Di Blasio scopre il piano: «In primavera due banchine per le crociere a Marghera»

Giovedì 23 Settembre 2021 di Tomaso Borzomì
Porto Marghera, veduta dall'alto

VENEZIA - Ristori, grandi navi, prospettive, obiettivi, tempistiche e, soprattutto, il futuro della crocieristica veneziana. È stato un Fulvio Lino Di Blasio a tutto tondo, quello che ieri è intervenuto alla IV e IX commissione consiliare del Comune. Il presidente dell'Autorità di sistema portuale del Mare Adriatico Settentrionale - porti di Venezia e Chioggia, non si è risparmiato e in una presentazione-fiume (di circa due ore) ha spiegato lo stato dell'arte del porto veneziano ai consiglieri comunali. 
A partire da qualche dato utile a inquadrare la realtà: 1250 aziende insediate nello scalo veneziano, oltre 20mila addetti diretti, 11,7 miliardi di produzione diretta. Per quanto riguarda la sola crocieristica, sono oltre 4mila gli addetti, per 430 milioni di euro di domanda di acquisto beni e servizi inerenti al comparto. 


RISTORI

Settantadue milioni e mezzo di euro. A tanto ammontano i ristori per le compagnie di navigazione, gestore del terminal di approdo e degli operatori connessi al terminal. Questo quanto prevede il decreto Grandi navi, che al terzo comma del primo articolo individua sia i destinatari, che le quantificazioni. Dal fondo del ministero delle Infrastrutture sono previsti trenta milioni verso le compagnie di navigazione e cinque per Vtp e le imprese collegate nel 2023, mentre nel 2022 sono ventidue e mezzo i milioni destinati a Vtp e le aziende. Dal fondo sociale per occupazione e formazione invece saranno dieci i milioni nel 2022 destinati ai lavoratori che hanno avuto a che fare con il divieto, che scenderanno a cinque l'anno seguente. 


GRANDI NAVI

Le limitazioni imposte dal Governo affinché non passino attraverso il canale della Giudecca sono quattro: stazza lorda superiore alle 25mila tonnellate, lunghezza dello scafo al galleggiamento di oltre 180 metri, altezza dalla linea di galleggiamento di oltre 35 metri (escluse quelle miste a vela-motore) e utilizzo di combustibile con zolfo non oltre lo 0,1%. Durante la spiegazione delle note variabili, Di Blasio ha però voluto chiedere ai consiglieri un confronto, al fine di salvaguardare i posti di lavoro: «Oltre a Marghera, penso sia opportuno valorizzare anche Chioggia come territorio dal punto di vista turistico, perché può essere un ulteriore elemento», ha spiegato. 


PROSPETTIVE

Sono tre le fasi in cui si articolerà il lavoro del Porto: avvio, attuazione e monitoraggio. La prima fase, che durerà fino a ottobre, prevede la definizione di un piano di azione, attraverso incontri preliminari con concessionari, portatori di interesse e pubblica amministrazione. Quindi da settembre a marzo 2022 si procederà con l'avvio lavori sui terminal, coinvolgendo i terminalisti e iniziando le prima attività nelle banchine alternative. Da ultimo, da dicembre in poi, si valuteranno le analisi di rischio, i monitoraggi fino alla condivisione pubblica degli avanzamenti. Nel frattempo entro il 31 dicembre arriveranno le prima candidature al concorso di idee per il porto esterno, e il vincitore sarà reso noto nel 2023. 


APPRODI

Con l'interdizione del traffico attraverso il canale interno a Venezia, dal canale Malamocco-Marghera (il cui adattamento sarà necessario), si svilupperanno una serie di approdi. Dalla primavera 2022 saranno a disposizione Fusina, Banchina Liguria (800 metri, di cui 360 per temporanea crocieristica, accesso stradale e ferroviario) e Lombardia (570 metri di cui 360 per temporanea crocieristica, accesso stradale e ferroviario). L'anno dopo se ne aggiungerà una disponibile del Canale Nord-Lato Nord, che si completerà con il secondo accosto nel 2026. Nel frattempo, per quanto riguarda l'approdo di Fusina, Di Blasio ha chiarito: «Fa parte di un'ampia rete, tra cui le Autostrade del mare cofinanziate con l'Europa. Sul doppio utilizzo, commerciale e passeggeri, è stato stabilito che la crocieristica deve essere residuale rispetto al traffico traghetti». Mentre sugli accessi, la centralità della Marittima non dovrebbe esser in discussione: «Sarà il luogo in cui si faranno i controlli e sarà accessibile su gomma. Il treno non è in discussione, mentre per gli arrivi al canale Nord manca ancora uno studio». 


CANALE NORD LATO NORD

Sono previsti due accosti, ognuno avrà una lunghezza utilizzabile di banchina di 360 metri, su un fondale di 10 metri e mezzo. L'accessibilità da terra sarà stradale (ferroviaria solo per il secondo), mentre dal mare si giungerà attraverso il canale di Malamocco, il bacino di evoluzione 1 e il canale Nord. I lavori da realizzare sono il miglioramento della banchina presente, dragaggi e pavimentazione, con tempistiche ipotizzate per il 2023 nel primo caso. Nel secondo c'è uno studio di fattibilità in corso, oltre alla bonifica, escavi del canale, stazione, viabilità e sottoservizi, con tempistiche attese per il 2026. 


SCAVI E MOSE

Preoccupazione è stata espressa dai consiglieri in merito all'allargamento dei canali. Sul tema, il presidente del porto ha chiarito: «L'adeguamento sarà in linea con quello che andremo a fare. L'obiettivo non sarà la nave da far passare, ma sarà quello che potremo fare. Atteso il fatto che, come porto, abbiamo l'obbligo di garantire l'accesso alle navi». Mentre sulla gestione del Mose, ha affermato: «Sulle conche di navigazione dobbiamo verificare gli elementi ingegneristici. Il Mose deve esser connesso alla sicurezza e agli operatori, è al vaglio l'ipotesi di operare con sollevamenti asincroni». 


 

Ultimo aggiornamento: 24 Settembre, 09:58 © RIPRODUZIONE RISERVATA