Terminal in terraferma, giovedì il primo approdo di una crociera in terraferma

Domenica 29 Agosto 2021 di Michele Fullin
Il progetto del terminal di Fusina

VENEZIA È fatta. Le crociere tornano in laguna dopo un mese di astinenza causata dall'entrata in vigore del decreto Draghi del primo aprile. Le navi potranno arrivare perché venerdì le società che gestiscono il terminal traghetti di Fusina (Roportmos) e il terminal crociere della Marittima (Venezia terminal passeggeri) hanno siglato un accordo per non perdere completamente la stagione e consentire ad un certo numero di aziende e operatori portuali di poter tornare a lavorare.


LA PRIMA NAVE

Giovedì 2 settembre approderà infatti a Fusina la nave Europa 2, 225 metri di lunghezza per 43mila tonnellate di stazza lorda che porta 500 passeggeri con uno standard degno di un hotel cinque stelle lusso. Questa nave della Hapag Lloyd appartiene al segmento premium, quello in cui una crociera costa almeno 6-7mila euro a settimana. Sarà la prima di una lunga serie perché la situazione si è sbloccata e già mercoledì 8 arriverà la Silver Shadow della Silversea Cruises. Al momento sono previste 15 toccate, ma le agenzie marittime sono al lavoro per far tornare altre compagnie analoghe a Venezia.


LA SOLUZIONE

Delle banchine di Fusina si parla da anni, ma fino a poco tempo fa la proposta era stata quasi ignorata dagli enti che hanno il potere di decidere. Eppure, dopo l'ampliamento da poco terminato, Fusina dispone di quattro banchine, di cui la più lunga sfiora i 300 metri. Banchine che si trovano a 20 minuti di autobus da Venezia e sono utilizzabili da subito, a differenza dei terminal container di Marghera e, ancor meno della banchina sul canale industriale Nord, che è interamente da infrastrutturare. Queste sono soluzioni prese in considerazione dal Governo per navi più grandi, ma serviranno mesi per usarle. Il terminal traghetti invece è lì e in questo momento ha una capacità superiore all'utilizzo (le nuove banchine dovrebbero essere collaudate a giorni).


GLI OPERATORI

«Siamo contenti - commenta Alessandro Santi, presidente nazionale di Federagenti e della Venice port community - di essere riusciti a incastonare almeno questa proposta in un contesto in cui c'era stato l'abbassamento della stazza a 25mila tonnellate come limite massimo per poter passare in bacino di San Marco. È una soluzione immediata che ci può dare un po' di aiuto. Stiamo guardando anche a Chioggia, dove c'è un'altra banchina adatta alle navi di medie dimensioni e puntiamo sul canale Vittorio Emanuele III, che è l'unica modalità per far arrivare le navi in Marittima passando per Malamocco. Quali navi? Lo deciderà la Capitaneria, che ha in mano le batimetrie appena effettuate e, in conseguenza del pescaggio dirà quali navi possono passare in sicurezza».
Nel 1997 la profondità media di questo canale che collega Marghera a Venezia era di oltre 10 metri, adesso dovrebbe essere attorno ai 7.
Esulta Andrea Gersich, l'operatore turistico che per primo aveva proposto questa soluzione con un progetto anche di ripristino del collegamento ferroviario con la Marittima, assieme agli ex consiglieri comunali Renato Darsiè, Renzo Scarpa e Ottavio Serena.
«Per cinque anni - dice - siamo stati inascoltati dalla quasi totalità degli operatori, a parte chi capisce di queste cose, ma nessuno aveva avuto a suo tempo di appoggiare questa proposta che è sempre stata la più sensata. Il primo a farlo era stato due anni fa l'allora ministro Toninelli».

 

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