«Mi faccio rubare i quadri: li appendo in città e subito qualcuno se li prende»

Martedì 15 Gennaio 2019
«Mi faccio rubare i quadri: li appendo in città e subito qualcuno se li prende»
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PADOVA - Le sue opere vanno letteralmente a ruba. Anzi è lui che fa di tutto perché vengano rubate. Simone Berno ha un concetto dell'arte molto libero, a disposizione di tutti. Ha rinunciato ad esporre nelle gallerie, molto meglio le pareti dei monumenti delle città. Ha cominciato a Padova, sua città natale, ma ormai le sue opere sono (o meglio sono state per poche ore) esposte in molte città del mondo. Niente percentuale al gallerista, niente problemi di sicurezza: il quadro si aggancia dove capita e chi vuole lo prende e se lo porta a casa. «Ormai i miei lavori resistono pochissimo - racconta Simone nel suo studio a Padova in zona Arcella - appendo i quadri e presto qualcuno se li prende. Mi costa molto meno che una campagna di marketing, mi faccio conoscere con il passaparola».
 
Tutto è cominciato nel 2016, dopo una litigio con il gallerista che esponeva i suoi quadri, realizzati con materiale di recupero, «perché il vero artista raccoglie dalla vita». Pezzi d'auto, attrezzi di artigiani, scarti vari che tornano a risplendere, trasformati in collage per opere d'arte. «Ho deciso di fare da solo. Ho preso una mia stampa e l'ho attaccata con il bioadesivo su una parete vicino alla Specola, l'antico osservatorio astronomico di Padova. Il proprietario della casa mi ha visto ed è sceso inferocito, credendo che stessi imbrattando il muro. Quando ha capito, ha staccato la tela e se l'è portata a casa. È stato il segnale che mi ha illuminato».
IN GIRO PER IL MONDODa quel momento Simone Berno ha cominciato ad attaccare quadri ovunque. Da Padova a varie città del Veneto e d'Italia. Poi l'Europa: Praga, Budapest, la Francia. E poi ancora il Canada e persino in Kenia. Prossimamente in Australia. «Le attacco io personalmente quando viaggio, oppure le affido ad amici e ai miei followers. Dietro ogni quadro c'è un link che rimanda al mio sito, dove ci sono tutte le spiegazioni e racconto la mia storia». Con il tempo ha affinato la tecnica. Le affissioni non avvengono più a caso, ma sono scelti i luoghi più belli delle città, monumenti o palazzi storici. «Chi va nel mio sito, trova anche una breve descrizione del monumento. Voglio che la mia arte si intersechi con la storia». Può essere difficile seguire la logica di Simone. Quello che è certo è che la sua stravaganza sta facendo breccia. Lui sostiene di avere già diversi imitatori.
OPERE TRAFUGATE«Sa cosa hanno fatto per lanciare la nuova versione di Mary Poppins al cinema? Hanno organizzato il furto di 120 locandine incorniciate del film ed hanno filmato tutto per farsi pubblicità». Anche Berno cerca pubblicità, ma usando canali diversi. Vuole farsi conoscere con una sorta di porta a porta, anzi muro a muro. «Tra me e i ladri delle mie opere scatta un gioco di complicità. Io le appendo perché loro le rubino. È una provocazione molto trasgressiva. Anche se nessuno commette reati, l'adrenalina è molto alta. La mia, quando di notte mi aggiro per le città per appendere quadri. E quella dei fruitori che apparentemente compiono un furto. Il brivido di essere ladri con la complicità del derubato». In genere vengono usate vecchie cornici, che l'artista compra nei mercatini dell'antiquariato. «Lo faccio, perché anche le cornici hanno una storia. E a volte sono storie commoventi che tornano alla luce dopo decine di anni. Per esempio quella di Angelica, una ragazza che era stata fotografata da un inglese nel 1938. I due non si erano più rivisti, ma lei conservava la foto che aveva fatto incorniciare. 
LA PROVOCAZIONE ALL'IKEAE dietro aveva scritto tutto. Poi erano passati decenni, la donna è morta centenaria e una nipote si è disfatta del quadro. Per caso tutto è tornato alla luce: ho comprato la cornice da un rigattiere e ho trovato la lettera di Angelica dietro il quadro. Sono riuscito a rintracciare i pronipoti e ho riconsegnato la foto. Alla fine piangevano tutti guardando quella ragazza di 80 anni fa che sorrideva in foto». Simone quando compie le sue performance non si fa mai vedere. Come Banksy, il writer inglese, capostipite del street art, cerca di proteggere la sua identità. Colpisce e sparisce. L'ultimo colpo all'Ikea. Anche in questo caso un furto alla rovescia. «Sono andato nel centro commerciale e ho acquistato 10 cornici facendo dieci scontrini diversi. Alla cassa mi hanno preso per scemo. A casa ho incorniciato dieci mie stampe e dietro ogni quadro ho incollato lo scontrino che attestava l'avvenuto pagamento. Poi sono tornato all'Ikea e ho rimesso nei banchi di vendita le cornici con dentro il mio quadro. Non le dico il caos, quando il primo cliente si è presentato alla cassa con un mio quadro sotto il braccio. La security lo ha fermato, ma lui ha mostrato lo scontrino. Sono andati in tilt: come poteva essere in vendita un prodotto che non esisteva in catalogo? E se era stato pagato, perché era ancora sugli scaffali? Sono passate settimane, ma il caso è ancora aperto. Loro non sanno chi sono io, ma io so che loro hanno sequestrato i miei quadri montati su cornici Ikea regolarmente pagate!»
SFIDA AL CONSUMISMOProvocazioni, sfide al consumismo o nuove forme di espressione artistica? Non lo sa bene neanche Berno. Ma ormai è questa la sua strada: produrre arte da rubare. «In questo modo guadagno davvero poco, però sto investendo sul mio futuro». (Per l presente vive facendo il commesso viaggiatore). E per il suo compleanno ha già in programma una nuova performance. «Il 20 gennaio compierò 44 anni. Per l'occasione ho fatto stampare un libro con alcune mie poesie che sono abbinate alle mie opere. Quella notte sarò in giro per Padova ad appendere quadri e lascerò anche 5 copie del libro. Da rubare anche quelle».Un regalo di compleanno alla rovescia. Come il mondo di Simone che vuole diventare famoso senza vendere quadri.
Vittorio Pierobon
(vittorio.pierobon@libero.it) 

Ultimo aggiornamento: 16 Gennaio, 09:54 © RIPRODUZIONE RISERVATA