Lo chef giramondo: 112 giorni fra voli bloccati e Paesi in quarantena

Mercoledì 29 Luglio 2020 di Gabriele Pipia
NOALE - Da Cipro a New York, da New York a Londra. Da Londra a Sofia e poi finalmente di nuovo a Cipro. Un giro dell’oca in 112 giorni imbattendosi in un ostacolo dietro l’altro: prima la chiusura forzata dei ristoranti americani, poi il blocco degli aeroporti ciprioti, infine la quarantena a Sofia. È una storia ricca di tante storie - anzi, di tanti ingredienti - quella vissuta negli ultimi quattro mesi dallo chef noalese Paride Pasetti. Venticinque anni, un diploma alberghiero ottenuto a Castelfranco e una brillante carriera avviata tra Inghilterra e Giappone, ora lavora proprio in terra cipriota con uno dei massimi professionisti italiani nel suo campo, quel Giorgio Locatelli divenuto noto volto televisivo come giudice di Masterchef. Nel caso di Paride le difficoltà dell’ultimo periodo non riguardano ricette complesse da preparare o clienti vip da servire, ma solo e soltanto peripezie legate all’emergenza Covid. Quattro mesi dopo sembra finalmente tutto finito - sabato Paride tornerà in cucina al celebre Locatelli Restaurant di Cipro - ma intanto si guarda indietro e racconta la propria avventura. Con una premessa che ne rispecchia lo spirito: «Non mi ha pesato niente, mi sono trovato bloccato in diversi Paesi ma è andata bene così. Ora non vedo l’ora di ricominciare».
Riavvolgiamo il nastro e torniamo ai primi di marzo, quando in Italia l’epidemia è appena scoppiata ma nel resto del mondo - Cina a parte - sembra ancora una minaccia lontana. Paride si trova a Cipro, dove lavora appunto per uno degli chef stellati più importanti d’Italia, ma ha in tasca un biglietto aereo per gli Stati Uniti. «Sono partito il 4 marzo, fermandomi qualche giorno a Londra e poi proseguendo per l’America dove il giorno 16 avrei dovuto sostenere una prova per andare a lavorare all’Eleven Madison Park, locale tre stelle Michelin già premiato come miglior ristorante al mondo. Appena arrivato a New York mi rendo conto che qui il coronavirus non preoccupa affatto e io sono uno dei pochi ad indossare la mascherina. Tutto cambia in pochi giorni, però. La situazione precipita e il 14 marzo il governo americano decide di chiudere i locali». Salta la sua “prova” e il ristorante dei sogni lo vede solo da fuori. «Trump dichiara di voler bloccare i voli, allora con un po’ di timore mi attivo per rientrare in Europa il prima possibile. Riesco a partire per Londra e da qui dovrei prendere il volo per Cipro, che però viene cancellato. Il governo cipriota stoppa tutti i voli in entrata a meno che tu non abbia un passaporto cipriota. Non mi basta dimostrare il contratto di lavoro e il contratto per la casa in cui vivo. Resto dunque bloccato in Inghilterra e trovo disponibilità da alcuni vecchi amici per alcune settimane». La svolta ai primi di giugno: «Riesco a partire per la Bulgaria, che viene considerata dal governo di Cipro un Paese poco a rischio a cui aprire le porte». Ma non è finita. «In Bulgaria non posso recarmi subito all’aeroporto. Prima devo fermarmi per due settimane in quarantena obbligatoria, a Sofia». Il 24 giugno, finalmente, il ritorno a Cipro. «Qui la situazione è tranquilla, il numero di casi è molto basso. Nel fine settimana finalmente il ristorante riapre e riprendo a lavorare». Gli aeroporti sono di nuovo aperti e chissà che in futuro non ci sia la possibilità di salire su un volo di sola andata per l’Italia: «Tornare un giorno a cucinare nel mio Paese? Mi piacerebbe moltissimo».  © RIPRODUZIONE RISERVATA