Giovanni va in meta: il rugbista down esordisce nell'Under 14

Mercoledì 14 Luglio 2021 di Giacomo Garbisa
Giovanni va in meta: il rugbista down esordisce nell'Under 14

MIRANO - A rugby gioca da quando ha meno di 8 anni, non ha quasi mai saltato un allenamento e a fine giugno ha esordito con l’Under 14. Tutto normale nella quotidianità di un ragazzino che ama la palla ovale, ma per Giovanni si è trattato di un evento straordinario. Perché Giovanni è affetto dalla sindrome di Down che, sia chiaro, non gli impedisce di vivere la propria vita con la famiglia, gli amici, frequentare la scuola che il prossimo anno lo vedrà sedersi sui banchi delle superiori scegliendo l’indirizzo socio-psico-pedagogico. Ma soprattutto non gli ha mai impedito di praticare sport, quel rugby scuola di valori che fin da bambino gli ha visto indossare la maglia del Mirano. Proprio grazie all’organizzazione del sodalizio bianconero e alla collaborazione con Aipd – Associazione Italiana Persone Down, Giovanni ha potuto partecipare al progetto "Una meta per crescere”, avviato alcuni anni fa a Mirano sulla scia di quanto fatto a Roma dall’Unione Rugby Capitolina. Merito del Mirano ma anche di un gruppo di persone – Silvia Vianello, Alberto Bartolini e Stefano D’Alterio – che non hanno mai visto nella disabilità un freno, bensì uno straordinario fattore di inclusione. E il debutto di Giovanni con l’Under 14 nella partita giocata da Mirano contro il Cittadella ne è stata la testimonianza. 
SODDISFAZIONE
«I primi increduli siamo stati proprio noi, non perché fossimo dubbiosi sulle capacità di Giovanni ma per la naturalezza con cui questo passo è avvenuto», spiega Silvia Vianello, psicologa che supporta Mirano nel progetto “Rugby Scuola di Vita”e referente di "Una meta per crescere” con Aipd. «Giovanni ha indubbiamente delle doti, soprattutto caratteriali, che gli hanno permesso di arrivare fin qui e non abbiamo la minima idea di dove potrà arrivare. Il risultato di Giovanni mostra che conosciamo ancora pochissimo delle potenzialità di questi ragazzi. L’unica cosa da fare è cercare di progredire, assieme, giorno per giorno senza porsi limiti».
IL SOSTEGNO DEI COMPAGNI
Ma poi c’è il campo, quel rettangolo dove bisogna guadagnare terreno spingendo e lottando, dove nessuno ti regala niente ma dove si ha la certezza di ricevere sempre il sostegno dei compagni di squadra. E Giovanni è uno che in campo si fa sentire, uomo di mischia e spinta. «Abbiamo deciso di farlo giocare in mischia perché ama il contatto e gli piace buttarsi, placcare. Sia chiaro che è entrato in campo perché l’ha meritato. Sempre presente agli allenamenti, è ben integrato nel gruppo e non si tira indietro. Abbiamo ritenuto fosse pronto»,racconta il suo allenatore Enrico Zenaro. «All’inizio gli avversari erano un po’ titubanti ma il momento di incertezza è stato presto superato. Appena hanno visto la sua grinta l’hanno affrontato come qualsiasi altro. Anche l’allenatore del Cittadella mi ha chiesto come ci fossimo riusciti». 
LAVORO DI SQUADRA
Un lavoro di squadra a partire dalle basi e dalle persone che seguono Giovanni, come Federico Polazzon, il tutor che ha il compito di favorirne l’integrazione in squadra. «Infine non possiamo non riconoscere un grande merito ai compagni di squadra di Giovanni, capaci – sottolinea Zenaro – di mostrare a tutti noi cosa significhi inclusione». 

Ultimo aggiornamento: 15 Luglio, 09:42 © RIPRODUZIONE RISERVATA