A4, l'eterna e mortale attesa della terza corsia: «Basta perdere tempo»

Giovedì 30 Settembre 2021 di Angela Pederiva
A4, il tratto maledetto
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Non è trascorsa nemmeno una dozzina di ore. Martedì alle 18.30, mercoledì alle 5.30: lo stesso punto, il medesimo esito. Dopo il conducente croato deceduto l'altro giorno, e dopo che la Venezia-Trieste era stata riaperta nella notte, ieri è spirato un autista polacco, sempre in quel tratto maledetto dell'A4 compreso fra San Stino di Livenza e Portogruaro, dove le corsie sono solo due perché la terza arriverà fra il 2023 e il 2026. «Mentre a Roma si discute, su questa strada si continua a morire», sbotta Mario Pozza, presidente di Unioncamere Veneto, alludendo al nodo dei fondi ministeriali e della concessione autostradale attorno a cui è avviluppato il cronoprogramma dell'opera da 2 miliardi di euro, lungo un'arteria che in 45 giorni ha registrato 7 milioni di veicoli e 77 incidenti.


I FLUSSI

Dopo l'anno nero del Covid, costato alle casse della concessionaria Autovie Venete un passivo di 50 milioni per minori pedaggi, i flussi di traffico sono in crescita. Rispetto al 2019, nel 2021 l'aumento è del 3%. In particolare nell'ultima settimana i veicoli leggeri hanno segnato +8% e i mezzi pesanti +2%. Di fronte a questi numeri, vale la pena fare il punto sull'avanzamento di un progetto ormai ventennale. La realizzazione della terza corsia è articolata in 4 lotti, per una lunghezza complessiva di 95 chilometri, di cui 55 in Veneto e 40 in Friuli Venezia Giulia. Il primo, 18,5 chilometri da Quarto d'Altino a San Donà di Piave, è stato completato nel 2014. Il terzo, 26 chilometri da Alvisopoli a Gonars, è stato ultimato nel 2020. Il quarto, 17 chilometri da Gonars a Villesse, ha visto terminare lo scorso 30 luglio il segmento che va fino al nodo di Palmanova, mentre la parte restante è stata stralciata per stornare 50 milioni con cui anticipare la realizzazione di alcuni manufatti riguardanti il secondo lotto. Cioè proprio quello incriminato, 33,5 chilometri da San Donà di Piave ad Alvisopoli, a sua volta frazionato in tre sub-lotti: il primo, 8,8 chilometri da Alvisopoli a Portogruaro, è attualmente sede del rifacimento di 24 strutture fra sottopassi, scatolari, ponti e cavalcavia (l'ultimo sarà varato nel prossimo fine settimana), per cui dovrebbe essere pronto alla fine del 2022; il secondo e il terzo corrispondono ai 25 chilometri da San Donà di Piave a San Stino di Livenza (13,6) e soprattutto da San Stino di Livenza a Portogruaro (11,4), che costituiscono appunto l'imbuto della circolazione e il teatro dell'incidentalità.

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L'ACCELERAZIONE

Domanda: se questo tratto è notoriamente un'emergenza, perché non è stato realizzato prima? Autovie Venete risponde che la scansione delle varie fasi è stata decisa ancora nel 2006, quando è stato rilevato che la situazione verso Trieste è ben diversa da quella verso Venezia: una chiusura da Portogruaro in là non sarebbe supportata da alcun bypass, mentre da Portogruaro in qua scatta il percorso alternativo attraverso l'A27 e l'A28. Messo dunque in programma per la metà del 2023, però, il cantiere potrebbe subire un'accelerazione se fossero disponibili più fondi di quelli che Autovie Venete è attualmente in grado di mettere sul piatto.  Bisognerà vedere se la concessionaria, gravata nel 2020 da un pesante calo dei ricavi dovuto alla riduzione dei transiti, riuscirà a confermare e valorizzare a bilancio l'incremento notato negli ultimi mesi. In alternativa è difficile che possa arrivare un soccorso dalle banche, dal momento che la concessione autostradale è scaduta a marzo del 2017 e quindi manca una garanzia fondamentale per un prestito. A meno che il ministero delle Infrastrutture non decida di concedere una proroga-ponte per accompagnare il completamento dell'opera o addirittura di stanziare le risorse mancanti.


LA SICUREZZA

Ma queste sono solo ipotesi. L'unica certezza è la mancanza della terza corsia, con le due esistenti occupate da interminabili colonne di camion. «In queste ore riferisce Pozza ho ricevuto diverse segnalazioni da imprenditori esausti per quanto sta accadendo. Sono preoccupati in primis per i propri lavoratori che su questo tratto rischiano la vita, ma anche perché i disagi ed i ritardi creano un danno economico e ci fanno perdere competitività. È una situazione inammissibile e non si può perdere altro tempo».

Ultimo aggiornamento: 20:12 © RIPRODUZIONE RISERVATA