Covid, isolamento e quarantena: un veneto su 10 è chiuso in casa

Martedì 28 Dicembre 2021 di Alda Vanzan
Covid, isolamento e quarantena: un veneto su 10 è chiuso in casa

Un veneto su dieci è confinato in casa, quarantenato perché entrato in contatto con una persona - un parente, un amico, un collega di lavoro - positivo al Covid. Ed è una stima al ribasso. Il dato ufficiale è quello delle persone in isolamento, cioè i positivi: 71.761 i veneti che attualmente hanno il Covid-19 e, quindi, sono isolati. Ma le persone che sono state a contatto con questi settantamila malati e che, quindi, devono stare in quarantena, quanti sono? «La stima è dieci volte tanto, di sicuro abbiamo almeno 500mila persone in quarantena», ha detto il governatore Luca Zaia.


Un quarantenato su dieci dà l'idea della corsa al tampone, chi è entrato in contatto con una persona che si è infettata vuole sapere se a sua volta ha contratto il virus. Per giorni il Veneto è stato in cima alla classifica per numero di test effettuati, il giorno di Santo Stefano ne ha fatti 691 ogni 100mila abitanti ed è stato scalzato da Bolzano (1.427) e da altre quattro regioni, ma ha avuto il record nazionale di vaccinazioni. Nel frattempo da ogni parte della regione si registrano code e proteste: ieri a Mestre la fila di auto in attesa di entrare al Punto Covid arrivava fin quasi alla tangenziale, l'attesa ha sfiorato le sei ore. «Zaia riveda l'organizzazione - ha attaccato il consigliere regionale Andrea Zanoni (Pd) -. Non è sufficiente dire che non ci sono risorse e che, di conseguenza, bisogna abituarsi alle file chilometriche. Soluzioni? Secondo il governatore c'è una sola alternativa: «Le farmacie».


Zaia ha escluso che il sistema sanitario regionale possa aprire nuovi Punti Covid, potranno semmai esserci delle misure per separare i flussi («Avevamo dato indicazione alle Ulss di distinguere le code tra prenotati e non prenotati, sappiamo che ci sono stati problemi a Padova, Venezia, Verona»), ma con il personale a disposizione è impensabile incrementare i centri di prelievo. «Queste sono le truppe - ha detto Zaia -: 54mila sanitari di cui 12mila medici ospedalieri, arriviamo a fare 50mila vaccini al giorno e abbiamo 1.400 malati Covid ricoverati più altri 8mila pazienti non Covid. C'è una sola soluzione: vaccinarsi». Ma per i tamponi cosa si può fare? Per Zaia l'unica soluzione è rappresentata dalle farmacie: «Rivolgo ai farmacisti un appello, chiedo se è possibile che la domenica tengano aperto solo per effettuare i tamponi. Sappiamo che tanta gente, prima del pranzo in famiglia o della cena con gli amici, vuole essere sicura di non aver contratto il virus e questo è un bel segnale, pensate che la vigilia di Natale c'è stato quasi un raddoppio delle richieste di test. Ma per rispondere a tutte le richieste bisognerebbe che nella partita del contact tracing entrassero anche le farmacie, se ne sta discutendo a livello nazionale».


IL RISCHIO

Il governatore, nuovamente preso di mira dai no vax dopo aver inaugurato domenica scorsa a San Vendemiano il sessantunesimo centro vaccinale della regione, non è stato tenero con chi divulga teorie complottiste e negazioniste: «I no vax dovrebbero andare a fare i no vax in America dove la sanità te la paghi e le compagnie assicurative non riconoscono più il danno da Covid se non sei vaccinato. In Veneto il diritto alle cure è garantito, ma tirare la corda non è corretto nei confronti di chi deve aspettare per avere una prestazione perché tutti gli sforzi sono concentrati sulla pandemia». Lo scenario, ha detto, è preoccupante: «Questa situazione è peggiore del dicembre 2020, senza i vaccini saremmo tutti chiusi e avremmo una mortalità importante». Rischi di passare in zona arancione? Zaia non si è sbilanciato, ma non ha nemmeno nascosto la preoccupazione: «La dead line è tra il 10 e il 15 gennaio, solo allora avremo gli esiti di queste festività. Ma ricordo che ci bastano 800 nuovi ricoverati in area medica per superare l'ultimo parametro». A ieri il Veneto aveva una incidenza del 6,10%, l'Rt a 1.13, l'occupazione delle terapie intensive al 17% (la soglia per l'arancione è 20%) e quella in area medica al 18% (qui il limite è 30%). «Dobbiamo metterci in testa di proteggerci e di non credere alle fandonie di chi dice che il virus non esiste». Sullo sfondo l'ipotesi di chiusura delle scuole: «Per il momento no, a fine anno faremo una verifica e decideremo, se mai capitasse riguarderebbe le classi dalla seconda media in su».

 

Ultimo aggiornamento: 29 Dicembre, 09:37 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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