Tiozzo in campo dopo 2 mesi di squalifica: "Non sono razzista, a me urlano sempre chioggiotto di m..."

Sabato 20 Febbraio 2021 di Maurizio Ferin
Luca Tiozzo urla disposizioni ai giocatori del suo San Giorgio Sedico nella partita giocata il 24 gennaio sul campo di Adria

Ha scontato la sua squalifica ed è pronto a tornare nel suo ambiente naturale, il campo di gioco, ma per Luca Tiozzo forse questo è anche il momento di dire la sua, per ricostruire una vicenda in cui vuole evitare di essere inquadrato o incasellato. «Io non sono un razzista. Ho un carattere tosto e, lo riconosco, irascibile. Ma ho pagato, non me l’hanno fatta passare liscia».


I FATTI
Tutto inizia mercoledì 16 dicembre. Il San Giorgio gioca sul campo della squadra più forte del campionato, il Trento, ora non a caso al comando del girone C di serie D. Tiozzo, chiamato sulla panchina della neopromossa squadra bellunese di Sedico dopo l’esonero di Ferro, guida i suoi a un primo tempo sorprendente. Due volte in vantaggio, con Marcolin e Tibolla, il San Giorgio perde 3-2. In pieno recupero, al 94’, Tiozzo viene espulso. Sembra per proteste, ma il giorno dopo si viene a sapere la verità: l’allenatore ha rivolto un insulto “implicante discriminazioni per motivi di nazionalità” a Graziano Aliù, attaccante di origini albanesi in forza al Trento ma suo ex giocatore all’Adriese. L’assistente arbitrale sente tutto, lo riferisce all’arbitro toscano Nigro che lo scrive nel referto. E al giudice sportivo non resta che sanzionare Tiozzo, cui quell’insulto costa quattro mesi di squalifica. Il San Giorgio presenta ricorso e a metà gennaio la sanzione viene dimezzata: due mesi invece di quattro così domenica 21, nella trasferta a Campodarsego, Luca Tiozzo potrà tornare in panchina, per condurre da vicino la sua squadra (attualmente diciassettesima su 20, in piena zona playout) nella missione salvezza.
L’INTERVISTA
Mister Tiozzo, come sono stati questi due mesi?
«Il lavoro quotidiano non è cambiato. Certo, poi alle partite non ero presente a bordo campo. Negli stadi però sono stato aiutato».
In che senso?
«Non so se sia stata solidarietà o semplicemente il buon senso delle squadre avversarie, ma mi hanno aiutato. Non perché io sia entrato in campo, ma magari, mentre dicevo qualche parola in più dall’esterno... Diciamo che mi hanno concesso di farlo. In tutti i casi, tranne uno. E poi sono stato aiutato anche dal fatto che si giochi in stadi a porte chiuse. I miei messaggi e le mie parole si sentivano, i miei giocatori avevano una migliore possibilità di ascoltarmi anche se non stavo in panchina».
In panchina c’era Mauro Fin.
«Credo ci siano rispetto e stima reciproci. Abbiamo fatto un percorso eccezionale, in una situazione strana e unica. Ci siamo scritti, ci siamo detti le cose».
Anche la società ha tenuto la barra dritta. Più di qualcuno, nei giorni caldi della squalifica, avrebbe voluto che il San Giorgio la esonerasse.
«Devo ringraziare la società, ha capito quanto io ci metta, nel mio lavoro, dal punto di vista umano, oltre che professionale. E ringrazio i miei giocatori. Il gruppo ha sempre dato tutto».
Domenica le sembrerà strano tornare a sedersi in panchina. Emozioni particolari?
«Ma no, sarà la normalità andarci. La panchina mi è mancata molto, però».
Torniamo alla squalifica. La società si è scusata con il Trento, Luca Tiozzo invece non si è mai scusato con Aliù: perché?
«Dentro gli stadi si sente di tutto, specie in questo periodo. Bestemmie, insulti. In serie A, in Champions, all’estero. A me avranno urlato almeno 50 volte “chioggiotto di merda”. Nessuno si è mai scusato».
Ma se potesse tornare indietro direbbe ancora ad Aliù “albanese di merda”?
«Attenzione, io non dico che non dovevo pagare. Non sono un giudice, certo che adesso che si sente di tutto, il mio potrebbe costituire un precedente. Vediamo se al primo insulto simile, daranno squalifiche come quella inflitta a me. Penso che questo sia un problema».
La squalifica è stata dimezzata.
«Io non sono un razzista e l’avvocato che si è occupato del ricorso l’ha fatto dire a miei ex giocatori dalla pelle nera, o comunque stranieri. Io li tratto meglio degli italiani e loro lo hanno anche scritto a chi ha valutato il ricorso. “Mister, vorremmo fare di più per te” mi hanno detto. E comunque le mie parole richiamavano la “discriminazione territoriale”, non il razzismo. Ma perché poi, nel caso Ibra-Lukaku, qualcuno ha pagato? Oggi si sente tutto e di tutto, negli stadi a porte chiuse, senza pubblico».
Torniamo al San Giorgio: obiettivo salvezza magari evitando i playout?
«Dobbiamo salvarci, attraverso cosa non so. Non sono un santone, ma il percorso importantissimo che stiamo compiendo dice che la strada è quella giusta. Ci vuole anche fortuna, pensiamo al Covid: se hai tre tamponi positivi di giocatori dello stesso ruolo, sei finito».
Perché se n’è andato Sottovia?
«Le strade si sono divise di comune accordo. Aveva un importante peso economico e tecnico ma dopo il Covid, ci attendevano 32 partite in 5 mesi e le responsabilità non potevano ricadere tutte sulle sue spalle. La sua cessione ha consentito di avere un budget con cui scegliere giocatori diversi e rotazioni diverse».
Con Tiozzo è esploso Marcolin.
«Ha mezzi straordinari, di categoria superiore. Da quando ci sono io, nessuno ha una media gol come Agostino. Può ancora crescere e avere maggiore continuità».
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Ultimo aggiornamento: 08:15 © RIPRODUZIONE RISERVATA