Alimentari del 1934 a Venezia. «Qualità e ciacole. Così ho resistito alla concorrenza dei supermercati»

Lunedì 20 Gennaio 2020 di Claudia Meschini
Alimentari del 1934 a Venezia. «Qualità e ciacole. Così ho resistito alla concorrenza dei supermercati»
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VENEZIA - Doveva ancora scoppiare la Grande Guerra, era il 1914, quando Pietro Ortis, giovane friulano originario del paesino di Vito D'Asio, decise di scendere a Venezia per trovare lavoro. A quei tempi i popolani del Friuli usavano le scarpe con la suola di pezza, le furlane, e Pietro, per non fare brutta figura, si fece prestare da uno zio un paio di scarpe vere. La storia degli alimentari Ortis inizia in calle dell'Olio, a Castello, a soli 50 metri dall'attuale bottega a Santa Giustina, dove Pietro Ortis nel 1914 cominciò a lavorare prima come garzone poi come responsabile di un piccolo negozio di alimentari oggi trasformato in magazzino.

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UNA STORIA LUNGA
«La nostra è una storia lunga - racconta Ernesto, 81 anni, figlio di Pietro - nel 1934 mio padre aprì l'attuale negozio di alimentari all'epoca suddiviso in due locali, una latteria dove si vendevano i formaggi e il latte fresco alla spina che arrivava dal Tronchetto nei fusti da 50 litri e, a fianco, un piccolo spaccio di alimentari. In quegli anni quasi tutti i prodotti erano sfusi e venivano venduti a peso e poi incartati, compresi i detersivi che, all'epoca, erano in pratica solo sapone e soda. Nel 1969 unificai i due locali abbattendo il muro divisorio». 

Nel 1952, a soli 14 anni Ernesto, in seguito alla malattia del padre, prese le redini del negozio. «Sono riuscito a diplomarmi frequentando le scuole serali al Paolo Sarpi - spiega - e nel frattempo lavoravo insieme a mia madre Amelia, ai miei fratelli Bepi e Adelina e poi con anche mia moglie Sandra. Qui intorno c'erano diversi negozi di alimentari che man mano sono scomparsi, così, quando in tempi più recenti hanno aperto prima il Punto Simply di Fondamenta San Giorgio degli Schiavoni e poi la Coop Querini, gli affari per il mio negozio in realtà non sono molto cambiati, ero già abituato alla concorrenza e la grande distribuzione non ha intaccato la mia clientela, da tempo fidelizzata. Per fortuna questa è rimasta una zona popolosa».

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ACQUISTI E CIACOLE
L'impronta del passato è ancora ben visibile da Ortis, un negozio di quartiere dove la bottega non è solo il posto in cui si fa la spesa, ma anche un luogo dove si va volentieri a fare due ciacole, un luogo dove, oggi come un tempo, si può fare la spesa a credito, con il conteggio segnato su un blocco note, dove c'è il garzone che fa le consegne e dove ci sono ancora i sacchi ricolmi di legumi secchi e la tinozza in legno dove sta a bagno il baccalà. Un'altra caratteristica di questa bottega storica, che a causa dell'Acqua Granda del 12 novembre scorso, ha avuto oltre 10mila euro di danni, è la doppia paratia in legno, contrassegnata da tacche, come le pistole di un cow boy del far west. 

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LA PARATIA CON LE TACCHE
Ad ogni tacca corrisponde un'Acqua Granda, dal 4 novembre del 1966 in poi. L'attività di Ernesto Ortis non si è limitata al solo negozio: «nell'arco degli anni ho ricoperto diverse cariche all'interno dell'Ascom e sono stato coofondatore del Crai, la società cooperativa di dettaglianti alimentari nata nel 1973 oggi diffusa in tutto il territorio italiano».

Ma Ernesto ormai ha compiuto 81 anni e comincia a intravedere l'epoca della pensione: Finché la salute e il piacere di lavorare mi sostengono continuo a gestire la bottega ma prima o poi dovrò lasciare e sinceramente non so ancora a chi. I miei figli sono impegnati in tutt'altro campo ed i miei dipendenti, con tutta la burocrazia e le normative da espletare, oggi sempre più soffocanti, non credo vogliano prendere il timone al posto mio. Il fondo del negozio è di proprietà familiare, mio e di mia cognata, quando arriverà il momento, si vedrà».

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Ultimo aggiornamento: 21 Gennaio, 10:12 © RIPRODUZIONE RISERVATA