L'accusa: «Il manager a libro paga "retribuito" mensilmente»

Venerdì 8 Novembre 2019 di Gianluca Amadori
L'accusa: «Il manager a libro paga "retribuito" mensilmente»
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 Cellulari, tablet, computer e tanti soldi in contanti. Le perquisizioni eseguite dalla Guardia di Finanza hanno portato al sequestro di copioso materiale, ritenuto interessante dagli inquirenti per approfondire l'inchiesta sullo sfruttamento di manodopera e su presunti diffusi episodi di corruzione tra privati alla Fincantieri di Porto Marghera.
Un'indagine partita in sordina, un anno fa, che ha scoperchiato una situazione a dir poco sconcertante, all'ombra di una delle principali aziende italiane, quotata in borsa; operazione destinata a riservare ancora molte sorprese.
Tra gli indagati figura un pezzo da novanta: si tratta del manager romano Antonio Quintano, 52 anni, residente ad Oriago di Mira, da anni direttore dello stabilimento di Marghera di Fincantieri, nei confronti del quale la Procura ipotizza i reati di concorso nello sfruttamento del lavoro e corruzione tra privati, per i quali sono previste pene fino a sei anni di reclusione.
A fornire elementi contro l'alto dirigente è stato un imprenditore del Bangladesh, Alì Suhag, titolare di un'azienda che effettuava lavorazioni sulle navi in costruzione, la Venice Group Srl: dopo essere stato arrestato per sfruttamento di manodopera, nel novembre del 2018, ha deciso di vuotare il sacco: ha ammesso le proprie responsabilità, per poi riferire numerosi particolari inediti del presunto sistema illecito imposto alle piccole aziende in subappalto all'interno dei cantieri di Marghera. Stando alle sue rivelazioni, Quintano sarebbe stato «retribuito mensilmente dalla Montanile Carmine di Entalpia sas» e avrebbe ricevuto «regalie cospicue» da Lorenzo e Andrea Palazzo, delle società S&A di Taranto e Shipbuilding Enterprise di San Giorgio di Nogaro, entrambi indagati e perquisiti. Cosa ci sia di vero lo si potrà sapere soltanto tra qualche mese, quando il pm Giorgio Gava potrà tirare le fila della delicata inchiesta.
RACCONTI CREDIBILI
Le Fiamme Gialle confidano nel fatto che altri imprenditori seguano la strada di Suhag, collaborando con gli inquirenti. Quello arrestato mercoledì, Mohammad Shafique, 44 anni, a capo di due ditte di Mestre, la Gazi e la Cnb Srl, sarà interrogato lunedì da Francesca Zancan, il giudice che ha firmato l'ordinanza con cui gli sono stati imposti i domiciliari per sfruttamento di manodopera.
Oltre alle dichiarazioni di Suhag la Finanza ha raccolto anche quelle di un consulente del lavoro di Torre di Mosto, Angelo Di Corrado, che teneva la contabilità e curava le buste paga di molte società in subappalto alla Fincantieri: «Appaiono attendibili - scrive il pm Gava nel decreto di perquisizione - in quanto con precisione e con pieno spirito di collaborazione essi hanno spontaneamente ricostruito tantissimi fatti, indicando tutti i nominativi delle persone coinvolte, e trovano riscontro in considerazioni di ordine logico (non essendo verosimile che una ditta committente possa essere ignara di ciò che tanto diffusamente è avvenuto quotidianamente sotto i suoi occhi, e in particolare delle ore di lavoro effettivamente necessarie per realizzare certi lavori, e delle ore di lavoro effettivamente prestate in concreto per eseguirli)».
Dalle indagini è emerso anche «un diffuso ricorso all'emissione di fatture per operazioni inesistenti», sistema adottato dalle aziende in subappalto per continuare a lavorare, a fronte di lavori sottopagati, con un duplice obiettivo: abbattere gli imponibili fiscali e disporre di contanti in nero con cui pagare di nascosto alcuni dipendenti, i cosiddetti globalisti «e poter altresì prezzolare i dirigenti compiacenti».
30MILA EURO IN CONTANTI
Gli investigatori hanno già iniziato ad analizzare le memorie degli strumenti digitali sequestrati ad imprenditori e dirigenti Fincantieri, nonché il contenuto di smartphone e tablet, alla ricerca di messaggi e telefonate che possano fornire conferma di rapporti poco chiari. Al dirigente Fincantieri Vito Cardella, residente a Palermo, sono stati trovate banconote per 30mila euro: gli investigatori vogliono cercare di capire per quale motivo custodiva una somma così consistente in contanti.
Gianluca Amadori
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Ultimo aggiornamento: 08:33 © RIPRODUZIONE RISERVATA