Chioggia scoperta dell'America? Macchè. «E non siamo la "piccola Venezia", ma è lei il nostro alter ego "in grande"»

Sabato 29 Gennaio 2022 di Angela Pederiva
Ponte Vigo

CHIOGGIA - Secoli e secoli a sentirsi chiamare piccola Venezia. Con tutto il corollario di leggende e di stereotipi: il leone sulla colonna di Vigo sbeffeggiato come un gatto, la divisione tra ciosoti e marinanti, la litigiosità popolare celebrata da Carlo Goldoni con Le baruffe chiozzotte, l'anomalia di una città dove si chiamano quasi tutti Boscolo o Tiozzo e per questo devono distinguersi con soprannomi come Fasiolo o Brasiola. Poi un giorno il New York Times, elencando le 52 mete imperdibili del 2022, la cita per prima nel globo: Chioggia. Ed è subito un'esplosione di prenotazioni a stelle e strisce.

L'OVERTOURISM
La scoperta dell'acqua calda, più che dell'America, ironizza Giuliano Boscolo Cegion, presidente dell'Associazione albergatori di Sottomarina: «Ma quale caso Chioggia? Aspettavamo solo la conferma mediatica, però noi siamo sempre stati consapevoli delle nostre potenzialità, capaci come siamo di mantenere le vere tradizioni della Serenissima». Eppure per il quotidiano statunitense si tratta di un'assoluta novità, al punto da essere indicata come «una valvola di sfogo per l'overtourism», cioè il sovraffollamento turistico: «Costruita su un gruppo di isole nella laguna veneta, con edifici centenari che si alzano dai canali in tutta la loro gloria decadente, Chioggia è chiamata piccola Venezia. I locali chiedono di dissentire: casomai, dicono, è magari Venezia che dovrebbe essere descritta come l'alter ego più grande di Chioggia, ed è vero, Chioggia è più vecchia. Venezia è così preoccupata di venire sopraffatta ancora una volta dopo la pandemia che sta pianificando di ricorrere alle telecamere di sorveglianza e ai dati del cellulare per controllare le folle; visitare altri luoghi culturalmente ricchi come Chioggia può aiutare ad alleviare la pressione».



I PACCHETTI
Le richieste di pernottamento stanno già fioccando. Il tour operator Vbt, che ha sede nel Vermont, ha già venduto alcune centinaia di pacchetti turistici per maggio, ottobre e novembre. La formula da 11 giorni parte da 5.995 dollari e prevede un itinerario fra barca e bicicletta, da Venezia a Mantova, con tappa a Chioggia: «È una città affascinante e spesso trascurata, ma è un vero gioiello italiano. Attraverserete i pittoreschi canali San Domenico e Lombardo, seguendo un dedalo di calli strette, o vicoli e ponti, mentre ammirerete chiese ed edifici medievali che vi trasporteranno indietro nel tempo». Aggiunge poi Silvia Vianello, presidente del Consorzio di promozione turistica Con Chioggia Sì: «Personalmente ho appena ricevuto una prenotazione per fine maggio da una famiglia del Massachusetts, ma mi arrivano segnalazioni analoghe anche da diversi altri colleghi. Eravamo abituati ai tedeschi e agli austriaci, o comunque agli europei, ma ora siamo pronti ad aprirci pure agli americani. Per noi si tratta di un bel target, che sa apprezzare la genuinità della vita a cittadina, a cui può aggiungere anche un soggiorno balneare».

LA PROMOZIONE
In piena promozione è il sindaco Mauro Armelao, ospite di Icn Radio, l'emittente degli italoamericani nella Grande Mela: «Invito tutti a visitare la nostra bellissima città, i nostri splendidi ristoranti, a trovare i marinai che sono sui pescherecci e che portano dell'ottimo pesce sulle tavole di tutta Italia. Mi permetto anche di suggerirvi, quando dovete fare la battuta, di dire: Sei preciso come un orologio non svizzero, ma chioggiotto...». Il riferimento è al meccanismo funzionante più antico del mondo, da 700 anni sulla Torre di Sant'Andrea, uno dei vanti locali insieme ai granchi in fase di muta conosciuti come moeche e al radicchio che qui tutti definiscono rosa. Ma poi ci sono pure le erbette, a cui l'edizione online del Washington Post ha dedicato un approfondimento intitolato «Che diamine è una barbabietola di Chioggia?», corredato di foto, descrizione, ricette e perfino pronuncia («kee-oh-gee-uh»).

LA SEMPLICITÀ
Tutti pazzi per Chioggia, dunque, anche grazie a una miniserie come We are who we are, trasmessa dalla tivù via cavo Hbo e ambientata dal regista Luca Guadagnino in una base militare statunitense della campagna clodiense. Riflette il chioggiotto Carlo Alberto Tesserin, per 25 anni in Regione, ora primo procuratore di San Marco: «Credo di capire perché questa città possa piacere agli americani. Noi nati da queste parti siamo atipici e liberi, viviamo alla nostra maniera, ci conosciamo tutti fra di noi, non apparteniamo a caste. Inoltre ci siamo sempre arrangiati, rimboccandoci le maniche con la pesca e l'orticoltura. Tanti hanno preferito il posto fisso nell'Actv? Ma quello è arrivato dopo. Le origini per noi sono tra il mare e la terra, attorno a un centro storico che è stato preservato anche grazie all'intuizione di realizzare il baby Mose e di costruire il sistema fognario che prima non c'era. Certo, un po' Goldoni aveva ragione a ritrarci come sbaruffanti, ma quando si vive nelle calli strette è inevitabile».

L'assoluzione al riguardo arriva da monsignor Adriano Tessarollo, vescovo emerito di Chioggia, di cui è stato presule per una dozzina di anni: «Magari quando si apre un balcone capita di urtare quello della vicina, o andando per mare può succedere di fare una battuta di troppo. Ma anche questa è la bellezza dell'umanità. E bella si presenta la città agli occhi dei visitatori: accesso facile, stile pittoresco, mare vicino, centro raccolto, buoni ristoranti. Cosa piacerà agli americani? La semplicità».
 

Ultimo aggiornamento: 30 Gennaio, 10:51 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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