La scelta di Erika, dalla vita a Murano, un fidanzato e il basket, al monastero

Lunedì 16 Agosto 2021 di Manuela Lamberti
La scelta di Erika, dalla vita a Murano, un fidanzato e il basket, al monastero
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La storia di una diciannovenne di Murano che ha lasciato la famiglia, il lavoro e il fidanzato per diventare suora: «Lo sport resta una grande passione». Ora ha due lauree ed è abbadessa benedettina in Umbria: «Il mio ruolo è il servizio alla comunità e l'ascolto delle persone».


L'INTERVISTA
Nella vita precedente si chiamava Erika Scarpa, viveva a Murano, aveva un lavoro, un fidanzato, tanti amici e una grande passione per il basket. Poi è arrivata la chiamata del Signore e da 25 anni Erika è diventata Noemi ed è madre abbadessa del monastero delle Benedettine di Sant'Anna di Bastia Umbra. È la storia di una semplice ragazza che ha lasciato l'isola del vetro è tutto quello che aveva per seguire la vita monastica.


Da giocatrice di basket professionista a madre abbadessa, come ha preso questa decisione?
«Più che una decisione da prendere è una risposta esistenziale ad un progetto di vita che orienta la propria vita al bene condiviso, quando inizi il percorso monastico per una ragazza di 19 anni, l'età che avevo quando ho lasciato Murano e il basket, non sai che un giorno sarai chiamata a servire la comunità nella quale hai scelto di vivere con il servizio di Abbadessa, e mentre vivi ogni giorno che si scoprono modalità nuove di stare. Il basket resta una grande passione, la vita monastica la forma di vita evangelica che ho scelto».


Come è stata accolta questa scelta da parte della sua famiglia e degli amici?
«All'inizio la scelta della vita monastica ha sicuramente stupito la mia famiglia e coloro che mi conoscevano come una ragazza vivace, piena di voglia di vivere, con tante attività: il lavoro, il basket, gli amici , il ragazzo; sicuramente all'inizio per tutti tanto stupore, nel corso degli anni mi hanno vista crescere nella scelta fatta, e nel vedermi felice hanno compreso la mia scelta. Credo che quella che abbia gioito interiormente più di tutte per la scelta fatta sia stata mia mamma, anche se il dolore del distacco è stato difficile da superare».


Da una piccola isola come Murano a Bastia, c'è qualcosa che le manca? Ha mai avuto un ripensamento?
«Il mare, credo che una delle cose che mi manca sia il mare, la laguna con tutto ciò che questo comporta sullo stile di vita quotidiana che fa di Murano e Venezia un posto unico al mondo. Nel tempo della formazione alla vita monastica possono esserci alti e bassi, ma ciò che in fondo resta e orienta quotidianamente la scelta di vita fatta è l'amore, per cui anche se ci sono delle cose che possono mancarmi l'amore per la vita monastica è ciò che in fondo resta e che fa superare ogni difficoltà».


Da quanti anni ha lasciato Murano? Come è arrivata a dirigere il convento?
«Sono partita da Murano quando avevo 19 anni, al termine del campionato di basket, quando eravamo in promozione per la serie B, i primi sei anni li ho trascorsi in un monastero benedettino ad Offida, nelle Marche in provincia di Ascoli, successivamente, mi è stato chiesto di svolgere il ruolo di formatrice nella comunità in cui ora vivo a Bastia Umbra, e dopo aver svolto questo ruolo per circa dieci anni, mi è stato poi chiesto dalla comunità di avere il ruolo di madre abbadessa. Negli anni ho sempre continuato a formarmi affinché il servizio di guida che sono chiamata a compiere fosse fatto sempre nel migliore dei modi, per cui ho conseguito due lauree una in lingua inglese alla Facoltà di Lovanio in Belgio in Teologia, e l'altra in Psicologia Clinica in Italia, ho poi conseguito certificazioni di Life Coach e Counselor in Pnl e Analisi Transazionale, tutti studi e conoscenze che mi permettono di svolgere la meglio il mio servizio in comunità e anche nell'ascolto delle tante persone che per le più diverse esigenze si rivolgono al monastero».


Da quante suore è composta la vostra comunità? Come si svolge la vostra giornata?
«La mia comunità è composta da 20 monache, di età compresa dai 25 ai 90 anni, la nostra giornata è scandita dal ritmo armonico dell'ora et labora, motto benedettino che molti conoscono, ossia dalla preghiera e dal lavoro, sette sono le ore liturgiche dalle 5.30 del mattino fino alle 21 di sera, all'interno delle quali attraverso i salmi preghiamo e intercediamo per quanti ci chiedono preghiere e per tutte le esigenze del mondo che ci circonda, altri sono i momenti del lavoro, principalmente del lavoro agricolo, orto, raccolto delle olive, produzione di olio e birra, piccoli lavori di artigianato e di ricamo, e inoltre abbiamo una piccola foresteria nella quale accogliamo i pellegrini che vengono a visitare Assisi e i luoghi limitrofi, oppure che vengono per un momento di preghiera e di ristoro da un punto di vista spirituale». 

 

Ultimo aggiornamento: 17 Agosto, 13:11 © RIPRODUZIONE RISERVATA