Camorra in Veneto. ​Il brindisi del clan dopo la vittoria alle elezioni nel 2006: «Sindaco nostro»

Giovedì 21 Febbraio 2019 di Gianluca Amadori
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La Prefettura di Venezia sta valutando se vi siano gli estremi per disporre il commissariamento del Comune di Eraclea, dopo l'arresto del sindaco Mirco Mestre e il pesante coinvolgimento nell'inchiesta dell'attuale vicesindaco, Graziano Teso, ugualmente indagato per associazione di stampo mafioso, a piede libero soltanto perché gli episodi a lui contestati sono più risalenti nel tempo. Il prefetto Vittorio Zappalorto si è recato ieri al Palazzo di Giustizia di piazzale Roma, dove ha incontrato il procuratore capo, Bruno Cherchi, e il sostituto procuratore Roberto Terzo, per poi uscire, dopo un'oretta, con l'ordinanza di custodia cautelare sotto braccio.

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I funzionari di Ca' Corner inizieranno a studiarla nei prossimi giorni: dovranno capire se l'attuale giunta possa proseguire a gestire il Comune nonostante i gravi elementi raccolti da Polizia e Guardia di Finanza, relativi ad un presunto voto di scambio e all'infiltrazione del gruppo criminale facente capo a Luciano Donadio, collegato alla Camorra, capace di condizionare le scelte amministrative, come scrive il gip Marta Paccagnella.

 Alcune pagine dell'ordinanza, in base alla quale martedì sono finite in carcere o agli arresti domiciliari 50 persone, tratteggiano una situazione inquietante, che si protrae da anni, all'insegna di rapporti torbidi tra politica e affari e prosegue fino a tempi recenti: è del 2016, infatti, un'intercettazione nella quale Donadio spiega che «a Teso non si può dire di no». Ma, mentre per il passato gli elementi in possesso degli inquirenti sono gravi e numerosi, non vi sono riscontri concreti per i tempi recenti, motivo per cui non è stato possibile arrestarlo. 
«IL SINDACO È NOSTRO»«Noi l'abbiamo pagata, la campagna elettorale!.... Il sindaco è tornato nostro!», gioiva al telefono Graziano Poles, uno dei più stretti collaboratori di Donadio (entrambi in carcere), manifestando la soddisfazione dell'intero clan dopo la vittoria elettorale di Graziano Teso nel maggio del 2006. 
Il gruppo criminale, infatti aveva sostenuto Teso, contribuendo in parte delle spese per la sua campagna elettorale e, successivamente, per tramite di Poles e Donadio, fornì ulteriori contributi - 2mila euro - per l'organizzazione «di una manifestazione del suo partito (Forza Italia) sempre sulla scorta del patto di dedizione stipulato prima delle elezioni». Il tutto, secondo gli inquirenti, «a tutela dei loro interessi immobiliari e imprenditoriali».
«Appare riscontrata da consistenti indizi l'affermazione secondo cui il rapporto con il sodalizio da parte di Teso si è manifestato nel tempo, dotato di rilevante stabilità e di una concreta dedizione del politico agli interessi dell'associazione», sottolinea il giudice, elencando alcuni interventi del politico che evidenziano una «importante compromissione della trasparenza, correttezza e liceità della pubblica amministrazione».
HOTEL VICTORYSintomatica la vicenda dell'hotel Victory, rilevato dalla Graziano Poles costruzioni nel 2005 (dopo l'attentato dinamitardo subito nel 2001 dal socio di Poles, Mario Boso, imprenditore in contrasto con Teso) e ristrutturato con investimenti finanziari ingenti dal gruppo, che alla fine si trova in forti difficoltà a venderlo. Teso, stando alle accuse formulate dalla Procura, sarebbe intervenuto ripetutamente per aiutare Donadio & C a cedere l'immobile per 6 milioni e mezzo di euro, ventilando agli acquirenti anche la possibilità di un cambio di destinazione d'uso.
VALLE OSSINel 2017, dopo il fallimento di una serie di trattative, Teso pensa di coinvolgere nell'acquisto dell'hotel Victory anche l'avvocato Bruno Barel, dello studio Bma di Treviso, con il quale è in contatto in quanto ha presentato, per conto di un fondo americano, il progetto per un maxi villaggio turistico con darsena in Valle Ossi - Laguna del Mort, da 14 mila presenze giornaliere, prospettato come riqualificazione ambientale. Ma il legale non è interessato e suggerisce altri imprenditori, tali Piccinato e Franco Giannese, ai quali il sindaco «avrebbe subordinato alcune concessioni o autorizzazioni comunali riferite a terreni a cui erano interessati, all'acquisto dell'albergo di proprietà di Poles e Donadio», scrive il giudice.
Teso si sarebbe anche dato da fare per convincere alcuni imprenditori ad entrare nell'operazione Valle Ossi, il cui iter è tutt'ora in corso, dopo una modifica del progetto iniziale, in attesa della Valutazione di impatto ambientale da parte della Regione. Ad occuparsi del progetto è attualmente il Fondo Copernico della società Numeria sgr, di San Vendemiano, di cui è presidente Vincenzo Pellegrini (sempre dello studio Bma), mentre Barel è consigliere. 
Nel 2014 la società Numeria ha sponsorizzato il Mese dell'ambiente e del paesaggio organizzato dal Comune di Eraclea, mettendo a disposizione rinfresco, materiale stampa e impianti video. Barel, già consulente di Palazzo Balbi in vari ambiti, ha partecipato in qualità di esperto alla redazione della legge sul consumo del suolo, approvata nel 2017 dalla Regione Veneto, uno strumento la cui finalità è quella di tutelare l'ambiente dalla cementificazione selvaggia.

Ultimo aggiornamento: 11:30 © RIPRODUZIONE RISERVATA