Cinquant'anni di lavoro dalle tre di mattina: oggi chiude il fornaio di San Stae

Chiude il fornaio di San Stae: per 50 anni sveglio alle 3 di mattina. «Oggi i ragazzi non fanno sacrifici»

di Raffaella Vittadello

VENEZIA - Ultimo giorno di lavoro, oggi, per Claudio Favero, panificatore storico di San Stae, che dopo 50 anni di attività si potrà godere la pensione. Un lavoro iniziato a 17 anni, nel negozio della madre, in una Venezia completamente diversa. «Oggi ti chiedono una sfogliata tagliata in due - confessa Claudio, 67 anni, veneziano di via Garibaldi trapiantato a Mestre - ma io non ho mai lavorato per i turisti. Faccio il pane artigianale, con i lieviti del giorno prima, la mia specialità sono le pizze e soprattutto la ciabatta polesana. Ci vogliono 22 ore di lavorazione. Una cosa che oggi non esiste più». Più facile, più veloce, utilizzare prodotti chimici e che favoriscono la lievitazione veloce. Perchè non c'è tempo da perdere. E soprattutto perchè è dura iniziare a lavorare alle 3 di mattina.



«L'ho fatto per quasi tutta la vita - prosegue Claudio - 12 ore di lavoro in negozio, dalle 3 di mattina alle 3 di pomeriggio. Per fare il pane del giorno e per preparare l'impasto per la notte. Una fatica anche per mia moglie Lucia Rugoletto, che mi ha accompagnato in negozio per questi anni, che oggi pochi sono disposti a fare. I giovani ti chiedono se si lavora la domenica, quanto si guadagna... Ma io ho imparato a fare il pane così e non mi sono mai posto queste domande. E così ho insegnato al ragazzo che lavorava con me dal 2006, Davide Pontini». Ed era pieno di bambini, ora ce ne saranno una ventina. Ho visto crescere due generazioni. Ma la città è cambiata»...




 
 
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Sabato 30 Dicembre 2017, 09:15






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5 di 20 commenti presenti
2018-01-02 06:28:51
Si goda la meritata pensione. Mi dispiace che al posto del panificio veneziano sorgerà un negozio di specialita del Bangla o un negozio di cineserie, ma questo è oramai il "futuro" dell italia ...
2017-12-30 21:57:48
mi pare che la pensione se la siano guadagnata se hanno pagato i contributi. quindi non vedo niente di strano se chiudono bottega. e se nessuno vuole farlo, pazienza, di certo non è colpa loro. ragazzi e giovani che compiuti i 16 anni vogliano fare la vita che abbiamo fatto noi cinquanta anni fa non ce ne sono. ed è anche colpa nostra perchè non gliela abbiamo raccontata giusta.
2017-12-30 20:57:04
Al Sig. Claudio tanti auguri per la meritatissima pensione! Proprio stasera tornando a casa dal lavoro con la città invasa da giovani più o meno alticci pronti a festeggiare l' ultimo dell' anno ho pensato: e questi sarebbero i ragazzi italiani disoccupati che piangono il morto perché non trovano lavoro?....
2017-12-30 19:20:28
Non capisco perché a Venezia un fornaio che chiude faccia scalpore. A parte il fatto che non mi sembra ci sia carenza di pane in città, a parte il fatto che negli ultimi anni anno aperto molti panifici e forni (vedi Maker, Barizza etc) faccio notare che dopo 50 anni uno può anche andare in pensione. E che non conosco molti giovani veneziani interessati a fare i fornai (tutti avvocati e architetti da fame piuttosto).
2018-01-01 22:40:01
Diciamo che i salari in Italia sono troppo bassi in Italia, e se uno puó scegliere evita lavori simili. Che Venezia pulluli di giovani nullafacenti é vero, ma é anche vero che viviamo tempi duri