Vanno in settimana bianca e non tornano più a casa. Famiglia del Lido di Venezia "scappa" in Cadore

Lunedì 25 Gennaio 2021 di Costanza Francesconi
Vanno in settimana bianca e non tornano più a casa. Famiglia del Lido di Venezia "scappa" in Cadore
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VENEZIA/CADORE - Tra le ormai innumerevoli, drammatiche storie legate al Covid, quella di Laura e della sua famiglia va senza dubbio in controtendenza. «Dal Lido di Venezia, a Laggio di Cadore, a febbraio dello scorso anno abbiamo dato una svolta radicale alla nostra vita. La molla che ci ha spronati, l'entusiasmo di nostra figlia Elettra e dei mestieri ormai privi di futuro in città».


CAMBIO RADICALE

Lei, guida turistica nel centro storico dalla scorsa primavera senza clienti, e lui, il marito Stefano ora in pensione, dipendente della vetreria Vecchia Murano a San Marco, tutt'ora chiusa. «Dopo carnevale, una volta capito che Elettra avrebbe finito le elementari a distanza, e che il lavoro non sarebbe ripartito per chissà quanto tempo ancora (i principali clienti della guida erano giapponesi e americani, i primi a scomparire, ndr.) finita la settimana bianca di fatto non siamo più tornati a casa». Sono bastati pochi mesi perché la comunità del paese di montagna facesse sentire la sua accoglienza a questi turisti veneziani che in punta di piedi, quasi senza accorgersene, prendevano le misure di una nuova vita. «Con due lauree e su consiglio degli abitanti di qui racconta Laura ho pensato alla scuola. Superato il concorso, da ottobre insegno storia e geografia all'elementare di Castellavazzo, nella scuola di Longarone. Certo, a 70 chilometri di strada da dove abitiamo precisa Laura , ma con una qualità dei servizi e della vita che giù non esisteva». L'ambiente salubre è infatti tra i punti a favore di questo cambio di rotta tanto improvviso quanto appagante. «Si pensa che Venezia non sia inquinata, mentre qui l'aria è buona per davvero. Ogni mattina da Città giardino accompagnavo in macchina Elettra alla Parmeggiani a San Nicolò ricorda Laura , ora lei raggiunge autonomamente la scuola in bus mentre io monto e smonto dall'auto direttamente a destinazione, un sogno se ripenso ad alcune visite fatte in piazza San Marco sempre con gli stivali da pesca addosso per l'acqua alta». Nella scuola media Giuseppe Cadorin a Lorenzago la bambina si è perfettamente integrata, senza mai rinunciare a un solo giorno di didattica in presenza. «Le hanno passato gratuitamente quasi tutti i libri di testo e, dall'apertura, non hanno mai chiuso a causa di contagi racconta ancora la madre . Essendo in pochi i ragazzini sono seguitissimi tra clil e laboratori, e gli insegnanti sono sempre vigili sui distanziamenti e le varie regole igieniche». 


GRANDE ACCOGLIENZA

Fuori dalle pareti di scuola e dalle mura domestiche, l'affetto dei residenti del luogo. «Persone in gamba e altruiste che non perdono occasione di aiutarti o preoccuparsi che vada tutto bene». Mentre Laura parla al telefono, il suo vicino sta spalando via dall'ingresso la neve caduta l'altra notte. «Anche questo spirito di solidarietà ci ha dato un ulteriore incoraggiamento a rimetterci in gioco». Crisi e incertezze sono diventate punti di svolta, passando dal mare ai monti, dove non mancano le condizioni per rivoluzionarsi. «Mio marito ora fa parte del coro Oltrepiave di Vigo di Cadore. A Venezia torniamo raramente e siamo veramente felici così». Per ironia della sorte, tra le montagne, Laura ha ritrovato una faccia amica. Quella della maestra Jessica Rossi, che in ottobre aveva raccontato dei suoi viaggi quotidiani dalla laguna a Longarone per il posto di ruolo. Ma questa è un'altra storia.

 


 

Ultimo aggiornamento: 27 Gennaio, 14:45 © RIPRODUZIONE RISERVATA