Francesca, da Noale a Saint-Tropez: «Creo gioielli per la principessa del Marocco e la first lady del Qatar»

Giovedì 25 Agosto 2022 di Claudio De Min
Francesca Donà fa i gioielli per le principesse a Saint Tropez
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NOALE - «Mio papà era di Murano, ma dopo la laurea e la specializzazione in pediatria si trasferì a Noale, dove lavorava all'ospedale e dove sono nata io. I miei fratelli hanno seguito la sua strada, Barbara cardiologa e Giovanni dermatologo. E anche l'uomo che ho sposato era un medico. Da questo punto di vista sono stata un po' la pecora nera della famiglia sorride -. Ai tempi non è che si potesse molto discutere sul tipo di studi, soprattutto se eri femmina. Ma io non mi vedevo con il camice e così, dopo il diploma al liceo classico, mi sono iscritta alla scuola per interpreti di Bologna, mi affascinavano le lingue e i viaggi. E poi sono partita per Los Angeles, prima con un permesso di sei mesi, poi per un altro anno e mezzo. Ho lavorato nella moda, ma non era il mio mondo. Invece mi affascinavano i gioielli, le pietre preziose. Ho sempre pensato che la vera arte, nella moda, non fosse creare un vestito ma un gioiello, l'ho sempre vista come una sfida, dalla ricerca del materiale migliore, al disegno dell'oggetto, alla sua realizzazione, un'opera di alto artigianato che deve rispettare tanti parametri: essere bello, essere portabile con disinvoltura, proprio come un vestito, e realizzato rispettando pietre preziosissime, a volte complicatissime e delicate da lavorare, che andavo e vado a cercare in tutto il mondo. E che, almeno nella mia idea, avessero un prezzo inevitabilmente sostenuto ma non folle. Così ho fatto la scuola di gemmologia che, fortunatamente, a quel tempo, c'era anche a Vicenza».


ALL'ESTERO
La voce narrante è quella di Francesca Donà, veneziana, che 18 anni fa si è trasferita nel sud della Francia, a Saint-Tropez e, partendo da zero, ha imposto la sua creatività, il suo istinto artistico, il saper fare tutto italiano, fatto di grazia e gusto (In questo siamo unici e questo i francesi ci invidiano, anche se non lo confesseranno mai), conquistando principesse e mogli di grandi uomini d'affari, quel mondo incalcolabilmente ricco che trascorre la lunga estate in ville clamorose, abilmente mimetizzate in una spettacolare macchia mediterranea.
«Quando sono arrivata qui, dopo aver chiuso il mio laboratorio a Padova, dove creavo oggetti che poi davo alle migliori gioiellerie del Veneto, i miei amici pensavano che la mia fosse una sfida impossibile e mi davano per spacciata. I timori sono svaniti presto perché da subito ho visto gente soffermarsi incuriosita davanti alla vetrina, entrare, chiedere informazioni, e poi acquistare», racconta (e ricorda) Francesca che oggi è una firma alla quale si affida il jet set che circola a fiumi da queste parti e si mescola con i pendolari che anche qui, come no arrivano in gruppi che scorrono veloci fra le stradine che dalla Cittadelle scendono verso il porto.


I VIP
Un elenco di clienti eccellenti che va dalla principessa del Marocco alla first lady del Qatar, da Danielle Steel, scrittrice americana a Pamela Anderson, L'attrice baywatch più famosa del mondo, dal miliardario e politico egiziano Naguib Sawiris alla baronessa Carmen von Thyssen, filantropa e collezionista di opere d'arte, fino a Natasha Poonawalla, indiana, direttrice del Serum Institute of India, una delle più importanti aziende del mondo nel campo delle biotecnologie. E gli italiani? «Tanti, ma di quelli non faccio il nome...magari non gradiscono...». Tutti, comunque, affascinati da piccole opere d'arte, meraviglie artigianali in un mix perfetto di gusto, raffinatezza e originalità. A prezzi non sempre inavvicinabili.
Una veneta che da sola, e dopo una fondamentale esperienza sul campo da Boucheron, grande firma del settore, ha sfidato (e spesso battuto) le grandi griffe dell'alta gioielleria, diventando griffe a sua volta e che, quando la incontro, per un caffè nel vecchio e magico quartiere de La Ponche - a pochi passi da dove ha trovato non solo il minuscolo spazio che è diventato la sua ormai celebre bottega (Esattamente dove sognavo di essere, e tutto grazie ad un decisivo colpo di fortuna) ma anche un piccolo, ma anche quello prezioso, appartamento con vista sullo scenario del golfo -, è appena tornata da Monaco, per la consegna di una preziosa parure. «E pensare che avevo giurato a me stessa che non avrei mai lavorato con i privati, non volevo confrontarmi con persone che non avevano la minima idea di cosa ci fosse dietro ad un vero gioiello artigianale. Decisamente ho cambiato idea».


BRIGITTE BARDOT
Il suo incontro con Saint-Tropez è stato casuale: «Tornavo da un viaggio in moto, da Barcellona, ci siamo fermati a dormire qui e mi sono innamorata. Il clima, i colori, la bellezza del paesaggio, e questa atmosfera particolare, uno stile rilassato, senza obblighi, che coinvolge tutti. Da me entrano a fare acquisti in ciabatte, e posso vedere Vincent Bollorè (patrimonio personale stimato, secondo Wikipedia, attorno ai 7 miliardi di dollari ndr) passeggiare da solo, senza guardie del corpo. E credo che questo sia anche merito di Brigitte Bardot che, proiettando questo posto all'attenzione del mondo, ha però anche suggerito un certo modo di essere, a piedi scalzi e senza costrizioni, anche se sembrerà strano i veri tropezien non l'hanno mai amata».
Forse ritenendola alla fine responsabile anche di avere trasformato l'affascinante, discreto, silenzioso villaggio di pescatori in un luogo che, almeno per quattro mesi all'anno, è letteralmente invaso, in certi momenti direi travolto, da gente che arriva da mezzo mondo e dalle vere e proprie navi che, ormeggiate in pianta stabile sul Quai Suffren, hanno da tempo sfrattato le barche dei pecheurs, ormai relegate in un piccolo angolo del vecchio porto.
La piccola ma amatissima gioielleria di Francesca Donà è aperta sei mesi l'anno, verso fine ottobre si chiude i battenti, anche se poi anche fra autunno e inverno qualche ordine dai clienti sparsi in tutto il mondo arriva: «Quando si spengono le luci la prima cosa mi dedico ai viaggi, l'altra mia passione, ovviamente torno in Italia, a Noale e vado spesso a Venezia, una città sempre magica, dove mi sono sposata, nella basilica di San Marco e con pranzo di nozze all'Harry's Bar. E ne approfitto per recuperare un po' anche con il cibo perché Saint-Tropez è meravigliosa ma purtroppo la qualità della ristorazione non è all'altezza né della bellezza dei luoghi né dei conti, e in ogni caso non paragonabile a quella italiana. Mi basterebbe uno spaghetto aglio, olio e peperoncino o una pasta con la colatura di alici per essere felice, cose tanto semplici ma evidentemente difficilissime per i nostri cugini francesi. Che poi anche sul fatto che siamo cugini ci sarebbe molto da discutere...».

 

Ultimo aggiornamento: 26 Agosto, 09:32 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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