L'ultima stoccata di "Zorro": scende a patti con il Fisco sui soldi Fininvest

Giovedì 12 Dicembre 2019 di Angela Pederiva
Andrea Zorzi
L'ultima stoccata di Zorro è raccontata in cinque paginette. Non la cronaca di una delle sue innumerevoli imprese sportive, bensì la sentenza con cui la Cassazione ha chiuso definitivamente il lungo contenzioso tributario fra «Andrea Zorzi, famoso pallavolista» e l'Agenzia delle Entrate che lo tallonava per una storia di tre decenni fa. Il campione nato a Noale (Ve) e cresciuto nel Padovano ha infatti deciso di scendere a patti con il Fisco, aderendo a una sanatoria sulla tassazione di un miliardo e mezzo di lire, asseritamente percepiti come compenso all'epoca del Volley Gonzaga Milano, appena prima di passare alla Sisley Treviso che consacrò la sua appartenenza alla generazione di fenomeni degli anni 90.
LA POLISPORTIVA
Altri tempi: quelli in cui Silvio Berlusconi, allora rambante presidente rossonero, cullava il sogno di raccogliere in un'unica e vincente società, la Polisportiva Milan affidata inizialmente al coordinamento di Fabio Capello, le squadre dei diversi sport praticati nella città della Madonnina, dunque oltre al calcio anche baseball, hockey su ghiaccio, rugby e appunto volley. Le formazioni sponsorizzate Mediolanum raggiunsero rapidamente i massimi livelli nazionali e internazionali grazie agli ingenti investimenti e agli ingaggi stellari. Tuttavia nel 1994, mentre il patron scendeva nel campo della politica, il multi-club venne smantellato a causa degli scarsi risultati economici ottenuti (e così, curiosità veneta, il Gonzaga Milano cedette al Petrarca Padova i diritti della partecipazione alla serie A1).
LA VERIFICA
È nei primi e blasonati anni della gestione berlusconiana che si colloca la verifica fiscale, effettuata dalla Guardia di finanza nelle aziende del gruppo Fininvest, da cui scaturirono tre avvisi di accertamento a carico di Zorzi. Si tratta di atti relativi alle annualità 1990, 1992 e 1993, rispettivamente per gli importi di 199.747.000, 822.150.000 e 533.825.000 lire, somme ritenute dall'erario «integrazioni degli ingaggi per prestazioni sportive non assoggettate a tributo». Secondo quanto riassume la Suprema Corte, i verificatori ipotizzarono che la Sport Image International Ltd, società dell'orbita Fininvest basata nelle Isole Vergini Britanniche, avesse acquistato dall'impresa estera Sport Management Group «i diritti esclusivi di sfruttamento del nome e dell'immagine di famosi attori ed atleti, tra questi ultimi prevalentemente calciatori». La tesi del Fisco era che il corrispettivo, anziché alle società estere, fosse stato versato «direttamente agli interessati, non per lo sfruttamento dell'immagine bensì quale integrazione dei compensi per le prestazioni fornite, in evasione di tributi».
I VERDETTI
In questi decenni Zorzi e l'amministrazione finanziaria si sono fronteggiati più volte davanti alla Commissione tributaria provinciale di Padova, alla Commissione tributaria regionale del Veneto e alla Cassazione, ottenendo verdetti favorevoli ora all'uno e ora all'altra. Fino all'ultima impugnazione del 54enne, diventato nel frattempo un apprezzato commentatore televisivo, la cui difesa ha sostenuto ad esempio il «collegamento insussistente» tra le società estere e il giocatore plurimedagliato, l'assenza di «riscontro oggettivo» all'origine delle contestazioni, la mancanza di riferimento «all'effettiva percezione» delle somme da parte del pallavolista. Ma prima che gli ermellini si pronunciassero nel merito della questione, il celebrato opposto ha deciso di dare l'ultima schiacciata alla pendenza giudiziaria. Il campione si è infatti trasformato in contribuente e ha documentato la propria adesione «alla procedura di definizione agevolata» prevista dalla legge di Stabilità 2014, per cui il giudizio è stato infine estinto.
  Ultimo aggiornamento: 13 Dicembre, 07:48 © RIPRODUZIONE RISERVATA