Avm, allarme rosso: pochi turisti e ricavi giù del 50%. «Si rischia il crac»

Domenica 15 Agosto 2021 di Elisio Trevisan
Avm, allarme rosso

MESTRE - «Se andiamo avanti così, senza fare nulla come qualcuno chiede, tra pochi mesi porteremo i libri in tribunale, avremo i vaporetti fermi in banchina e gli autobus nei piazzali». E per evitare il fallimento, a questo punto dopo il no del referendum all'integrativo ponte, Giovanni Seno, direttore generale di Avm, annuncia che l'Azienda salterà direttamente al tavolo per il rinnovo dell'integrativo di Actv, Avm e Vela, che era previsto per marzo 2023, e supererà la stratificazione di oltre 1.300 accordi diversi fatti negli anni: «Da settembre ricominciamo le trattative per il nuovo contratto. Nel frattempo, continueremo con l'applicazione dell'unilaterale» ossia dell'integrativo imposto dall'Azienda, per la parte normativa, a partire dallo scorso 7 aprile, e poi anche per la parte economica.
Seno, in una lettera aperta alla città, sostiene che l'Azienda ha tentato in tutti i modi di evitare questo scenario, ma con il 50% in meno dei ricavi la situazione è drammatica e quindi è costretto a continuare con la riorganizzazione aziendale e, d'altro canto, «con un centinaio di ore di trattativa e due ipotesi di testi di accordo concordate al Tavolo sindacale, non è stata confermata la sottoscrizione dell'accordo-ponte nonostante le rassicurazioni avute dai rappresentanti dei lavoratori».

POCHI TURISTI

I sindacati continuano a sostenere che l'Azienda nel 2020 è andata in pareggio grazie agli aiuti del Governo e che da mesi ormai i turisti stanno tornando ma il direttore di Avm risponde che «una rondine non fa primavera: non basta l'incremento dei visitatori registrato in questi ultimi giorni per risanare una situazione che da più di un anno è veramente difficile. Già il 2020, a causa del venir meno dei ricavi tariffari connessi all'assenza dei turisti, aveva portato un mancato introito da tariffe di circa 86 milioni di euro. Conti alla mano: se nel 2019 gli incassi sono stati pari a 150 milioni, l'anno successivo si sono fermati a 64 milioni e la stima per quest'anno è di 75 milioni». In due anni, dunque, Avm ha perso 160 milioni di euro di introiti, «mentre le compensazioni governative per i mancati incassi sono finora di circa 40 milioni di euro (a cui vanno aggiunti degli ulteriori interventi specifici del Comune di Venezia e della Regione Veneto per altri 10 milioni di euro). E le compensazioni del 2021 sono attualmente solo sulla carta e di sicuro inferiori a quelle del 2020».
L'attivo del 2020 di cui parlano i sindacati per Seno, invece, è un equilibrio economico e non è dovuto agli aiuti romani ma «all'utilizzo della cassa integrazione a rotazione per tutti i dipendenti per circa due mesi e all'avvio di una politica di riduzione di costi».
Il direttore generale ricorda che la partecipata del Comune è responsabile nei confronti dei veneziani, ma anche dei lavoratori e delle loro famiglie, «cui non vogliamo certo far pagare le conseguenze di un metodo anarchico con cui il sindacato, in scollamento con i lavoratori che evidentemente non rappresenta, sta gestendo questa delicata partita dimostrando di avere poca consapevolezza del quadro generale. Il sindaco di Venezia, Luigi Brugnaro, con il quale sono in costante contatto, mi ha rinnovato il mandato: nessun licenziamento e mantenimento in-house del servizio di trasporto pubblico, ritenuto strategico per la nostra città».
E siccome le rappresentanze dei lavoratori continuano ad accusare i vertici di Avm di non saper gestire l'Azienda e di non saper approfittare degli aiuti del Governo, Seno ribadisce che «le condizioni di costi del trasporto pubblico acqueo non possono essere paragonate a nessun'altra realtà italiana o mondiale. Questo servizio, oltre a garantire la continuità territoriale delle isole della laguna con la Città Antica e la terraferma, svolge l'imprescindibile funzione di accesso ai servizi sanitari 24 ore su 24 e di superamento delle barriere architettoniche». È per questo che servono più soldi da Roma e dalla Regione per la copertura del disavanzo strutturale di alcune linee fondamentali, come ad esempio gli oltre 8 milioni di euro per il servizio di ferry con Lido e Pellestrina, e per il riconoscimento del differenziale di contribuzione delle ore moto delle Grandi Unità Navali rispetto ai semplici vaporetti. E a questo proposito il direttore generale avverte che, in futuro, «le ore moto del contratto di servizio potranno essere garantite solo in relazione a quanto contribuito e ai finanziamenti ulteriori ricevuti».


BASTA RIGIDITÀ

Perché non si dica che l'Azienda è abituata solo a chiedere, Giovanni Seno conclude invitando tutti a fare la propria parte: «Serve un sistema meno rigido, più pronto ad erogare servizi ai cittadini, più moderno dal punto di vista dei mezzi e della loro filosofia di utilizzo, più attento alla sostenibilità ambientale, più allineato ai parametri ministeriali e alle altre società di trasporto pubblico in termini di gestione del personale. Non possiamo tollerare i privilegi di pochi, a discapito degli interessi di tutti. Non possiamo più tollerare disagi agli utenti come riverbero di una battaglia sindacale». L'appello, dunque, è a tutti coloro che (politici, sindacalisti, cittadini) «stanno alimentando polemiche o strumentalizzazioni per un personale tornaconto: così facendo state mettendo a repentaglio le sorti dell'Azienda. Solo se metteremo da parte alcune anacronistiche rendite di posizione e lavoreremo uniti riusciremo a vincere la sfida e a salvaguardare il lavoro di 3.000 dipendenti che stanno affrontando uno scenario che la pandemia sta continuando a modificare. Assieme ce la faremo, ne sono sicuro».

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