Nella basilica di Torcello spuntano affreschi del IX-X secolo

Venerdì 24 Luglio 2020
I nuovi affreschi recuperati a Torcello

VENEZIA - Antichi affreschi datati tra il IX e X secolo sono stati scoperti nel corso dei restauri conservativi delle murature e dei mosaici della Basilica di Santa Maria Assunta nell'isola di Torcello a Venezia.
Lo ha reso noto oggi il Patriarcato di Venezia. Gli affreschi, conservati in alto verso il tetto, al di sopra delle volte e coperti da uno strato di macerie fin dal Medioevo, non sono mai stati visti né studiati fino ad oggi. Rappresentano un tassello fondamentale per la ricostruzione della storia artistica non solo della chiesa di Torcello, ma di tutto l'alto medioevo veneziano e adriatico. Un pannello pittorico raffigura storie della Vergine, con una rappresentazione di Maria e di un'ancella, mentre un secondo, probabilmente relativo a un ciclo parallelo, narra una delle vicende agiografiche di San Martino. Le immagini dei Santi sono accompagnate da didascalie dipinte, con caratteri alto-medievali. Secondo archeologi ed epigrafisti dell'Università Cà Foscari Venezia, che hanno collaborato alle attività, affreschi e didascalie ci permettono di ricostruire l'aspetto decorativo della chiesa prima che fosse ricoperta dai mosaici dell'XI secolo.

 

 

Lo stato di questi affreschi è in corso di studio e gli eventuali interventi di restauro saranno concordati con il personale della Soprintendenza. Il restauro conservativo dei paramenti murari sta permettendo agli archeologi e agli storici dell'arte di ridefinire la storia dell'edificio. Un saggio di scavo presso l'altare barocco del diaconicon, ha permesso di raccogliere importanti informazioni stratigrafiche circa la cronologia delle fasi edilizie dell'intero complesso basilicale.

Nello stesso intervento sono stati individuati due eccezionali frammenti scolpiti, pertinenti a una decorazione architettonica databile al IX secolo. In quegli anni, che coincidono con la costruzione a Venezia del Palazzo Ducale e della prima chiesa di San Marco, a Torcello si sarebbe quasi raddoppiato un antico edificio ecclesiastico del VII secolo, di cui finalmente oggi è possibile comprendere quale sia l'originale catino absidale. Questa nuova grande chiesa inglobava la precedente, aggiungendo un percorso martiriale e processionale che passava dietro l'altare, decorato ad affresco. Questa chiesa sarebbe stata trasformata successivamente nell'XI secolo per permettere la nuova decorazione a mosaico, che ammiriamo ancora oggi. I restauri sono finanziati da «Save Venice», all'interno di un programma di messa in sicurezza dell'edificio ecclesiastico condiviso e discusso con il Patriarcato di Venezia. Rientrano in un piano di interventi accelerato dalle conseguenze dell'ultima grande acqua alta del 2019, che ha provocato danni ingenti in oltre 80 chiese veneziane. 

LA STORIA 
La storia architettonica e archeologica della basilica di Santa Maria Assunta di Torcello è tra le più complesse e affascinanti del Medioevo italiano e mediterraneo. La sua data di fondazione, le trasformazioni antiche, i famosi apparati decorativi a mosaico: l'edificio è uno dei massimi esempi di cultura artistica medievale in area mediterranea ed è stato indissolubilmente collegato alla storia delle origini di Venezia. Studiare, analizzare e comprendere gli affreschi e le epigrafi dipinte di IX secolo a Santa Maria Assunta di Torcello - pitture appena svelate - impone di ripensare ancora una volta all'affascinante groviglio delle origini di Venezia. Lo straordinario rinvenimento è stato reso possibile durante le operazioni di restauro e controllo archeologico finanziate da Save Venice, dirette da Paolo Tocchi, in coordinamento con il Patriarcato, con l'alta supervisione della Soprintendenza e con la collaborazione scientifica per la parte archeologica di Cà Foscari. Non c'è dubbio che quei segni di colore, aggrappati tenacemente a quasi 10 metri di altezza sulla superfice di uno dei più antichi frammenti di muratura conservati in laguna rappresentino le pitture più antiche note per Venezia. Quasi miracolosamente si sono conservate al di sopra delle volte decorate a mosaico. Nel corso del restauro, eseguito per motivi statici e permettere il rinforzo con misurate iniezioni di nuovo legante nelle murature antiche, si è deciso di svuotare gli spazi superiori alla contro-volta collocata presso l'abside sud della chiesa (il cosiddetto Diaconicon, o cappella del Santissimo Sacramento) che ospita la celebre decorazione di tardo XI secolo, a finissimo mosaico, del Cristo Pantocrator (nel catino absidale) e nello spazio antecedente, di un Agnello mistico sorretto da quattro angeli.

In un pannello pare - con ogni probabilità - distinguersi il clipeo e il velo della Vergine Maria, accompagnata da un'ancella e seduta su una sedia importante, quasi un trono. La debole traccia di un'altra aureola vicina potrebbe suggerire - ma si tratta di un'ipotesi da verificare - la presenza di un pannello che racconta l'incontro tra due figure 'santè nella storia di Maria, ovvero l'Annunciazione. Toccanti e ben definiti sono i tratti fisiognomici della Vergine e del suo velo impreziosito da ricami. Sul lato opposto, le pitture - evidentemente eseguite dalla stessa mano e all'interno dello stesso ciclo decorativo - raccontavano invece un'altra storia, ovvero alcuni aspetti della vita di san Martino: ne siamo certi perché in questo caso si legge indubitabilmente sanctus Martinus. Le iscrizioni, in corso di studio da parte di Flavia De Rubeis, non solo sono fra le più antiche in area veneta, ma sono sicuramente le più antiche di Venezia e del suo territorio con una cronologia riferibile, per una prima datazione, al secolo IX. L'iscrizione più conservata riguarda appunto la figura del santo: «sanctus Martinus», con la abbreviazione «scs per sanctus», secondo la prassi consolidata dei nomina sacra. Altri testi dovevano corredare l'intero programma iconografico come si evince dalla presenza di alcune lettere residue affiancate alle figure e, come già il ciclo pittorico, sono da riferire tutte ad una medesima mano, per le ornamentazioni e la morfologia delle lettere. Lo scavo archeologico 'aereò, al di sopra delle volte, ha permesso di tracciare la storia delle murature e dei depositi ad esse connessi, e nel si sono raccolti campioni per avviare una analisi archeometrica puntuale. Lo scavo ha permesso di conoscere anche come questi affreschi si siano conservati nel tempo, sottolineando - ad esempio - come in alcuni settori dove mancano le pitture ciò sia da attribuire a fenomeni specifici di biodeterioramento. In un angolo numerose ossa di pipistrello sono ricollegabili alla frequentazione del sottotetto in antico da parte di questi animali: le loro deiezioni hanno purtroppo contribuito allo scolorimento di alcuni brani di pittura.

Ultimo aggiornamento: 16:55 © RIPRODUZIONE RISERVATA