Frutta e verdura, l'allarme degli agricoltori: «Strangolati dai prezzi»

Giovedì 16 Giugno 2022 di Tomaso Borzomì
Un campo di radicchio a Chioggia
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MESTRE - Sette centesimi e due euro, due cifre diverse, utili però a pagare la stessa merce: un chilo di carote.

La prima cifra è quella a cui gli ortaggi vengono acquistati dalla grande distribuzione (gli ipermercati), dall’altro capo c’è il prezzo a cui la stessa distribuzione lo propone al pubblico. Chiaro, in mezzo ci sono i cosiddetti costi di transizione, come il trasporto, le tasse e il margine di guadagno. Quello che però non torna nei conti della Confederazione italiana agricoltori - sezione di Venezia è il balzo eccessivamente spostato verso il consumatore finale: «Fare un ettaro a carote costa circa 5mila euro se non di più. A sette centesimi servono 50mila chili per avvicinarsi al costo di produzione», spiega il responsabile di zona della Cia per Chioggia e Riviera del Brenta Mauro Mantovan.

LA SITUAZIONE
Fattore che rende al limite della sopravvivenza gli agricoltori, ma anche il sistema, perché senza chi si adopera per coltivare frutta e verdura, le stesse non arriverebbero nelle tavole delle case. E se è impensabile che tutta la coltivazione possa esser venduta direttamente, senza intermediari, è altrettanto vero che serve un punto di incontro, continua Mantovan: «Come al solito l’agricoltore è l’anello debole della catena. Ma lavorare in perdita non è possibile: se continuiamo così perderemo anche questa produzione». Un timore che non è troppo distante dalla realtà, visto che nel recente passato, ricorda la Cia, è già avvenuto un segnale d’allarme preoccupante. Poche settimane fa era stata la volta del radicchio di Chioggia, che era diventato troppo oneroso a fronte dei prezzi richiesti dalla grande distribuzione: «Un caso analogo si era verificato mesi fa con il radicchio di Chioggia. Anche in quel caso, cinque-sette centesimi al chilo per gli agricoltori, mentre poi al consumatore finale il prodotto veniva venduto a due-tre euro. A destare scalpore era stato il fatto che alcuni agricoltori avevano preferito fresare il terreno, considerando più economico non raccogliere il radicchio invece che venderlo sotto costo». Del resto, lavorare senza guadagno non è una strada praticabile, ammonisce la presidente della Cia di Venezia Federica Senno: «Questi sono alcuni esempi delle storture lungo la filiera. Il produttore non può “fare il prezzo” del suo prodotto, mentre tutti i rimanenti anelli della catena distributiva calcolano tutte le spese: lavaggio, cernita, confezionamento, imballaggio, trasporto… Non c’è più mercato: ti viene offerta una cifra ridicola, ma non puoi contrattarla, perché altrimenti non venderai un solo chilo della tua produzione. È un gioco al ribasso che sta mettendo in crisi la nostra agricoltura».

FILIERA NEL MIRINO
La legge del mercato non perdona e trovare un punto di incontro è difficile, come difficile è trovare una soluzione: «La vendita diretta – saltando tutti i passaggi – non è praticabile, ma certamente bisogna intervenire sulla filiera, consorziare i produttori e contrattare con la grande distribuzione. È doveroso fare conoscere all’opinione pubblica la situazione: c’è bisogno necessariamente di una redistribuzione del valore lungo la filiera, per garantire un reddito equo e giusto agli agricoltori, lavorando insieme su questo obiettivo comune».

Ultimo aggiornamento: 16:50 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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