I legami fra il "corvo" della Curia e il sacerdote rimosso dal Patriarca

Martedì 26 Maggio 2020 di Nicola Munaro
La foto del corvo della Curia

VENEZIA - Qual è il filo invisibile che lega il gracchiare del corvo della curia, l’ex manager Montedison a Porto Marghera, Enrico Di Giorgi, 75 anni, milanese, con la diatriba aperta tra il Patriarcato di Venezia e l’ex rettore delle chiese di San Zulian e San Salvador, don Massimiliano D’Antiga, finito a processo canonico per aver rifiutato il trasferimento nella Basilica di San Marco? 

Ora che l’inchiesta è chiusa, nel giorno del compleanno del patriarca Francesco Moraglia, il corvo - come il suo aiutante - smascherato e a rischio processo per diffamazione aggravata (se ne parla a pagina 12 del fascicolo nazionale, ndr) si fanno più nitide anche le trame sottintese nei volantini diffamatori affissi nel centro di Venezia tra il 30 gennaio e il 6 agosto 2019. Scritti in cui si accusava in maniera precisa determinati fedeli e componenti della curia di Venezia, pixelando i nomi attraverso storpiature non così volutamente efficaci da nascondere la vera identità delle persone messe alla berlina millantando incontri sessuali a sfondo anche pedofilo e somme di denaro da capogiro, su cui il patriarca Francesco Moraglia poco faceva, pur sapendolo. 
Queste le tesi contenute nei volantini. Circostanze fin troppo dettagliate per chi non solo a Venezia vive di rado, pur frequentando molto proprio le chiese di San Zulian e San Salvador, ex parrocchie rette da don D’Antiga, ma non è né un sacerdote, né ha ruoli interni - seppur laici - nel Patriarcato. Ci sarebbe quindi un ispiratore occulto, qualcuno che conosce ogni dettaglio, e dall’interno, di cosa succede in Piazzetta dei Leoncini. Su questo stanno ora indagando gli inquirenti, una volta chiuso il cerchio con Di Giorgi, considerato come colui che scriveva, realizzava, stampava e affiggeva i volantini. 
Innegabile lo stretto rapporto che c’è tra l’ex manager Di Giorgi e il prete ribelle don Massimiliano D’Antiga, ora in ritiro auto-imposto a Cavallino-Treporti, nella casa di famiglia. 
Durante la perquisizione la perquisizione di settembre nell’appartamento di Di Giorrgi, in calle degli Specchieri 635, sotoportego delle Cariole, i carabinieri della Compagnia di Venezia hanno trovato anche don Massimiliano. Cosa ci faceva l’ex rettore delle due chiese a un passo da Rialto, di sera tardi, a casa di quello che poi risulterà essere il corvo. Il rapporto stretto tra i due lo disegnano anche altre carte dell’inchiesta con cui si arriverà a chiedere il processo per il corvo, quando si fa riferimento al materiale informati - pc e cellulare del settantacinquenne milanese, analizzato dai carabinieri. Le telefonate tra i due sono all’ordine del giorno, così come i contatti emersi dal pc. E il linguaggio? Affrontando certi argomenti Di Giorgi e D’Antiga cambiano registro, assumendo un lessico criptico. 
Sui loro rapporti - così saldi da spingere il milanese ad accompagnare il sacerdote ad un incontro in Patriarcato quando ancora monsignor Moraglia cercava una mediazione dopo il rifiuto di don Massimiliano di trasferirsi in Basilica - una volta interrogato, Enrico Di Giorgi, alias “Fra.Tino” perché così firmava i volantini, ha voluto soprassedere, avvalendosi della facoltà di non rispondere come per il resto delle domande fatte dai carabinieri. Mentre dalla difesa dell’ex manager Montedison, non è stata inoltrata in procura nessuna richiesta di interrogatorio dopo la notifica della chiusura delle indagini preliminari e dell’accusa formale. L’ipotesi è che quei contatti e quelle visite potessero servire a redigere i volantini: in casa di Di Giorgi sono stati trovati appunti manoscritti con frasi poi finite al centro dei fogli appesi nelle calli e sui totem turistici con l’obiettivo di denigrare i vertici della curia e non solo. E don D’Antiga? Il sacerdote non è indagato anche se il suo legame con il corvo emerge forte dagli atti dell’inchiesta. «Non rilascio dichiarazioni» ha commentato ieri. 
«Da anni denuncio i comportamenti di don D’Antiga - ha commentato ieri Alessandro Tamborini, grande accusatore del sacerdote - e per questo sono stato diffamato. È lui la “mente” di tali diffamazioni. D’Antiga si vendica contro confratelli rei di non difenderlo, o “nemici”».

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