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Cgia Mestre, l'allarme: «Lo Stato si è dimenticato di pagare 5,2 miliardi di euro ai fornitori». La protesta degli artigiani

Sabato 2 Luglio 2022 di Emiliana Costa
Cgia Mestre, l'allarme: «Lo Stato si è dimenticato di pagare 5,2 miliardi di euro ai fornitori».

MESTRE - Lo Stato centrale si è "dimenticato" di pagare 5,2 miliardi di euro ai fornitori. È quanto riporta il focus dell'Ufficio studi della Cgia di Mestre. Secondo il report, nel 2021 l'amministrazione centrale dello Stato ha ricevuto dai propri fornitori 3.657.000 fatture per un importo complessivo pari a 18 miliardi di euro. Di queste ne ha liquidate 2.420.000, corrispondendo a queste imprese 12,8 miliardi. E “dimenticandosi” di saldarne 1.237.000.  In questo modo, lo Stato centrale avrebbe “risparmiato” ben 5,2 miliardi.

Il focus della Cgia di Mestre

Insomma, secondo il focus della Cgia di Mestre lo Stato ha risparmiato 5,2 miliardi di euro. Inoltre, si legge nel report, dei 12,8 onorati, il 28,2 per cento (pari a 3,6 miliardi di euro) è stato pagato in ritardo. Ovvero non rispettando le disposizioni previste dalla legge in materia di tempi di pagamento. Questi numeri sono il risultato di una elaborazione realizzata dall’Ufficio studi Cgia su dati della Corte dei Conti.

Scatta la protesta degli artigiani mestrini secondo cui la pubblica amministrazione, in questo caso quella centrale, continua a mettere a repentaglio la tenuta finanziaria di tante imprese, soprattutto di piccola dimensione.

Come riportato dalla Corte dei Conti, la pubblica amministrazione sta adottando una prassi sempre più consolidata: liquida le fatture di importo maggiore entro i termini di legge, mantenendo così il tempo medio di pagamento ponderato entro i limiti previsti dalla norma. Ma ritarderebbe intenzionalmente il saldo di quelle con importi minori, penalizzando, in particolar modo, le imprese fornitrici di prestazioni di beni e servizi con volumi bassi; cioè le piccole imprese.

L’Ufficio studi della Cgia ricorda che i mancati pagamenti appena descritti non includono anche quelli ascrivibili alle regioni, agli enti locali (province, comuni, comunità montane, etc.) e alla sanità. Settori, questi ultimi, che da sempre presentano tempi di pagamento (medi e ponderati) e debiti commerciali nettamente superiori a quelli registrati dallo Stato centrale. Pertanto, la denuncia sollevata rappresenterebbe solo la punta dell’iceberg.

Pubblica amministrazione: 55,6 miliardi ancora da pagare

Lo stock dei debiti commerciali di parte corrente dell’intera nostra pubblica amministrazione continua a crescere: nel 2021, secondo l'ultima rilevazione presentata nei mesi scorsi, ha toccato il record di 55,6 miliardi di euro. Una cifra che rapportata al Pil nazionale è pari al 3,1 per cento: nessun altro Paese dell’UE a 27 registra uno score così  negativo. 

Con la sentenza pubblicata il 28 gennaio 2020, la Corte di Giustizia Europea ha affermato che l’Italia ha violato l’art. 4 della direttiva UE 2011/7 sui tempi di pagamento nelle transazioni commerciali tra amministrazioni pubbliche e imprese private. 

Per risolvere la questione, per l’Ufficio studi della Cgia c’è solo una cosa da fare: prevedere per legge la compensazione secca, diretta e universale tra i crediti certi liquidi ed esigibili maturati da una impresa nei confronti della PA e i debiti fiscali e contributivi che la stessa deve onorare all’erario. E qualcosa si starebbe muovendo in questa direzione. In sede di conversione in legge del Decreto aiuti, giovedì scorso le Commissioni Finanze e Bilancio della Camera hanno approvato un emendamento che renderebbe strutturale questa proposta.

Ultimo aggiornamento: 3 Luglio, 10:51 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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