Venezia. Calo demografico, mancano i "piccolissimi" e lo spazio cuccioli è costretto a chiudere

Mercoledì 28 Settembre 2022 di Roberta Brunetti
Chiude lo spazio cuccioli per mancanza di bambini

VENEZIA - L'inesorabile calo demografico che ha ridotto progressivamente gli iscritti. Poi il covid, la crisi economica, fino alla mazzata del bonus asilo nido, inizialmente concesso anche agli iscritti degli spazi cuccioli, poi negato, con tanto di richiesta di arretrati alle famiglie. E così anche l'Isola che non c'è - spazio cuccioli veneziano, dal 2004 organizzato, in convenzione con il Comune, dall'associazione sportiva Eutonia all'interno della palestra di Santa Margherita - a settembre non ha riaperto. Chiuso per mancanza di iscritti, licenziate la coordinatrice e l'ultima educatrice rimasta. Un altro servizio che viene meno in una città sempre più spopolata. Storia emblematica che arriva dopo l'estate in cui i residenti di Venezia centro storico sono scesi sotto la soglia psicologica dei 50mila abitanti.


MILLE BIMBI IN MENO

All'origine c'è ancora la crisi demografica che attanaglia la città storica. Basta dare un'occhiata ai dati storici del Comune sui residenti, divisi per classi d'età. Quasi mille i bambini tra gli 0 e i 4 anni che sono scomparsi tra 2007 e 2021. Erano 2.214 quattordici anni fa, sono scesi a 1.251 l'anno scorso. Un calo generalizzato, come mostrano i dati in tabella: drammatico nell'estuario, dove i piccolissimi passano da quattro a tre cifre (1.144 nel 2007, 654 nel 2021), di dimensioni minori ma comunque presente anche in terraferma (da 7.082 a 6.133 bimbi). Il calo è leggermente inferiore tra i bambini un po' più grandi, dai 5 ai 9 anni, la fascia delle elementari, ma è proprio il trend in progressiva discesa che a questo punto preoccupa.


L'ISOLA DESERTA
In questo quadro, la storia dell'Isola che non c'è è un particolare da raccontare. «Siamo stati aperti per 17 anni - spiega Francesca Bruschi, l'ex coordinatrice dello spazio cuccioli, che dopo il licenziamento collabora con la palestra - è stata un'esperienza gratificante, portata avanti con passione. È un dispiacere non poter più offrire questo servizio alla città. Potevamo ospitare fino a 16 bambini, con deroghe fino a 21. E per alcuni anni siamo arrivati al tutto esaurito, con tre educatrici qualificate che lavoravano. Poi le iscrizioni si sono assottigliate pian, piano. Colpa della demografia, ma è stata l'impossibilità di usufruire del bonus asilo da parte delle famiglie che ci ha massacrato. L'anno scorso i bambini fissi erano solo 5, con un'unica educatrice».
Il taglio del bonus, concesso solo ai frequentatori dei nidi, ha reso non convenienti questi servizi aperti soltanto la mattina (ne scriviamo nell'articolo a fianco). «Per la prima volta in 17 anni non abbiamo avuto iscritti - aggiunge Giovanni Reberschak, socio fondatore di Eutonia - ne abbiamo dovuto prendere atto. Ora é un dispiacere non sentire più i bambini la mattina. Ci sono state una serie di concause che hanno fatto cadere questo progetto: l'ultima il taglio del bonus, prima il Covid, la crisi economica, ma soprattutto il calo demografico. Un calo che vediamo anche nelle iscrizioni alla palestra».

 

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