L'Ulss ai pediatri: «Dovete fare le visite per capire se servono i tamponi»

Venerdì 25 Settembre 2020 di Luca Bagnoli
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MESTRE - Da quando è ripartita la scuola, il 14 settembre, la Ulss 3 Serenissima ha eseguito 1.670 tamponi prescritti dai medici di famiglia su bambini e ragazzi sintomatici, di cui 13 con esito positivo, ai quali si aggiungono 3 operatori scolastici. Nel dettaglio, 317 rilevazioni hanno riguardato bambini fino ai 2 anni, 679 dai 3 ai 5 anni, 424 dai 6 ai 10, 129 dagli 11 ai 13 e 121 dai 14 ai 18 anni. Dei 175 istituti nel territorio dell’Azienda sanitaria, che accolgono 97.878 tra alunni e studenti, le scuole coinvolte da almeno un caso di positività risultano 16. 
«Quando riscontriamo un caso parte subito l’indagine epidemiologica affidata agli specialisti dell’Igiene pubblica - spiega il direttore generale di Ulss 3 Giuseppe Dal Ben - e i contatti stretti vengono posti in quarantena, ma non è assolutamente automatico che la misura riguardi tutta la classe». Al momento, infatti, nonostante le 16 strutture attenzionate, solo una classe si trova in quarantena, e non si registra alcun focolaio interno. La classe può evitare la quarantena su indicazione dell’indagine, e se la scuola offre precise garanzie inerenti al rispetto delle norme di prevenzione; questo però non toglie che si eseguano tamponi di screening. Per “contatto stretto”, si intende una persona che vive nella stessa abitazione di un caso Covid, un contatto fisico diretto come la stretta di mano, oppure non protetto come toccare fazzoletti di carta usati, una relazione “faccia a faccia” a distanza inferiore a due metri e di almeno 15 minuti, un contatto in un luogo chiuso senza protezioni, un operatore sanitario e infine una persona che abbia viaggiato seduta in qualsiasi mezzo di trasporto. Da una delle indagini epidemiologiche, che hanno posto circa 40 persone in quarantena, è stato individuato un unico ulteriore caso positivo, che porta il conto totale in ambito scolastico da 16 a 17.
Un altro tema concerne il modulo per il rientro a scuola dopo un’assenza per motivi di salute, con il quale il genitore autocertifica che il figlio non presenta sintomi collegati al Covid, aggiungendo se vuole il parere del medico, oppure una sua comunicazione scritta, ed eventualmente l’esito del tampone. L’elenco dei sintomi è notevole, e sembra trattarsi di problemi di salute quasi quotidiani per bambini e ragazzi, soprattutto d’inverno; sul modulo si leggono infatti febbre (37,5), tosse, difficoltà respiratorie, congiuntivite, congestione nasale, sintomi gastrointestinali, alterazione del gusto e dell’olfatto, mal di gola, mal di testa e dolori muscolari. Non solo. È sufficiente anche uno solo di questi indicatori per non essere riammessi in classe e per essere obbligati a recarsi dal dottore.
E qui si colloca la polemica scoppiata a Treviso e Rovigo tra Ulss e medici di base, invitati con decisione a garantire il proprio lavoro di “filtri” tra un banale raffreddore e la necessità di un tampone, evitando di prescrivere il test senza visita, quasi di default, ad ogni sintomo sospetto comunicato a distanza dalla famiglia. «I sintomi “sfumati” sono indicati per andare sul sicuro - precisa Dal Ben con toni più pacati rispetto agli omologhi regionali - è uno scrupolo, e mi rendo perfettamente conto che ci potrà essere tantissima ricorsa al medico di base, ma ci vuole buon senso, il pediatra deve eseguire la visita in modo da comprendere se serva o meno il tampone». Per l’Azienda sanitaria «in un momento come questo i pediatri e i medici generici non possono tirarsi indietro, e nemmeno lamentarsi, anche qualora fossero investiti da un carico di lavoro importante». Il dottor Luca Sbrogiò, direttore del Dipartimento di Prevenzione dell’Ulss 3 Serenissima, ricorda che «tutti i sintomi riportati nell’autocertificazione sono pertinenti in quanto tutti riscontrati in casi di Covid. Dopo la grande collaborazione con gli istituti senza la quale rischieremmo la paralisi del sistema scolastico - aggiunge - e la ricerca scientifica dei contattati stretti, risulta decisivo il ragionamento scientifico del pediatra e dei medici di Medicina generale sui pazienti che presentano quella sintomatologia. Ad ogni modo mi preoccupa maggiormente quello che succede fuori - conclude - non a scuola, dove sono organizzati e con ragazzi molto diligenti». © RIPRODUZIONE RISERVATA