L'ombra della mafia a Bibione: al setaccio i conti degli ambulanti

Sabato 18 Settembre 2021 di Nicola Munaro
L'ombra della mafia a Bibione: al setaccio i conti degli ambulanti
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VENEZIA - Il prossimo passo - mentre ieri i primi cinque indagati nell'inchiesta sulla camorra ai mercatini di Bibione facevano scena muta davanti al gip di Trieste e l'interrogatorio di garanzia si trasformava in uno scontro in punta di diritto tra le parti - i militari della guardia di finanza di Trieste coordinati dal colonnello Leonardo Erre lo muoveranno per provare a ricostruire i flussi di denaro. 


PROFILAZIONE FINANZIARIA

Un'indagine, quindi, sui conti correnti di Pietro D'Antonio - considerato il boss del gruppo degli ambulanti napoletani che, per l'accusa, voleva impadronirsi delle piazzole del mercato di Bibione - e degli altri mercanti per capire entrate e uscite degli arrestati. Nell'indagine della finanza verrà considerato il fatto che gli arrestati erano tutti lavoratori, ma dovranno essere analizzate le eventuali discrasie tra i conti correnti e l'attività da commercianti ambulanti. Una profilazione finanziaria e un quadro economico definito che saranno utili alle indagini per trovare possibili agganci con un mercato illegale. Seguire i soldi, quindi, per non concentrarsi sull'attività finanziaria del gruppo di ambulanti, anche alla luce dei soldi della Repubblica Ceca - pari a centomila euro - trovati dai finanzieri a casa di Pietro D'Antonio e che, a detta sua, appartengono alla moglie, originaria della Repubblica Ceca, ed erano frutto della vendita di alcuni beni di famiglia.
Resta poi da capire il legame con la camorra di Secondigliano, accennato nell'ordinanza del gip Manila Salvà quando, parlando proprio di D'Antonio, lo considera «contiguo al clan camorristico Sarno-Contini-Licciardi sin dalla data del suo arresto nel 1998 per altri reati» da cui poi era stato comunque prosciolto, risultando tutt'ora incensurato.

L'UDIENZA

Ieri intanto è stata la prima giornata di interrogatori di garanzia. Di fronte al gip avevano appuntamento proprio Pietro D'Antonio, il figlio Renato D'Antonio, Beniamino D'Antonio, Gennaro e Salvatore Carrano. 
Tutti si sono avvalsi della facoltà di non rispondere e non hanno voluto rilasciare dichiarazioni spontanee anche perché l'udienza era stata anticipato giovedì sera da un decreto dello stesso gip Salvà con il quale si impedisce a chiunque, avvocati compresi, di avere colloqui con gli indagati fino a domani, fino a quando, cioè, non saranno chiusi gli interrogatori di garanzia di oggi, quando sono attesi il presidente di Confcommercio Bibione, Giuseppe Morsanuto; Zefferino Pasian, Raffaele e Salvatore Biancolino.
Il decreto, chiesto dalla procura Antimafia di Trieste, che ha scritto 3.850 pagine d'indagine, ha come obiettivo quello di «evitare agli indagati di elaborare una comune strategia difensiva e ostacolare la prosecuzione delle indagini» vista anche, scrive il gip, «la particolare natura dei delitti contestati, tutti di una certa gravità in quanto aggravati dall'utilizzo del metodo mafioso, riguardanti una pluralità di indagati».


«VIOLATO IL DIRITTO DI DIFESA»

«È una violazione del diritto della difesa - spiega l'avvocato Paolo Bevilacqua, difensore di Pietro D'Antonio - ho rappresentato delle criticità cliniche da parte di D'Antonio e chiesto che il gip valuti se sia compatibile con stato di detenzione. L'ordinanza? Potremmo anche impugnarla in Cassazione perché fa acqua da tutte le parti». 
Parla di «nullità dell'interrogatorio causa decreto che ha sospeso il colloquio tra imputato detenuto e difensore - il penalista Emanuele Fragasso, difensore di Gennaro Carrano - Un decreto privo di motivazione perché a giustificazione della decisione richiama la gravità del reato e pluralità degli imputati».

Ultimo aggiornamento: 19 Settembre, 10:57 © RIPRODUZIONE RISERVATA