Cassa integrazione, allarme dei consulenti del lavoro: «Il 40% delle attività non riapre, governo in trance»

Mercoledì 17 Giugno 2020
VENEZIA - “Dopo 3 mesi dal Decreto “Cura Italia” la situazione sta peggiorando di giorno in giorno perché imprese, professionisti e lavoratori sono ben consapevoli che ora l’emergenza economica si sta delineando in tutta la sua drammaticità. Davanti ad oltre il 40% delle attività commerciali e turistiche che non aprono, a categorie di lavoratori che aspettano ancora i primi assegni di cassa integrazione, a famiglie sempre più in stato di bisogno, sembra il Governo e le innumerevoli task-force stiano vivendo una sorta di “trance” che impedisce loro di vedere lo stato reale del Paese”.

A dirlo è la presidente dell’Ordine dei Consulenti del Lavoro di Venezia Patrizia Gobat.

“Da tre mesi noi Consulenti del lavoro, a gran voce, abbiamo fatto proposte concrete per semplificare e snellire il sistema chiedendo un unico ammortizzatore COVID con un’unica procedura – precisa Gobat -. Sarebbero bastate 2/3 settimane per creare un nuovo software che potesse ricevere l’enorme flusso di domande, lavorarle velocemente da parte degli uffici Inps e, altrettanto velocemente, procedere ai pagamenti. E invece oggi siamo davanti una situazione non ancora chiara”. Ieri è stato pubblicato l’atteso decreto di attuazione che chiarisce il dubbio sulle settimane di integrazione salariale fruibili fino al 30.09.2020.
I DUBBI
“Quindi ora le aziende potranno utilizzare le 5 settimane e, esaurite quelle, le ulteriori 4, previo monitoraggio della spesa. Quindi il dubbio rimane: qualora i fondi stanziati non fossero sufficienti, ci sarebbe un nuovo stop” sottolinea la presidente. Manca invece il decreto e la circolare Inps che dovrebbero rendere operative le altre novità del Dl Rilancio quali: il trasferimento di competenza della Cassa integrazione in deroga dalle regioni all’Inps, con decorrenza 18/06 e le nuove modalità di erogazione del pagamento diretto dell’anticipo del 40% ai lavoratori. “Alla nostra proposta (risalente ancora ai primi di aprile) di dare un acconto direttamente sul conto corrente dei lavoratori e conguagliarlo nei mesi successivi in busta paga, il legislatore ha risposto con un meccanismo di cui possiamo solo “immaginare” il funzionamento: si presenta la domanda di cassa integrazione entro 15 giorni dall’inizio del periodo di riduzione o sospensione dell’attività, successivamente l’Inps, entro 15 giorni, invia al lavoratore un acconto del 40% del totale delle ore di cassa integrazione che verranno conguagliate nei mesi successivi. E arriviamo a metà luglio, sperando che tutto funzioni!”
A SECCO
“La realtà – conclude Gobat - è che la maggior parte delle aziende è senza ammortizzatore dai primi di maggio ed i lavoratori si ritrovano ancora scoperti per parte della retribuzione a causa della mancata o ridotta ripresa delle attività, anche per effetto dalle misure di adeguamento ai protocolli di sicurezza che limitano l’afflusso della clientela e dell’assenza del flusso turistico dall’estero. Purtroppo i prossimi mesi si presentano con molte incognite e tutto ciò non fa altro che deprimere quel minimo di iniziativa che coraggiosamente gli operatori economici hanno messo in campo”.
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