Concessioni balneari, la preoccupazione dei sindaci della costa veneta: «Tutelare gli operatori che hanno già investito»

Domenica 14 Novembre 2021 di Tiziano Graziottin
Concessioni balneari, la preoccupazione dei sindaci della costa veneta: «Tutelare gli operatori che hanno già investito»
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CAVALLINO-TREPORTI - La tagliola sulle spiagge è scattata con dieci anni di anticipo: entro il 2023 stop al rinnovo automatico delle concessioni balneari, il che significa che dal 2024 gli arenili del Bel Paese potranno essere assegnati solo attraverso una gara all'insegna della libera concorrenza, con tutti i crismi europei. La scadenza lunga del 2033 è stata stracciata dal Consiglio di Stato e ora sul litorale tira brutta aria: se tra gli operatori i più si erano ormai rassegnati all'idea di arrivare al bando pubblico (superando una volta per tutte la logica del rinnovo sistematico al gestore storico) ora, appesantiti dalle stagioni della pandemia, con soli 24 mesi davanti molti di loro temono di andare in corto circuito. E per gli amministratori della costa la scadenza così ravvicinata fa già balenare all'orizzonte una palude di problemi e criticità sulla quale sarà facile impantanarsi.
Roberta Nesto, prima cittadina di Cavallino-Treporti, è la coordinatrice dei sindaci della costa veneta nonchè delegata sul tema specifico dei grandi comuni italiani del mare (il cosiddetto G20 spiagge); in questi giorni il suo cellulare è intasato dalle richieste di amministratori, titolari di attività, operatori, tutti con la stessa domanda: e adesso che facciamo?
«C'è preoccupazione, non poca, e non solo tra gli addetti ai lavori ma anche tra noi sindaci: fare tutto in due anni con un quadro normativo aleatorio e pieno di incognite è una missione molto complicata. Ricordo anche che ci sono oltre 300mila lavoratori diretti che guardano con apprensione a quello che sta accadendo».


Partiamo dagli operatori: il tam tam sulla costa racconta del timore generalizzato che poi alle gare si presentino i grandi gruppi dall'estero in grado di tagliar fuori chi sulle spiagge venete lavora da una vita. C'è oggettivamente questo rischio?
«Premessa: uno dei temi chiave è che chi in passato ha fatto investimenti - e spesso a tutt'oggi paga pesanti quote per ammortizzarli - andrà risarcito in caso risulti perdente a gara espletata. La Regione l'aveva previsto ma il tema è di competenza statale...».


Come dire: il rischio che sulla piazza entrino altri soggetti, magari fondi stranieri con le spalle grosse, e facciano piazza pulita, c'è.
«Se viene fatta una gara europea è palese che possono partecipare tutti... Però non sarei drastica, bisogna fare dei bandi che tengano conto di quel che è stato fatto, del rapporto col territorio e di chi garantisce dei considerevoli vantaggi sotto l'aspetto pubblico. Lo stesso Consiglio di Stato parla di demanio collegato al territorio, anche se poi non sono esplicitate chiaramente le modalità di questo collegamento».


Non è che si cerca un modo per tutelare lo status quo?
«No, però direi che bisogna avere la memoria di chi ha fatto investimenti che hanno reso complessivamente molto attrattiva la nostra costa a 360 gradi, anche in termini di accesso al mare, tutela ambientale e via dicendo. La forza di chi lavora da tanti anni sulle nostre coste è un know how specifico rilevante, è gente che conosce ogni metro di costa e spesso ha fatto il possibile per migliorare il suo tratto di competenza».


Questo può fare la differenza in caso di una gara europea?
«Deve esserci una premialità per chi garantisce questo rapporto col territorio rispetto a chi - per ragioni legittime s'intende - partecipa solo per aspetti di business e ad esempio non è minimamente interessato a sistemare l'accesso a mare».


Diceva prima della preoccupazione anche dei sindaci: cosa chiederete al ministro Garavaglia nell'incontro che avrete sul tema della liberalizzazione dei canoni?
«Intanto diciamo che due anni per istruire gare di questa complessità, con molti punti oscuri sul piano normativo, sono decisamente pochi... Chiediamo al Governo innanzitutto che non ci siano decisioni calate dall'alto, senza condivisione con i Comuni sulle norme si va a schiantarsi. Servono strumenti e risorse adeguate, lo Stato deve una volta per tutte riconoscere per legge il ruolo della città balneare ovvero di una realtà che d'inverno ha spesso poche migliaia di abitanti ma che in estate diventa un centro da 100-200mila residenti. Pensi solo a quanti vigili urbani servono d'estate in un comune di mare...».


Non è che se siamo arrivati a questo corto circuito c'entrano anche i ritardi della politica?
«Può essere, ci sono stati ritardi su più livelli ma è anche vero che il tema è estremamente complesso e da anni si ragiona su come gestirlo nel modo meno sconvolgente. E uso a ragione questo termine perchè in effetti si andrà a sconvolgere un assetto di decenni che ha prodotto anche risultati importanti se pensiamo cos'era la costa veneta 30 o 40 anni fa».

Ultimo aggiornamento: 17:41 © RIPRODUZIONE RISERVATA