Hai scelto di rifiutare i cookie

La pubblicità personalizzata è un modo per supportare il lavoro della nostra redazione, che si impegna a fornirti ogni giorno informazioni di qualità. Accettando i cookie, ci aiuterai a fornire una informazione aggiornata ed autorevole.

In ogni momento puoi modificare le tue scelte tramite il link "preferenze cookie" in fondo alla pagina.
ACCETTA COOKIE oppure ABBONATI a partire da 1€

Pescatori, donne e grandi zuffe: le Baruffe in calle risvegliano Chioggia

Giovedì 4 Agosto 2022 di Raffaella Ianuale
Le baruffe in calle, spettacolo itinerante a Chioggia (foto Arteven)

CHIOGGIA  - Chissà quante volte Carlo Goldoni ha visto queste scene durante i tre anni vissuti a Chioggia, nella casa che si affaccia su Riva Vena, mentre svolgeva il praticantato legale. Abbandonata la carriera di avvocato ha ricucito tutto quello che i suoi occhi e la sua memoria avevano catturato. Liti furiose nell’ambiente dei pescatori e delle loro donne, cancellieri improbabili e processi farsa. Ne nasce una delle sue commedie più fortunate, “Le baruffe chiozzote”, che rivive in atmosfere e linguaggio, quasi a fare un balzo indietro di due secoli e mezzo, nella versione delle “Baruffe in calle” in scena fino al 5 agosto a Chioggia. Il gioiellino, proposto da Arteven, riparte dopo lo stop della pandemia proponendo itinerari nuovi e suggestivi. Perché non è un semplice spettacolo teatrale, è un’esperienza che coinvolge lo spettatore in tutti i suoi sensi: mescola musica, danza e prosa. Ma è anche un tour tra luoghi simbolo e scorci inediti, è ricostruzione filologica del linguaggio, è esperienza gastronomica con il gradito buffet finale.

L’IDEATORE
Ideate da Pierluca Donin nel 1993, in occasione del bicentenario della morte di Goldoni, da allora “Le baruffe in calle” si sono rinnovate di anno in anno fino a giungere alla 24esima versione andata in scena lunedì con gli attori del Piccolo Teatro Città di Chioggia, i musicisti del Quartetto Palladiano e le danzatrici del Gruppo Chòrea. Un lavoro corale che parte lento e poi, in un crescendo che si sviluppa scena dopo scena, ambientazione dopo ambientazione, coinvolge lo spettatore e lo tiene agganciato per tre ore in quello che è un restauro fedele di un mondo antico che rischia di andare perso. Si inizia nell’isola di San Domenico con le melodie dei musicisti e la delicatezza delle danzatrici, mentre sullo sfondo dominano le barche - vere e non di scena - dei pescatori. Ed è qui che parte il dialogo del manipolo di donne che ricamano e chiacchierano punzecchiandosi, mentre attendono il rientro dal mare dei loro uomini. L’aria è tesa e loro sono velenose, ma tutto degenera quando i pescatori approdano con una barca alla riva. La scena si anima, ma è solo l’inizio. Perché quando questo primo quadro svanisce, le dolci ricamatrici sono già diventate delle furie e la gioia per l’arrivo dei maschi è presto degenerato in gazzarra.

IL TOUR
Poi cala il buio e la calma e delle gentili hostess accompagnano il pubblico tra calli e viuzze fino a Palazzo Grassi illuminato da esaltarne il fascino. Qui c’è il processo per le baruffe al porto: crescono la comicità, i fraintendimenti, la farsa e il pubblico ride. Bravi gli attori dalle sembianze più vere degli originali. I pescatori visti da Carlo Goldoni non dovevano essere stati poi così differenti dai personaggi in scena. È veloce e frizzante la seconda scena e vola in un baleno. Sono ancora le accompagnatrici a guidare il pubblico in un tour nel centro storico, lungo le fondamenta e attraverso ponti illuminati con le scritte delle frasi simbolo dello spettacolo, più imprecazioni che elogi. Gli stessi spettatori diventano spettacolo e ci si avventura in scorci nascosti, si attraversa il mercato del pesce, si è avvolti dalla lite dei pescatori che si rincorrono in mezzo ai tavolini dei ristoranti con clienti a metà tra lo sbigottito e il divertito. Fino a giungere a Fondamenta Vena dove il pubblico si accomoda nelle seggiole ordinatamente collocate davanti a quella che fu la casa di Carlo Goldoni durante il soggiorno a Chioggia. Inizia l’ultima scena: si alzano le luci e i toni delle voci, l’animazione è concitata tra tuffi in canale, rincorse sulle rive e lanci di frutta e ortaggi. Ormai il pubblico è un tutt’uno con lo show: scoppia la lite tra uomini, le famiglie intervengono, si cerca di chiudere i fidanzamenti tra i figli, ma fino all’ultimo l’operazione sembra impossibile. Però alla fine, secondo copione della commedia, arriva la lieta conclusione e i matrimoni si faranno. Scrosciano gli applausi e la festa con il buffet per gli spettatori può prendere il via.

IL DESIDERIO
«Mi piacerebbe che Le Baruffe diventassero patrimonio per la città - dice Pierluca Donin che dopo averle ideate quasi trent’anni fa le ha fatte crescere fino alla rinascita post-Covid di questa edizione - che venissero quindi prese e portate avanti anche nei prossimi anni a coronamento dei molti riconoscimenti ricevuti di recente da Chioggia». Ricordiamo che la cittadina è stata candidata a Capitale della cultura per il 2024 e la stampa internazionale, dal The New York Times a Vanity Fair, gli ha dedicato ottime recensioni. «Riproporre Le Baruffe con questa modalità - conclude Donin - è far rivivere una comunità tenuta isolata per due secoli e recuperare un dialetto che rischia di svanire». E se questo spettacolo itinerante ha un difetto sta nel fatto che è difficile trovare i biglietti. Stanno già andando a ruba anche quelli per il 2023.
 

Ultimo aggiornamento: 17:02 © RIPRODUZIONE RISERVATA

PIEMME

CONCESSIONARIA DI PUBBLICITÁ

www.piemmeonline.it
Per la pubblicità su questo sito, contattaci