Peschereccio affondato, il comandante alla Capitaneria: «Non capisco nulla»

Sabato 19 Ottobre 2019
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CHIOGGIA - Nella vicenda del peschereccio "Riccardo T.", naufragato ieri al largo di Chioggia, spunta un audio che lascia pochi dubbi sulle condizioni di scarsa lucidità del comandante Elio Nordio (detto "Tina"). Il colloquio è con la Capitaneria di porto. Scatterà l''inchiesta. E pure la rotta seguita dal natante è alquanto strana (vedi foto).

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LE TESTIMONIANZE Il comandante del peschereccio, dopo l'impatto, piangeva e non voleva, per nessuna ragione, abbandonare l'abitacolo». Parlano i due soccorritori che, per primi, su richiesta della Capitaneria di porto, hanno aiutato il peschereccio Riccardo T affondato. I loro nomi sono Michele Zennaro, comandante dell'imbarcazione di soccorso Zio Tore modello Nelson 42, e Nicola Guatti Zuliani del Lido. Entrambi sono dipendenti della Safety sub, la ditta del Lido della famiglia Falconi, che si occupa della vigilanza, 24 ore su 24, alle opere del Mose.
Zuliani, per salvare il comandante del peschereccio che stava andando a fondo, ha dovuto sudare ben più che le proverbiali sette camicie, decidendo di rompere con un martello i vetri della cabina ed estrarre l'uomo in difficoltà portandolo in salvo. Per questa operazione si è ferito con alcune schegge, medicato all'ospedale di Chioggia gli è stata applicata una benda all'occhio ferito. «Abbiamo solamente fatto il nostro dovere, ma non è stato facile - racconta Zennaro -. Il primo allarme, per il peschereccio in difficoltà, ci era arrivato via radio alle 22.45. Dopo un primo intervento, tutto sembrava essere rientrato. Ognuno è tornato alle sue occupazioni di vigilanza. Poi, alle 2.20, il nuovo allarme». La ditta di vigilanza si è immediatamente attivata. «Non ho visto dove il peschereccio sia andato a sbattere - riprende Zennaro - presumo sulla sinistra alla fine del centro abitato di Pellestrina, sul muraglione. Da qui è andato in direzione opposta, toccando una briccola. Ma una collisione del genere non può essere stata provocata solo da una briccola». I comportamenti dei tre a bordo del peschereccio in difficoltà sono stati molto diversi tra loro. «Uno dei due marinai è salito sopra il tetto dell'abitacolo per non essere sommerso dall'acqua - conclude Michele Zennaro -, mentre l'altro si è tuffato per salvarsi. Gli abbiamo lanciato un salvagente e ci ha raggiunto, quindi lo abbiamo caricato sul nostro mezzo di soccorso. È stato molto più difficile convincere il comandante del peschereccio che non ne voleva sapere di abbandonare il suo mezzo, anche se stava affondando con lui».

Ultimo aggiornamento: 20 Ottobre, 15:21 © RIPRODUZIONE RISERVATA