Il gelataio con la passione dei dischi in vinile, la casa tappezzata da 25mila pezzi

Domenica 26 Gennaio 2020 di Vittorio Pierobon
Carlo pistacchi e la sua raccolta di dischi
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VENEZIA - Chi l'ha detto che i vecchi dischi in vinile sono finiti tutti al macero? In realtà sono tutti a casa di Carlo Pistacchi, il più grande collezionista di 33, 45 e anche 78 giri d'Italia. La sua abitazione è letteralmente foderata di vinile, da terra fino al soffitto, in tutte le stanze, scale e garage compresi. Quanti sono? Lui non sa rispondere con certezza: «Credo di arrivare a 25 mila pezzi, compresi cd e cassette». Il tempio del vinile è in una palazzina a Carpenedo, quartiere residenziale di Mestre. Il grande sacerdote è Carlo Pistacchi, un anarchico democratico, di 62 anni, che non usa cellulare e non ha la patente, di origini romane, come ancora tradisce l'accento, passato per la stagione degli hippy e rimasto profondamente legato a quel tempo. Anni 60, anni 70, beat generation, ma anche la scoperta della musica reggae, il genere nato in Giamaica che aveva come profeta Bob Marley.
IL PRIMO VINILE
«Il primo disco che ho comprato è stato Catch and Fire di Bob Marley. Ero in Inghilterra, avevo sedici anni e facevo il cameriere. Non l'ho scelto solo perché mi piaceva, ma anche perché era a metà prezzo». La scintilla era scoccata, Carlo ha scoperto il reggae e la musica giamaicana. Attrazione fatale. Erano i tempi in cui stava esplodendo il fenomeno hippy, i giovani abbattevano le barriere sessuali e il mondo non aveva più confini. La Giamaica era la terra promessa di Pistacchi. Una full immersion che lo ha portato a scoprire e conoscere profondamente il reggae, prima che arrivasse in Italia. Anzi è stato lui uno dei primi a importarlo nel nostro Paese. «Quando sono tornato dai Caraibi ero stracarico di dischi, avevo comprato di tutto. Avevo speso fino all'ultimo centesimo. In tasca avevo solo il biglietto aereo e quello del treno da Dusseldorf a Venezia. Non avevo, però, fatto i conti con i controlli doganali. Quando sono sbarcato in Germania sembravo Robinson Crusoe, capelli lunghi, zaino, noci di cocco appese. Naturalmente la polizia mi ha fermato per un controllo, erano certi che avessi droga, ma io non ne avevo portata: in Giamaica avevo fumato a sufficienza. Mi hanno trattenuto per sette ore e ho perso il treno. Ho dovuto aspettare per dodici ore in stazione, vestito con abiti estivi in pieno inverno, senza un solo centesimo per comprare un panino. Sono state ore tremende, ma lo rifarei, era giusto spendere tutto in dischi».
UNA FORTUNA
E da allora non ha più smesso di acquistarne. «Non mi chieda quanto ho speso, non lo so. Ma nella mia vita non mi sono concesso altro. Niente vestiti, niente ristoranti, solo musica». Una passione maniacale, come lui stesso ammette, ma che lo ha portato a formarsi una grandissima cultura musicale. Probabilmente è il numero uno in Italia per quanto riguarda il reggae. Uno status che gli riconoscono gli stessi musicisti, che lo contattano, vanno a fargli visita, gli chiedono consigli. Negli ultimi tempi ha ricevuto la visita di Roger Steffens, il biografo di Bob Marley, e di Adrian Boot, fotografo dei big della musica internazionale. Mostri sacri per i cultori del genere. E chi entra in quella casa resta a bocca aperta, affascinato dalla sterminata collezione.
PARETI DI DISCHI
Pistacchi riesce a districarsi nel labirinto di scaffali disseminati in ogni stanza, corridoi compresi. «Ho dovuto comprare un secondo appartamento per fare spazio ai dischi. Non so più dove sistemarli. Mi piacerebbe trovare uno spazio pubblico a Venezia per mettere a disposizione della città e dei visitatori questa mia collezione. Intendiamoci, non intendo donarla, solo permettere ad altri di ascoltare. Vorrei parlarne con qualcuno in Comune, l'idea è quella di realizzare una sala pubblica di ascolto. In fondo la musica fa parte della nostra storia. Anzi ne è la colonna sonora». 
Nella casa-museo non ci sono solo dischi, ma anche apparecchiature per ascoltarli, impianti di amplificazione, registratori. I giradischi, ma il termine è riduttivo, perché si tratta di apparecchiature molto sofisticate, sono ben otto. La musica è una costante per tutta la giornata. «A volte metto più dischi in contemporanea, sono arrivato fino a cinque impianti in funzione: mi posiziono in un punto strategico della casa e ascolto questa esplosione di suoni, una commistione che può andare da Chopin a Van Morrison. Una meraviglia». 
COLLEZIONE RARA
Pistacchi non rinuncerebbe mai alla sua collezione. Non sa quanti pezzi sono e nemmeno quanto valgono, anche se è consapevole di avere copie rarissime. «Ci sono molti dischi ormai introvabili. Il valore è ovviamente determinato da vari fattori, compresi lo stato di conservazione e la copertina, però quello che conta maggiormente è l'edizione: per esempio, io ho un disco dei Pooh (si ammetto colleziono qualsiasi genere, senza preclusioni) che è stato venduto a 2.500 euro, però la mia copia non vale niente, perché è di un'edizione diversa». Una vita da accumulatore seriale, ma come l'ispettore Rock della brillantina, anche lui ha commesso un errore. «Ero giovane, ero andato con la mia ragazza a vivere in una comune sul Panaro a Modena. Un'esperienza bellissima, tutto era condiviso, compresa l'unica macchina. Una volta l'abbiamo presa, ma purtroppo l'abbiamo anche sfasciata in un incidente. I componenti della comune si sono riuniti in assemblea e hanno deciso la nostra espulsione. Io, in segno di risarcimento, ho lasciato tutti i dischi che mi ero portato. Circa cinquecento, alcuni rarissimi. Non lo rifarei mai. Piuttosto i lavori forzati».
GELATAIO DI MESTIERE
A proposito di lavoro, uno che passa la vita ad ascoltare musica, che cosa fa per campare? Se si chiama Pistacchi, il destino è nel nome: il gelataio. Ha una piccola bottega artigianale a Venezia in calle dei Bari, dove tutto è rigorosamente preparato con prodotti naturali, niente aromi e coloranti, gusti strani come origano, zenzero, basilico ed altre erbe. Riconoscerla è facile, basta guardare i colori del gelato gigante in calle: giallo, rosso e verde, quelli della Giamaica. E dentro la musica non manca mai. «A volte i clienti protestano, perché nel retrobottega mi incanto ad ascoltare la musica e non vado al banco». Anche nel nome scelto per la gelateria Pistacchi ha voluto lasciare un segno: Alaska, che sicuramente c'azzecca con il freddo. Ma in realtà va letto A la Ska. Dove per Ska si intende il genere musicale giamaicano che ha dato origine al reggae.
Vittorio Pierobon
(vittorio.pierobon@libero.it)  Ultimo aggiornamento: 28 Gennaio, 10:27 © RIPRODUZIONE RISERVATA