Bar e locali, poco entusiasmo: «Questa è come una "zona arancione"»

Martedì 27 Aprile 2021 di Luca Bagnoli
Alcuni tavolini dei bar di piazza Ferretto a Mestre

MESTRE - «Questa non è una riapertura. Sembra più arancione che giallo». Ma anche «bene così, è un segnale di speranza» (con la esse minuscola). Insomma c’è un po’ di tutto in centro Mestre. I sentimenti dei bar sono contrastanti, tra chi guarda in positivo pensando “è un inizio, meglio di niente”, e chi rimpiange paradossalmente quando si stava peggio, forse solo in apparenza. Il tempo invece mette tutti d’accordo, perché «con ste nuvole, se piove, dove li mettiamo i clienti?».

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Sì, la ristorazione riparte, sia pranzo che cena, ma solo all’aperto, e dalle 18 niente più asporto per chi non ha la cucina. «Come al solito non c’ è chiarezza - dicono al bar Milano in via Cappuccina - alle 6 del pomeriggio dobbiamo fermare l’asporto, ma possiamo tenere aperto con i tavolini fuori... non è una riapertura normale: avremmo bisogno del servizio al banco». Poco distante, all’incrocio con via Carducci, fa angolo l’Italiana Caffè, dove non si usano mezzi termini. «Uno schifo - commentano - di plateatico ne abbiamo poco, e di certo il meteo non aiuta. Stanno facendo confusione: non pretendiamo di tornare alla normalità, ma almeno che consentano di entrare dentro, magari in piedi, con orario limitato e ingressi contingentati, altrimenti siamo in arancione, altro che giallo. E poi - aggiungono - le colazioni sono veloci, 5 minuti e via, non si arriva mai al quarto d’ora che hanno sempre indicato come pericoloso per i contagi».

NON SOLO CONTRARI 

Ma ecco la prima dose di ottimismo. «Non lamentiamoci - propongono al bar Ca’ di Màt in via Olivi - É vero, dopo un anno non è semplice a livello morale e psicologico, e se piove ci rimangono solo due tavoli, ma non importa: da adesso in poi ci aspettiamo solo passi in avanti, mai più indietro». Per il Caffè Galliano in via Poerio, invece, «non è cambiato niente, è una zona arancione, meglio il giallo di prima. L’orario è indifferente - precisa la proprietaria -, ma in generale questa apertura non ha senso, è un contentino, e nonostante mi senta fiduciosa, se avessi di fronte il governo non so cosa gli farei». L’ago della bilancia che pesa gli umori dei titolari oscilla tra chi può disporre di posti a sedere esterni e chi invece no, oppure ne ha pochi. Tuttavia, anche i bar con una quantità esigua di tavolini all’aperto non si tirano indietro, anzi, sono aperti e fanno di tutto per approfittare di questo primo allentamento delle restrizioni. Non è però il caso di Esquina in via Antonio Lazzari, nel senso che di spazio scoperto ne ha in abbondanza: «Sì abbiamo tanti posti fuori, ma se piove come facciamo? Era meglio prima». Pure il lounge bar Giacomuzzi in calle del Sale è messo bene: «Noi siamo entusiasti, abbiamo quasi solo tavoli esterni, anche se il meteo ci penalizza». In piazza Ferretto, nonostante il clima, i plateatici si riempiono. «La nostra clientela non si ferma davanti a qualche nube - dice il titolare del Caffè Commercio -. Questa riapertura è un segnale di speranza, una parvenza di normalità: ringrazio l’Amministrazione per l’ampliamento del plateatico, ottima cosa come la sospensione della tassa per l’occupazione del suolo pubblico». In via Querini c’è il Barbone, dove la proprietaria si definisce perfino «felicissima. Il bar è la mia gioia - spiega -. Speriamo che il Signore ci dia una mano, ma questo è già un buon inizio, accontentiamoci, non possiamo da un dito pretendere il braccio». Qualche metro dopo è la volta del Whisky bar: «Aspettiamo gli eventi - esordisce il titolare -. Non è facile, il governo cerca di aiutarci ma creando ansia, quando basterebbe poco, ma con un minimo di continuità».

«BRICIOLE»

Sempre che l’avvio dell’attività non sia datato 2019, perché in quel caso i problemi sono maggiori e i sostegni non previsti. «Siamo talmente disperati che ci accontentiamo delle briciole - commenta il proprietario del nuovo bar Astro, sempre in via Querini -. Ci hanno fatto un lavaggio del cervello, mentre i cassetti sono pieni di bollette, l’ultima da 580 euro per l’immondizia. La mia famiglia ed io - racconta l’uomo - abbiamo aperto il 28 febbraio 2019, investendo tutti i nostri risparmi; di lì a poco sono arrivate le chiusure, e non ci spetta alcun ristoro: dovrebbero dedicare anche a noi un piccolo aiuto».

Ultimo aggiornamento: 08:53 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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