Cacciatori incastrati grazie ai droni, «Arrivati come in Apocalypse now»

Domenica 3 Febbraio 2019 di Elisio Trevisan
I droni (nel tondo) sono stati fatti volare a 300 metri d’altezza per non farli individuare
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Sono arrivati, come in Apocalipse Now, sbucando dall’orizzonte ma nessuno se n’è accorto perché, a differenza della scena del film di Coppola del 1979 sulla guerra in Vietnam, non c’erano elicotteri a volare sulla laguna di Venezia e sul Delta del Po, ma droni. È con i mini elicotteri radiocomandati, attrezzati di potenti videocamere, che il blitz dei giorni scorsi ha fatto finire nella rete così tanti “pesci”. È una svolta epocale soprattutto per il fattore sorpresa, ed è la prima occasione in cui vengono utilizzati in maniera così sistematica.  Non è un caso che l’operazione sia stata effettuata proprio l’ultima settimana della stagione venatoria, intervenendo anche l’ultimo giorno ossia il 31 gennaio, che notoriamente, nelle valli private, è riservato a chi vi lavora: è un monito per il futuro, per le prossime stagioni, perché d’ora in poi ogni volta che le forze dell’ordine impegnate nella tutela dell’ambiente (siano i carabinieri forestali o siano le ex Guardie ambientali provinciali passate alla Regione) arriveranno in forze nelle canalette della laguna aperta o nelle valli private, potranno essere precedute dai droni.
EFFETTO SORPRESA Fino a ieri gli interventi contro i bracconieri o gli ospiti paganti delle valli da caccia e da pesca avevano un ostacolo enorme da superare: l’effetto sorpresa, che spesso veniva vanificato da cacciatori nelle aree aperte della laguna o guardie delle valli che li avvistavano da lontano quando gli agenti o i militi si trasferivano dall’auto alla barca o si avvicinavano ai confini. Ogni volta che li vedevano, facevano in tempo a far sparire qualsiasi prova di una eventuale violazione amministrativa o di un reato (e ad avvisare col tam tam e i cellulari anche amici e clienti): l’uccisione di più uccelli del consentito, o di specie protette, l’uso di pallini di piombo (vietati perché inquinanti) al posto dei più costosi pallini di acciaio, l’impiego di richiami per i volatili del tipo vietato dalla legge (perché assicurano troppo vantaggio al cacciatore col fucile rispetto all’animale che ha solo le ali per tentare di fuggire), la detenzione di fucili che assomigliano più a mitragliatori e mille altre violazioni che fanno la differenza tra la nobile caccia praticata dai più appassionati e la carneficina. Anche le violazioni più banali come la corretta tenuta dei registri di valle, dove vengono annotati i clienti a caccia e gli esemplari uccisi, nella quale in questi giorni pare sia incorso anche il gestore della valle Figheri a Campagna Lupia, per conto del proprietario Riello, Giovanni Lenarduzzi che è pure segretario dell’Eps veneziano, Ente produttori selvaggina che rappresenta le aziende venatorie, i centri privati di produzione di selvaggina, le riserve di caccia, le aziende agri turistico venatorie.
A COLPO SICURO Con i droni, invece, le forze dell’ordine sono in grado di vedere prima quel che poi andranno a verificare sul campo, e quindi possono andare più a colpo sicuro. E per evitare che qualcuno li avvisti li fanno volare a 300 metri di altezza, così non si sente il rumore, anche se è difficile udirlo pure da vicino, o non si riescono a individuare. E se la prossima volta li faranno entrare in azione sin dal primo mattino il risultato potrà essere ancora più corposo.
L’utilità di questi strumenti era già stata scoperta dai magistrati che ne ordinano l’utilizzo per fare misurazioni dall’alto, ad esempio per verificare se sono sorti cantieri abusivi o conterminazioni strane della laguna e degli argini. Ora l’estensione del loro impiego sarà sicuramente un ausilio prezioso per la tutela dell’ambiente lagunare ma anche delle campagne. Ultimo aggiornamento: 09:11 © RIPRODUZIONE RISERVATA