Venezia, l'allenatore Zanetti: «Everest da scalare, la salvezza come uno scudetto». E si parte da Napoli

Venerdì 20 Agosto 2021 di Marco Bampa
Paolo Zanetti

VENEZIA - Ciak, si gira. O meglio, si gioca. Riparte il film della Serie A, finalmente con il pubblico in sala, anche se solo al 50% causa pandemia. Ma è meglio accontentarsi dopo mesi di stadi tristemente vuoti, come le casse dei club. E si ricomincia con un Venezia che fa di nuovo la sua apparizione sul set piú prestigioso dopo un'assenza dalle scene lunga vent'anni. Paolo Zanetti, 38 anni, vicentino di Valdagno, sta seduto sulla poltrona di regista con il copione in mano ancora abbozzato nella sceneggiatura (mancano un paio di tasselli alla sua squadra, in più all'esordio a Napoli dovrà fare i conti con assenze pesanti, ma con in testa ben presente il finale da scrivere. Lieto, naturalmente.

Zanetti ormai ci siamo: più emozionato o preoccupato?
«Direi carico. Normale essere emozionati, come lo siamo tutti nell'ambiente, perchè la serie A è un sogno che sta diventando concreto. Ma l'emozione bisogna tenerla lontana, perché sappiamo che ogni partita sarà difficile. L'esordio non sarà dei più semplici: al San Paolo ci presenteremo con 7-8 giocatori non disponibili. Siamo un cantiere aperto».
Che effetto fa essere l'allenatore più giovane della serie A?
«Ormai ci ho fatto il callo, in ogni categoria in cui ho allenato ero sempre il più giovane. Certo è un motivo di orgoglio essere qui alla mia età, ci sono arrivato partendo dalla gavetta, con un buon bagaglio di esperienza ed è la cosa che conta di più, piuttosto dell'età anagrafica. Sarà stimolante confrontarmi con mostri sacri del calcio e allenatori di altissimo livello. Sono pronto come una spugna ad assorbire ciò che riuscirò ad imparare».
A proposito di mostri sacri: è l'unico allenatore con in tasca un contratto da 4 anni, a parte Allegri
«Credo che questo testimoni la progettualità che c'è in questa società, dove si è scelto di mettere l'allenatore al centro del progetto: il Venezia ha sposato me con un contratto lungo ed io ho sposato il Venezia accettandolo. Dobbiamo lavoraci su, procedendo per step: il primo è mantenere la serie A».
Allegri punta allo scudetto, lo scudetto di Zanetti si chiama salvezza, giusto?
«Assolutamente sì, l'obiettivo è lasciarci alle spalle tre squadre, perchè è l'unico realmente conseguibile. Poi dopo c'è lo straordinario, tipo quello che abbiamo fatto l'anno scorso. Ma sono cose che arrivano durante il cammino, quando si diventa squadra, si crea un'amalgama ed arrivano quelle componenti che l'anno scorso ci hanno fatto andare oltre noi stessi».
Soddisfatto di come arriva il Venezia a questo avvio di campionato?
«Siamo ancora incompleti nei singoli. Un'identità ben precisa come squadra c'è, ma dobbiamo costruire l'anima di questo gruppo. Ora vedo un po' di alti e bassi, come è normale in questi casi con tanti ragazzi nuovi: ci vorrà un po' di pazienza, ma sono convinto che ce la faremo».
Cosa manca ancora per completare la squadra?
«Almeno un giocatore per reparto, di spessore. Abbiamo ottimi giovani: scommesse importanti che vinceremo, perchè hanno un ottimo potenziale, ma ora servono giocatori pronti, perchè tempo in serie A non ce n'è».
Che serie A si aspetta di trovare?
«Ci sorprenderà, il livello rispetto alla B è molto più elevato, c'è una grossa differenza, soprattutto a livello tecnico e fisico. Noi avremo un periodo di adattamento in cui dovremo assorbire velocemente un certo tipo di mentalità: prima lo faremo, meglio sarà».
Capello sostiene che il nostro campionato non è più allenante: ma dopo la vittoria all'Europeo è ancora vero?
«Sono valutazioni che si fanno in base a quanti campioni militano in un campionato. Quando vincevamo tutto negli anni '90, era perchè tutti i più grandi campioni giocavano in Italia e il livello dunque era altissimo. Ora invece sono più distribuiti nei vari campionati, inoltre la capacità di spesa di alcune squadre in Europa è più alta rispetto alle nostre, ma il nostro campionato è e resta altamente competitivo. Anche per un altro aspetto»
Quale?
«Quello tattico, che abbiamo solo noi in Italia. Tanto è vero che, come dimostra Mourinho, tutti gli allenatori più forti sono da noi. E lo abbiamo visto proprio durante l'Europeo, dove Mancini non ha giocato secondo la nostra tradizione, proponendo sempre un ottimo calcio, ma dove la parte tattica ci ha dato una grossa mano per vincere, soprattutto le ultime due-tre partite».
Per salvarsi il Venezia su chi deve fare la corsa?
«Sicuramente con le altre neopromosse, che hanno le nostre stesse caratteristiche, poi con altre 4-5 squadre che sulla carta sono superiori, ma che possono avere delle difficoltà: ogni anno ci sono delle sorprese, con squadre favorite che in realtà soffrono. Diciamo che per le prime otto il quadro è molto delineato, ma sotto c'è molto equilibro».
E davanti invece la Juve è più vicina all'Inter che ha perso Lukaku e Hakimi?
«La Juve era già vicina all'Inter anche l'anno scorso. Poi capitano annate in cui le cose non vanno bene, ma individualmente era all'altezza dei nerazzurri. Sarà un campionato interessante anche per le primissime posizioni».
Dovesse dire un nome per lo scudetto?
«Io direi Juve. Certo sarà una bella lotta, credo che anche Atalanta e Napoli se la giochino alla grande, anche se i bergamaschi non hanno le stesso potenziale economico, ma hanno in Gasperini un allenatore straordinario, in grado di colmare il gap grazie al modo incredibile in cui fa giocare la sua squadra. Senza dimenticare la Roma di Mourinho e la Lazio di Sarri, che hanno tutto per dire la loro. E inoltre c'è il Milan, che già l'anno scorso ha fatto un grande percorso, ed è assolutamente nel gruppo che si può giocare lo scudetto».
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«È un grandissimo svantaggio. Considero il Penzo casa nostra e dei nostri tifosi, iniziare la A con quattro trasferte su 5 partite credo non sia mai accaduto, è qualcosa di penalizzante. Dobbiamo far di tutto per tornare a Sant'Elena il prima possibile».
I tifosi non verranno in curva, però...
«Sono scelte che non giudico, dico che il loro supporto ce l'hanno sempre fatto sentire, spero sia così anche quest'anno. Abbiamo un Everest da scalare».
Ha preso in prestito lo stesso motto di Novellino: quand'era al Venezia portò bene, una promozione in A e una salvezza con decimo posto
«L'ho avuto come allenatore a Torino. Tante cose le ho imparate da lui, specie nella fase difensiva, in cui è un maestro. Ho moltissima stima, anche se giuro che la frase non l'ho copiata. Spero invece di copiare i risultati: mi basterebbe anche arrivare quart'ultimo, quello sì».
 

Ultimo aggiornamento: 21 Agosto, 10:05 © RIPRODUZIONE RISERVATA