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Il comandante dei vigili del fuoco: «Con la siccità incendi aumentati del 70%»

Mercoledì 10 Agosto 2022 di Davide Tamiello
L'incendio alla pineta di Bibione

VENEZIA - «La siccità ha anche un’altra faccia rovente della medaglia: gli incendi. Non tanto per quanto riguarda la statistica in generale, lì l’aumento è di poco più del venti per cento. Parliamo degli incendi nei boschi e nelle pinete che, invece, sono aumentati del 70 per cento rispetto all’anno scorso». Ogni fenomeno meteorologico ha più ricadute sull’ambiente. Dati alla mano, quello dei roghi è estremamente impattante, come spiega il comandante provinciale dei vigili del fuoco Mauro Luongo, da un anno alla guida dei pompieri di Venezia. L’estate è già di per sé un periodo critico da questo punto di vista, se poi come quest’anno non cade una goccia di pioggia per mesi, la situazione diventa ancora più pesante. 

«Se andiamo a vedere il numero totale degli interventi degli ultimi tre mesi (da maggio a luglio) e li confrontiamo con quelli dello stesso periodo dell’anno scorso, i numeri non sono molto diversi: sempre 3.500 sono, circa un migliaio al mese. È la tipologia che cambia: abbiamo fatto molti meno interventi per alberi caduti o per maltempo, ma di contro gli incendi di vegetazione sono aumentati da 150 a 260. È una crescita impressionante, e bisogna contare che per un pompiere affrontare un rogo di quelle dimensioni, alimentato magari dal vento di una zona di mare, è veramente una fatica enorme. I ragazzi tornano distrutti dopo un lavoro del genere». 
Quali sono le zone più a rischio?
«Il Lido, con le sue aree boscate, è sicuramente una delle aree più vulnerabili. Lì abbiamo una squadra dei vigili del fuoco ed è importante che ci rimanga, anche per logistica oltre che per presidio. È fondamentale arrivare prima che sia troppo tardi. Poi c’è la Brussa, a Caorle, e la pineta di Bibione: in pratica dove c’è una vasta area boschiva vicina al mare e quindi facilmente ventosa. L’ultimo incendio, proprio a Bibione, è stato enorme: sono finiti in cenere 40 ettari di vegetazione. Abbiamo lavorato per giorni, insieme alla protezione civile, per monitorare i focolai». 
Quanti uomini ci vogliono per affrontare un incendio del genere?
«Direi almeno cinquanta».
I problemi di organico, quindi, si fanno sentire.
«Se avessi a disposizione tutti gli uomini che ho sulla carta, in realtà, non potremmo lamentarci. L’organico va in sofferenza perché abbiamo degli istituti importanti (per quanto legittimi e giusti, non voglio certo discuterli) che alla fine ci mettono in difficoltà. Mi riferisco al caso dei trasferimenti temporanei, per esempio».
Cioè: chi vince il concorso arriva a Venezia ma, una volta qui, dopo un paio di mesi si fa trasferire vicino a casa. Con il risultato, però, che il posto in pianta organica rimane occupato e il cerino in mano (è il caso di dirlo) resta appunto al vostro comando.
«Esatto. A questo si aggiungano i permessi per 104, le ferie estive, le malattie che in tempo di covid come si può immaginare sono sempre più frequenti, i cambi di profilo di tanti colleghi che fanno carriera e diventano funzionari...».
Quanti uomini mancano quindi?
«Tenendo conto di questi fattori siamo sotto di una quarantina di persone».
Più o meno quelle che servono per spegnere uno di quei maxi incendi di boschi e pinete, giusto?
«Eh, sì».
E quindi cosa si fa?
«Le soluzioni sono poche: abbiamo ridotto le squadre. Abbiamo richiamato in straordinario alcuni colleghi, poi abbiamo il supporto dei volontari che vengono a dare un contributo nei vari turni. Riusciamo a fare tutto lo stesso, ma certo la fatica è maggiore». 
Tornando agli incendi: sono dolosi?
«Non siamo noi a indagare ma comunque non abbiamo questa impressione, al massimo sono accidentali. Con questa siccità basta un mozzicone di sigaretta a scatenare il rogo, oppure la brace di un grill. Per esempio sa qual è una delle zone più a rischio? L’area dei campeggi del Cavallino. I camping sono molto più controllati rispetto a tanti anni fa, ognuno oggi ha la propria squadra antiincendio. Però i turisti accendono candele, zampironi, usano griglie a carbonella: bastano un alito di vento e una scintilla volante per far scatenare un disastro». 
A Venezia rimane la questione della rete idrica: a che punto siamo arrivati? 
«Abbiamo raggiunto una copertura intorno al 70 per cento, direi che si tratta di un risultato discreto. Mancano ancora le zone di Sant’Elena e Castello, ma so che il Comune ha già stanziato qualche milione di euro per andare avanti con i lavori. Credo che si possa approfittare di questa congiuntura dei fondi Pnrr per dare un’accelerata al completamento. La rete è fondamentale: è vero che è una città sull’acqua ma noi vogliamo lavorare con l’acqua dolce. E bisogna dire che non è che in centro storico gli incendi siano proprio una rarità: ne abbiamo avuti 42 negli ultimi tre mesi, sono quasi uno ogni tre giorni. Venezia si candida ad essere la capitale della sostenibilità, e una città è sostenibile se è ben protetta». 

Ultimo aggiornamento: 11 Agosto, 08:09 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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