«Sei l’amante di mio marito»: moglie, figli e amica la picchiano a sangue

Martedì 28 Maggio 2019 di Diego Degan
RISSA FURIBONDA La palazzina “Casa del pescatore”, in riviera Caboto, teatro del violento episodio.
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CHIOGGIA - «Rovinafamiglie, sei l’amante di mio marito, ma te la faccio pagare io». È stato con frasi urlate, più o meno di questo tenore, ma sicuramente più colorite, che una donna, accompagnata dai figli minorenni e da un’amica, ha aggredito, sabato mattina, la presunta rivale in un appartamento della casa del pescatore. Il gruppetto ha suonato alla porta delle vittima designata e, appena il marito di lei ha aperto la porta, l’hanno spinta con forza e, mentre i due ragazzi (lui 17enne, lei 15enne) si buttavano sull’uomo per impedirgli di intervenire, le due donne hanno cominciato a colpire la presunta fedifraga, con calci, pugni, tirandole i capelli e, comunque, picchiandola in tutti i modi per vendicare l’affronto.
 

Un’aggressione violenta e sanguinosa che è diventata ancora più intensa quando il marito della donna picchiata ha capito qual era il motivo della spedizione punitiva. «Mi hai tradito? Allora arrangiati, te le meriti tutte le botte che ti stanno dando» avrebbe detto rivolto alla moglie. Dopodiché se n’è andato, lasciando la donna in balia dei quattro vendicatori che hanno continuato a infierire. Neppure la casa si è salvata dalla furia del gruppetto che messo a soqquadro la stanza, rompendo anche parte degli arredi. Alla donna aggredita è stato strappato di mano anche un telefono che la moglie tradita ha rivendicato come “suo” essendo un regalo del marito all’amante. Come la signora tradita, che abita a poche decine di metri da quella aggredita, abbia saputo della presunta relazione extraconiugale del marito, non è chiaro, ma potrebbe centrare proprio quel telefonino, magari usato per conversazioni “riservate”, e di cui lei potrebbe aver trovato traccia tra le cose del coniuge. Con quest’ultimo, però, non avrebbe grossi sentimenti di rancore perché, a quanto pare, lo considera vittima di circonvenzione da parte della rivale. Alla fine del raid, il gruppetto se n’è andato ma, all’uscita del palazzo, ha incontrato gli agenti della volante che erano stati allertati da qualcuno. Forse il marito della donna aggredita, preso da compassione, o qualche vicino di casa. Gli aggressori hanno confessato immediatamente. Prima i due ragazzi («Siamo stati noi») forse convinti, data la minore età, di non correre troppi rischi con la legge. Poi è stata la loro madre ad assumersi tutta la responsabilità. In ogni caso, poiché la donna aggredita ha avuto, al pronto soccorso, una prognosi di oltre venti giorni, il reato di lesioni è perseguibile d’ufficio. E lo stesso per lo strappo del telefonino, configurabile come rapina, poiché avvenuto con violenza.
Diego Degan
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Ultimo aggiornamento: 16:39 © RIPRODUZIONE RISERVATA