Il primario di Pediatria: «Covid, ricoveri rari tra i bimbi, ma attenzione alle bronchioliti»

Mercoledì 8 Dicembre 2021 di Alvise Sperandio
L'ospedale di Chioggia

CHIOGGIA - Tanti bambini, sempre di più, vengono contagiati dal covid, ma per fortuna in pochissimi finiscono all’ospedale. Piuttosto le Pediatrie stanno ricoverando molti piccoli colpiti da bronchioliti che, occorre precisare, nulla c’entrano col coronavirus-19. A fare il punto della situazione, a nome di tutte le Pediatrie dell’Ulss 3 Serenissima, è il primario di Chioggia, Andrea Cattarozzi, già a lungo aiuto al Civile di Venezia.

Dottore, qual è la situazione dei contagi covid in età pediatrica? 

«In deciso aumento. D’altronde basta guardare il dato delle scuole dove ci sono numerose classi in quarantena. La differenza è netta anche in confronto alle precedenti ondate della pandemia. Tanti bambini si contagiano, ma non ci sono malattie in forma grave». Quanti sono i ricoveri per covid? Dati nazionali segnano un +4% nel primo anno d’età. «Non abbiamo registrato aumenti o picchi particolari. Abbiamo avuto tre ricoveri all’Angelo di Mestre e uno tra Dolo e Mirano, ma tutti in osservazione, non in emergenza. A preoccupare di più, invece, sono le bronchioliti».

Spieghiamolo bene: sono altra cosa dal covid.

 «Certamente. I casi sono tantissimi, c’è un exploit senza precedenti nella storia della Pediatria recente che non ha una spiegazione chiara. L’anno scorso l’uso dei dispositivi di sicurezza ha annullato le influenze, quest’anno forse c’è una minor copertura anticorpale. Fatto sta che metà dei posti letto, e anche più, vengano occupati da bambini, anche piccolissimi, che hanno bisogno di essere sostenuti nella respirazione con l’ausilio di ventilatori e dell’ossigeno ad alti flussi». Ci sono stati pericoli di morte? «Tre li abbiamo dovuti spostare in terapia intensiva a Vicenza e Padova. Ora stanno bene. Ma con tutto questo il coronavirus-19 non c’entra assolutamente».

 I fari dei contagi da Covid sono accesi sulle scuole... 


«Sono 121 in questo momento gli alunni positivi. Le classi coinvolte 104, in 72 istituti. Molti di questi casi di positività sono “puntiformi” e i focolai – due casi collegati o più – sono 19. Gli alunni in quarantena, a seguito dei tracciamenti effettuati, sono 351. Ogni giorno si aggiungono una trentina di casi, con il relativo tracciamento».

 Visti questi numeri, non sarebbe forse meglio chiudere e riattivare la Dad, didattica a distanza? 

«Ci vorrebbe una valutazione più articolata. Io, da tecnico, penso che come per il vaccino sulla bilancia vadano soppesati il costo e il beneficio. Il punto è che in questo momento non conosciamo bene il costo...».  Dalla sua osservazione, da chi prendono il covid i bambini: più dalla scuola o dai genitori no-vax? «Difficile saperlo. Parecchi, inoltre, sono senza sintomi. È chiaro che una famiglia no-vax ha uno stile di vita ideologico, volto alla negazione sistematica, che diventa facile terreno di diffusione del virus. Ma i bambini si contagiano anche nel quotidiano delle loro esperienze, come per tutte le malattie virali: dallo sport al catechismo, fino alle varie situazioni del tempo libero...». Ci sono bambini con postumi gravi del covid? «Qualcuno sì, ha sviluppato una forma di malattia multisistemica con vari sintomi ed è stato indirizzato a Padova per le cure del caso». 

Metterebbe l’obbligo di mascherina anche per i più piccoli?

«Potrebbe essere utile. I bambini la portano volentieri, spesso la prendono come un gioco, anche perché ce ne sono di griffate, ad esempio, coi personaggi dei cartoni animati che seguono. Per loro è normale come portare gli occhiali. Sono gli adulti, piuttosto, che hanno dubbi e mettono freni...»

 Le risultano casi di donne incinte non vaccinate che si sono ammalate e sono state costrette a partorire bambini prematuri?

«È successo una volta a Mestre, con un neonato di 34 settimane, per cui è stato praticato il taglio cesareo. È fondamentale che le donne in dolce attesa si vaccinino dopo il primo trimestre di gravidanza. E lo stesso anche in allattamento: ci sono studi che evidenziano il passaggio degli anticorpi al bambino». 

Dal 16 dicembre parte il vaccino tra i 5 e gli 11 anni (con prenotazioni già dal giorno 13): i genitori possono fidarsi?

«La Società italiana di Pediatria ha confermato che è sicuro ed efficace. Non solo: è dimostrato che i bambini hanno meno effetti collaterali degli adulti».

Perché un bambino dovrebbe essere vaccinato? 

«È fondamentale almeno per tre motivi: perché la profilassi preserva da forme gravi di malattia; perché, così, il piccolo può fare una vita sociale integrata più sicura; e perché, in questo modo, evita di essere vettore di contagio in famiglia verso i genitori e, più ancora, nei confronti dei nonni che, essendo anziani, rischiano di essere più esposti». Da pediatra vaccinerebbe anche sotto i 5 anni? «Su questa fascia, ad oggi, non esistono studi che permettano di esprimersi». 
 

Ultimo aggiornamento: 9 Dicembre, 07:50 © RIPRODUZIONE RISERVATA