Bancomat rifiutati, multe a venti negozi in due mesi a Venezia

Martedì 20 Settembre 2022 di Nicola Munaro
Bancomat rifiutati, multe a venti negozi in due mesi a Venezia

VENEZIA - Ad alcuni - sfortuna vuole - in quel momento il pos non funziona. Altri non ce l'hanno. Altri ancora non accettano il tipo di pagamento perché l'importo è troppo basso. Scuse che però per legge non valgono più dal 1° luglio scorso quando sono entrate in vigore le nuove disposizioni legislative che prevedono sanzioni per l'inosservanza dell'obbligo, già previsto da anni, di accettare pagamenti elettronici, indipendentemente dagli importi.


I PROVVEDIMENTI
E i nodi, inevitabili, sono arrivati al pettine così come le chiamate alla guardia di finanza da parte dei clienti a cui i pagamenti pos sono stati rifiutati. Nell'area metropolitana di Venezia in poco più di due mesi le sanzioni emesse dalla Prefettura lagunare sono state 20 a cui aggiungere anche cinque segnalazioni al Garante del commercio e del mercato per chi aumentava i prezzi - o meglio, cancellava sconti e promozioni - quando l'acquirente chiedeva di pagare con il bancomat e non in contanti. I venticinque fascicoli portati a chiusura dalle fiamme gialle veneziane sono solo il punto di caduta attuale di un centinaio di chiamate arrivate al 117 da quando il pagamento tramite pos non si può più rifiutare. Ai sanzionati - soprattutto bar, tabacchi ma anche ristorazione e palestre - sono state staccate multe di 30 euro cui si aggiunge il 4% del valore della transazione elettronica rifiutata.
A far scattare i controlli sono state le chiamate dei clienti che si sono visti rifiutare il pagamento.
Le scuse raccolte dai finanzieri erano più o meno sempre le stesse: assenza o malfunzionamento del pos soprattutto. Ma c'è stato anche chi ha alzato il prezzo dei prodotti acquistati connesso alla richiesta di pagamento con un bancomat mentre in un altro caso è stato applicato, da parte dell'esercente, uno sconto del 5% in caso di pagamento in contanti.


LA PROCEDURA
Una volta chiamato il 117 il cliente ha due possibilità: la prima è aspettare l'arrivo della finanza nel negozio, mostrare la merce e lo scontrino e far presente che è stato di fatto imposto il pagamento in contanti.
L'altra via è di andare a fare denuncia in caserma alla finanza, raccontare quanto successo e far nascere così un fascicolo d'indagine che porta all'identificazione dell'esercente che ha rifiutato il pagamento. Da qui tutto finisce in Prefettura che dispone la sanzione amministrativa da comminare ai negozianti che non rispettano la legge.


LE INDAGINI
Se questi sono i primi venticinque casi che hanno avuto una sanzione, il numero degli incartamenti sul tavolo della finanza è esponenziale. A onor di cronaca ci sono state anche segnalazioni che non sono arrivate alla sanzione, dal momento che nel momento di mettere a verbale la denuncia, il cliente ha preferito non confermare la prima chiamata d'emergenza.
Certo è che gran parte del lavoro delle fiamme gialle è legato anche alla verifica delle segnalazioni da parte dei clienti che si sono visti rifiutare la transizione elettronica: un retaggio antico legato soprattutto al pagamento della commissione da parte del negoziante. Ecco perché tra le scuse accampate c'è il basso importo dell'acquisto, su cui incide in maniera ancora più forte la percentuale da versare da parte del negoziante. Un rischio che qualche esercente si prende ancora, ma che è sempre più nell'occhio delle indagini.

 

Ultimo aggiornamento: 08:20 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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