Il caro frittelle: aumenti tra 10 e 20 centesimi, ma una app consegna quelle avanzate

Venerdì 28 Gennaio 2022 di Marta Gasparon
Frittelle veneziane
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VENEZIA - Carnevale un po' più salato, per gli amanti delle frittelle. Il dolce veneziano, simbolo gastronomico indiscusso delle giornate più trasgressive dell'anno, pronto a far capolino nelle vetrine delle pasticcerie dopo le festività natalizie, ha subìto gli effetti del rincaro delle materie prime anche in centro storico. Poche le realtà locali che hanno deciso di garantire alla clientela gli stessi prezzi degli anni passati: a pochi giorni dall'avvio del Carnevale, la tendenza è quella di proporre agli avventori fritoe aumentate in media di 10-20 centesimi al pezzo. Un prezzo più che abbordabile, per i golosi, segno tuttavia evidente di una fase storica segnata da un aumento dei costi che ha coinvolto pure elettricità e gas. Classiche le venexiane con uvetta e pinoli o ripiene di crema chantilly, pistacchio e cioccolato, fino ad arrivare a gusti più innovativi, le prime tracce delle frittelle risalgono al 500, passando poi per l'800, quando nacquero veri e propri professionisti riunitisi in una corporazione, i fritoleri, che le vendevano calde in strada.


«Appena arriverà la merce ordinata inizieremo a produrle spiega Daniele Crosara, titolare della pasticceria Martini ai piedi del ponte delle Guglie, che di frittelle ne produce anche con crema, zabaione, ricotta e mele . Sono qui dal 94 e una volta ne vendevamo parecchie, ora meno perché molti veneziani le acquistano in panificio o le preparano a casa. Il calo negli ultimi anni? Di oltre il 50%. In una giornata ne realizziamo circa 150». Fino all'anno scorso il prezzo era fissato ad 1,60, ma stavolta l'aumento sarà inevitabile, specie quando si ha a che fare con materie di prima qualità, per Crosara imprescindibili. «Basti pensare ai baccelli delle bacche di vaniglia di Tahiti, oggi a 2mila euro al chilo, mentre le Madagascar sono quasi raddoppiate, arrivando a 1.100. Il burro invece lo pagavo a 5,40 al chilo, mentre adesso a 10». Se da Dal Mas la prima pasticceria che chi approda in città incrocia le frittelle continuano a costare 1,80, senza rincaro, anche Rosa Salva ha deciso di adottare la stessa politica.

«Le venexiane con il buco vengono 1,80, mentre le ripiene 2, in linea con l'ultimo Carnevale. Un aumento non ci pareva giusto, visto che la gente ha già tante spese, e oltretutto controproducente per noi. A Venezia dice Antonio Rosa Salva, dal suo laboratorio di calle Fiubera ne produciamo circa 900 al giorno. Il segreto per una buona frittella? Le materie prime, oltre all'esperienza del pasticciere: ognuno adatta la ricetta a piccole variazioni, per venire incontro alle esigenze del cliente». Tonolo vende le sue ad 1,50 per ogni tipo, dunque a 10 centesimi in più rispetto al solito, riducendo durante il Carnevale la produzione di pastine e brioche proprio per le frittelle, mentre nella pasticceria Rizzardini con alle spalle 280 anni di storia e che tra le più apprezzate annovera quelle alla panna i prezzi raggiungono l'euro e 60. Di poco più costose le fritoe della pasticceria Nobile, tra le prime ad aver aderito all'app TooGoodToGo, destinata al recupero delle eccedenze alimentari ad un prezzo agevolato.

«E' un sistema che funziona e ne sono contento, poiché il dover buttar via qualcosa mi fa stare male», racconta Alberto Nobile insieme alla madre, Antonella Formenton, spiegando come nei giorni del Carnevale qualche frittella avanzata possa capitare. «Da 1,80 siamo passati a 2. I residenti prediligono la venexiana, invece i turisti quelle con la crema. Ne produciamo un centinaio a giornata: stiamo continuando a farne (ad esclusione dell'estate) da quando è arrivato il Covid». «Quando entreremo nel vivo del Carnevale annuncia Elia Girani, pasticciere di Pitteri, in Strada Nova, le cui frittelle costano 1,70 (10 centesimi in più) proporremo anche quelle con mascarpone, frutti di bosco e forse anche alla liquirizia e caramello salato. Qualche veneziano storge un po' il naso per l'aumento, seppur minimo». Infine Martini di Lorenzo Palombella, poco distante, con un rincaro di 20 centesimi, arriva a 2 euro, producendone anche 200 al giorno.
 

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