lorenzo Fontana, Paolo Tosato, Roberto Turri, Nicolò Zavarise), forse 1 a Belluno (ipotesi Franco Gidoni), forse 1 a Rovigo (Antonietta Giacometti).


FRATELLI D'ITALIA
L'unico che lascerà Palazzo Ferro Fini per il Parlamento sarà il capogruppo in Regione di FdI Raffaele Spearzon. Pare che Sergio Berlato l'abbia spuntata: a Vicenza in lista Mattia Ierardi, non Elena Donazzan.
 

Ultimo aggiornamento: 16:53 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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