Nei canali della città scoasse di ogni tipo, i gondolieri sub le recuperano

Lunedì 23 Maggio 2022 di Tullio Cardona
Gondolieri sub a Venezia

VENEZIA - Nei canali veneziani si butta di tutto, perfino carretti in ferro  che paradossalmente servirebbero per la raccolta dei rifiuti. Quanto giace di voluminoso sui fondali ieri è venuto alla luce grazie all’operato dei “Gondolieri Sub”, un sodalizio di una decina di operatori, gondolieri di professione ma anche con brevetti da subacqueo, impegnati ad immergersi per pulire i rii veneziani. La meritoria iniziativa è appoggiata dal Comune di Venezia e da sponsor che hanno fornito parte dell’attrezzatura. Una dimostrazione delle loro immersioni avrà luogo anche il prossimo 4 giugno nell’ambito del terzo Salone Nautico di Venezia.

 


La prima delle 13 immersioni fin qui effettuate risale al febbraio del 2019 e da allora i Gondolieri Sub hanno estratto circa 9 tonnellate di rifiuti: centinaia di copertoni usati come parabordi delle barche, sedie da bar, un carretto di Veritas (l’azienda che si occupa della pulizia in città), un basamento in calcestruzzo per ombrelloni, un carretto da portabagagli, un’elica piuttosto voluminosa, molte bottiglie e tubi di ogni tipo. Poi, ancora: telefoni cellulari, sanitari, una televisione al plasma, scale in ferro, carretti da portabagagli, persino una bottiglia di champagne ancora da stappare. Peraltro, i materiali in ferro come scale e carretti costituiscono in caso di bassa marea una vera e propria minaccia per la navigazione. «Peschiamo rifiuti sia vecchi che nuovi - spiega Stefano Vio, a capo dei Gondolieri Sub - Una volta i veneziani, i nostri nonni, gettavano i rifiuti dalle finestre, ovvero quanto non entrava nello sportello della cucina economica per essere bruciato. Ci sono oggetti che cadono in acqua inavvertitamente, per distrazione dei loro possessori, ma altri vengono buttati in canale di proposito, frutto di inciviltà. Molte bottiglie ritrovate, per esempio, sono state lanciate dai giovani che frequentano di sera i bar».


LE REAZIONI
«Un po’ c’è da consolarci - osserva Andrea Razzini, direttore generale di Veritas - i materiali raccolti per fortuna sono abbastanza vecchi, tranne che in pochi casi. Abbiamo raggiunto i 27mila servizi di asporto rifiuti ingombranti, perciò mi auguro che il buttare tutto in acqua sia un fenomeno passato e del passato. Quelli che ancora gettano i rifiuti in acqua lo fanno per vandalismo, più che per vecchia tradizione». «Venezia è una delle poche città in Italia ad avere un servizio gratuito di ritiro materiali ingombranti - dice Roberto Panciera, già assessore ed ora componente del consiglio d’amministrazione di Veritas - Viene da pensare che chi abbandona i rifiuti o li butta in canale, non abbia alcun contatto con Veritas. Il servizio di asporto richiede il codice di utenza; un bed&breakfast abusivo se ne starà ben alla larga e continuerà a buttare le immondizie dove capita, anche in acqua, compresi gli oggetti voluminosi come lavatrici o sanitari. Venezia è una città complessa, ma i residenti possono beneficiare del ritiro di un metro cubo per ogni chiamata, senza pagare nulla». «Trovo sia triste constatare questo poco amore che alcune persone hanno per l’ambiente - dice Laura Besio, assessore alle Politiche educative - Per i giovani e la città la miglior testimonianza è questa che i volontari ci offrono. Nelle scuole il Comune sensibilizza i più piccoli, dall’infanzia alle secondarie di primo grado, attraverso itinerari educativi sul riciclo, recupero, riuso dei materiali, risparmio d’acqua e lotta allo spreco, ma anche avvicina all’amore per l’ambiente».
 

Ultimo aggiornamento: 24 Maggio, 10:54 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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