Del Giudice, esce il "nuovo" Atlante dell'autore che non può più scrivere

Lunedì 18 Febbraio 2019 di Raffaella Ianuale
Del Giudice, esce il "nuovo" Atlante dell'autore che non può più scrivere

Torna in libreria lo scrittore che non può più scrivere. Domani esce per Einaudi una nuova edizione di Atlante occidentale di Daniele del Giudice, l'autore romano da una vita a Venezia. A 34 anni dalla prima stesura, il volume viene riproposto arricchito dal diario della visita che Del Giudice fece, tra il 7 e il 12 maggio del 1984, al Cern di Ginevra prima di scrivere queste pagine ricche di letteratura e tecnologia. Inedita anche la veste tipografica: la foto del treno dell'edizione del 1985 è ora sostituita da una copertina completamente bianca. Quasi a richiamare la mente di questo grandissimo scrittore risucchiata in un vortice senza ricordi. Malgrado Daniele Del Giudice non scriva più, continua a pubblicare perché le sue opere rimangono un punto di riferimento, ancora lette, amate e ristampate.
L'AMICO
«Daniele Del Giudice viene continuamente ripubblicato e letto perché è senza dubbio uno dei più importanti scrittori del Novecento italiano» dice il filoso Massimo Cacciari amico fraterno da quarant'anni dello scrittore. «Atlante Occidentale, tra i suoi libri, è il mio preferito - prosegue Cacciari - è complesso, mescola letteratura e scienza, ma è per me il più bello. Qui c'è tutta la cura quasi maniacale che Daniele ha per la scrittura». Però tutte le opere di Daniele del Giudice sono delle perfezioni di linguaggio e stile. Non a caso è di Italo Calvino il suo battesimo letterario che ha scritto la prefazione al primo romanzo Lo stadio di Wimbledon. Poi negli anni Ottanta e Novanta quando usciva un libro di Daniele Del Giudice era un evento per critici e lettori, in Italia e all'estero, e ancora oggi per tanti scrittori stranieri, come ad esempio McEwan e Carrère, rimane lui l'autore italiano con cui confrontarsi.
L'AUTORE
Gentile, discreto, umile nei modi, Del Giudice ha centellinato l'uscita delle sue opere perché ha perfezionato tutto, limando ogni singola parola, ogni espressione. Nulla di veloce e casuale c'è nella sua scrittura supportata sempre da una attenta documentazione in questo suo originale modo di essere un letterato con l'irrefrenabile passione per la tecnologia, il volo e gli aerei. Non a caso prima di scrivere Atlante Occidentale aveva visitato il Cern, l'Organizzazione europea per la ricerca nucleare di Ginevra e proprio in questa città ambienta la sua storia: un casuale incontro di un fisico delle particelle e di uno scrittore, incontro che diventa un'intensa amicizia. Due personaggi che sembrano l'espressione della sua doppia natura. Entrambi imparano a capire come i rispettivi saperi e talenti siano complementari. La prefazione di questa nuova edizione di Atlante Occidentale è di Guido Tonelli, famoso fisico italiano che ha lavorato per molti anni al Cern e che con i suoi libri ha saputo trasmettere la passione per le ricerche più avanzate della fisica.
LE OPERE
Ma l'amore per la tecnologia emerge anche in Staccando l'ombra da terra, il libro di Del Giudice che contiene racconti sul volo grazie al quale vinse il premio Bargutta. Uno di questi racconti, Unreported inbound Palermo, è stato riscritto assieme a Marco Paolini ed è diventato un testo teatrale I-Tigi, canto per Ustica, che racconta la tragedia del Dc9 Itavia precipitato nel 1980. Ma sono travolgenti e si leggono d'un fiato anche i racconti di Mania pubblicato sempre da Einaudi nel 1997, mentre è del 2016 il volume I racconti che raggruppa tutte le sue opere brevi. Nella bibliografia di Daniele Del Giudice ci sono anche Nel museo di Reims, Orizzonte mobile e In questa luce. Opere da leggere e rileggere quasi a restituire i ricordi a questo scrittore, ora 69enne. La sua mente ha iniziato ad abbandonarlo una decina di anni fa e tutta la sua geniale creatività sopravvive ora solo nelle sue opere.

 

Ultimo aggiornamento: 19 Febbraio, 09:01 © RIPRODUZIONE RISERVATA