«Spero non arrivi la seconda ondata: la data ultima fissata al 14 giugno»

Tuesday 26 May 2020 di Alda Vanzan
La prof.  Tacconelli
VENEZIA - Per la serie: nel nostro «magic team» abbiamo solo «cavalli di razza o purosangue» - copyright Luca Zaia - ma intanto, portando in Unità di crisi un nuovo «purosangue» magari si smorzano i riflettori su qualcun altro (un nome a caso, Andrea Crisanti), ecco che ieri in Protezione civile a Marghera il governatore del Veneto ha presentato Evelina Tacconelli, professore ordinario di Malattie infettive a Verona, direttore dell'Unità di Malattie infettive all'Università di Tübingen, Germania, già docente ad Harvard, già premiata scienziato dell'anno, insomma, un curriculum alto così, anche se per il popolo potrebbe essere facilmente definita come «la signora dell'Avigan» perché è lei che sta portando avanti la sperimentazione del farmaco giapponese e tra l'altro con una nuova metodologia: non più ricoverando i pazienti in ospedale, ma lasciandoli a casa e mandando a domicilio i medici.
La visita della professoressa Tacconelli a Marghera durante il consueto punto stampa del governatore è stata l'occasione per chiarire alcuni aspetti del coronavirus, di come si sviluppa la malattia, di come stanno procedendo le sperimentazioni. E di un convincimento e un auspicio che l'esperta ha rivelato: «Spero che non ci sarà una seconda ondata, nella mia testa la data fondamentale è il 14 giugno». Cioè quattro settimane dopo la riapertura pressoché totale di tutte le attività.
L'INVITO
È per questo che, pur rendendo noti gli sviluppi dei vari studi, dal Solidarity con gli antivirali all'Arco con l'Avigan che inizierà oggi in Azienda ospedaliera di Verona e nell'Ulss 9 Scaligera, la professoressa Tacconella ha voluto puntualizzare: «Allo stato attuale una terapia per sconfiggere il coronavirus non esiste, rimane essenziale la prevenzione». E i giovani, in questo, sono fondamentali perché, come ha sottolineato l'esperta, sono «un veicolo di trasmissione». Non si ammalano, o raramente, ma diffondono il contagio. Ecco perché il rispetto delle regole, mascherine e distanziamento sociale, resta fondamentale.
I PROBLEMI
Tra le conseguenze del Covid-19 ci sono gli strascichi psicologici: «Chi è stato ricoverato in terapia intensiva ha una grande difficoltà a reinserirsi nella vita sociale, ha paura di addormentarsi e avere una carenza di ossigeno». La professore Tacconelli ha sottolineato anche un'altra particolarità di questa malattia: è multiorgano, colpisce cioè più organi e in alcuni pazienti «ha avuto effetti devastanti». Dopodiché è ormai acclarato che colpisce principalmente i maschi sopra i 60 anni e ancor più sopra i 75. E se adesso, dai dati di Azienda Zero, le donne risultano essere la fascia di popolazione più colpita dal punto di vista dei contagi, una spiegazione c'è: avendo incrementato i tamponi nelle case di riposo anche tra il personale, c'è stata una impennata di casi positivi perché i dipendenti sono per la maggior parte donne.
Un dato positivo riferito dalla dottoressa Tacconelli riguarda invece le recidive: anche se alcuni pazienti estremamente gravi sono ricoverati da 8-9 settimane, non risultano casi di reinfezione. Ma buona parte dell'epidemia è ancora oggetto di studio: c'è da capire perché ci sono trasmissioni prolungate, quando non si è più contagiosi. Ma, soprattutto, bisogna scoprire la terapia giusta per guarire.
Intanto, da Brescia, è arrivata una notizia positiva: è stata isolata una variante del virus più buona, più attenuata. Potrebbe essere il futuro dell'evoluzione del Covid-19?
Al.Va.
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