L'ira dei medici per le folle dello spritz:
"Imbecilli, il rischio è ancora molto alto"

Venerdì 22 Maggio 2020 di Nicola Munaro Fabrizio Cibin
La terapia intensiva di Jesolo
Non usano mezze misure i medici del Veneziano quando si tratta di parlare del comportamento del popolo dello spritz, quelle persone che già lunedì pomeriggio si sono riversate nelle strade e nei campi, riempiendo bar, locali, tavolini con bicchiere in mano e mascherina abbassata sul collo. Rischiando seriamente di far ripartire il virus. Così ieri sono arrivate anche le reazioni di chi è stato in prima linea nella battaglia contro il virus.
L’ULSS 3
Il primo appello lo firma Guseppe Dal Ben, direttore generale dell’Ulss Serenissima. «Quei ragazzi che stanno in piazza senza mascherina devono pensare ai loro genitori e nonni perché se è vero che loro, giovani, sono i meno attaccati dal coronavirus, è vero che i loro nonni sono i più colpiti. Quindi, vi dico: fate vivere i vostri genitori e nonni, abbiate rispetto di loro, di tutti i morti che ci sono stati e di quelli che ci saranno». Poi aggiunge: «Attenzione che il virus c’è ancora, non ha perso virulenza, gli ospedali stanno ritornando alla loro normalità e non vorremmo che per qualche imprudenza e comportamento non corretto dovessimo tornare alla situazione precedente. Il lockdown tocca al virus adesso e godiamoci questa ripresa che dipende solo da noi e da quei ragazzi che vediamo in giro spavaldi. Ai primi di giugno - conclude Dal Ben - vedremo cos’ha prodotto questa riapertura».
L’ULSS 4
«Ho visto giovani in un locale sandonatese senza alcuna protezione, ignorando il rispetto della distanza sociale: sono degli imbecilli perché con quegli atteggiamenti creano una situazione di elevatissimo rischio di contagio». Di fronte ad alcuni comportamenti irresponsabili di questi giorni, persino il dottor Lucio Brollo ha perso il suo proverbiale aplomb anglosassone. D’altra parte lui, da primario dei reparti di malattie infettive dell’ospedale di Jesolo, è uno di quelli che il Covid-19 l’ha vissuto in prima persona, assieme al collega dell’area critica dell’Ulss4, Fabio Toffoletto.
«Forse pensano di essere immuni per la giovane età - continua Brollo - ma non è così: nel reparto che dirigo all’ospedale di Jesolo ho avuto pazienti di 16 anni, in Italia ci sono stati pazienti molto più giovani. Se non manterremo tutti le adeguate precauzioni per contenere il virus, la situazione può precipitare in pochissimo tempo e a quel punto ritorneremo all’isolamento totale. Ricordo ai giovani e alla popolazione che nessuno è escluso da questa malattia».
Giusto a inizio settimana l’Ulss4 aveva annunciato la chiusura del reparto di terapia intensiva e di tre dei quattro reparti di malattie infettive, con il direttore generale, Carlo Bramezza, che anticipava che fra qualche giorno il nosocomio jesolano non sarà più Covid-Hospital.
«È davvero un fatto epocale perché mai ci saremmo immaginati di arrivare a questa situazione, ma finalmente iniziamo a vedere la luce e tornare pian piano alle attività ordinarie», aveva commentato con una certa emozione, salvo poi lanciare un monito, ora dal sapore di “pericolo”. «Non cantiamo tuttavia vittoria perché ricordiamoci tutti che il coronavirus è ancora presente e può ritornare se allentiamo le dovute precauzioni in essere». Monito non ascoltato, considerato quello che gli stessi medici hanno visto con i loro occhi nell’ora della movida. «Nella terapia intensiva del Covid-Hospital di Jesolo - continua il dottor Toffoletto - abbiamo avuto pazienti anziani e giovani che hanno subito un calvario: alcuni ce l’hanno fatta, altri purtroppo sono deceduti. Questi ragazzi si ritengono forse più forti e più furbi di altri, devono invece capire che per difenderci dal virus sono sufficienti semplici accortezze ad iniziare dal mantenere la distanza di sicurezza e dall’uso della mascherina. Così facendo compiono un atto di profondo rispetto e di amore nei confronti non solo di chi hanno davanti ma anche dei propri genitori, nonni e familiari, fragili o meno fragili, perché nessuno è escluso dal contagio di questo morbo». «Non possiamo accettare che il grande sforzo fatto - conclude Toffoletto - possa essere vanificato in un attimo da comportamenti irresponsabili. Ricordo ancora che tanti hanno pagato con la vita il contagio da Covid-19, non dobbiamo permettere che delle leggerezze possano provocare altre vittime». Qualche numero che ricorda i mesi dell’emergenza. I decessi per Covid-19 all’ospedale di Jesolo, da inizio pandemia ad oggi, sono stati 29. I decessi complessivi nel territorio dell’Ulss 4 ad oggi sono stati 39. Il numero complessivo delle persone contagiate ad oggi nel territorio del Veneto orientale ha superato quota 700, il picco degli isolamenti fiduciari è stato raggiunto a metà marzo con 958 persone obbligate alla quarantena. 
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