Angoscia finita per l'Udinese: Davis centra la salvezza

Lunedì 27 Maggio 2024 di Stefano Giovampietro
Angoscia finita per l'Udinese: Davis centra la salvezza
L'Udinese centra la salvezza vincendo con un gol di Keinan Joseph Davis che condanna il Frosinone, beffato dall'Empoli al 93'. Ma conta poco. Quel che conta è che l'Udinese guadagna il trentesimo anno in serie A consecutivo, un lustro per tutto il Friuli, e fa al patron Gianpaolo Pozzo il regalo che voleva per il suo compleanno.
FELICE
Fabio Cannavaro pensa alla gioia, non ancora al futuro. «Fin dal primo giorno che sono arrivato sapevo che era molto difficile, ma come ha detto Fabio Capello non impossibile - le sue parole -. Abbiamo lavorato tanto, era una squadra in emergenza dal primo giorno, non è stato facile per tanti aspetti. Hanno dato tutto da quando siamo arrivati noi, sono stati bravi e non hanno mollato nulla, questo è il calcio e retrocede una squadra che quando ci giochi contro ti mette in difficoltà. Dispiace vedere retrocedere una squadra così». Il mister napoletano aveva ha visto i primi segnali di ripresa già a Bologna: «Avevo capito che questa era una squadra con dei valori. Certo, la difficoltà nel giocare in casa era evidente, però già da lì si vedeva che, quando preparavi le partite, che i ragazzi erano super motivati e avevano una forza interiore non comune. La partita in Emilia mi ha dato la consapevolezza di poter lavorare su certi concetti, di essere entrato nella testa dei giocatori». Dribbling sul futuro, con il contratto che, ribadisce Cannavaro, durava «cinque partite».
ARIA DI RINNOVO
E poi ancora: «Quando ho accettato me la sono giocata. Sapevo che era complicato entrare in serie A, perché ho fatto esperienza all'estero che per tanti non valgono. In realtà mi hanno fatto crescere come allenatore. C'è stata un'esperienza negativa in B, me la sono giocata: ho accettato questo compito con difficoltà. È stata semplice perché ho trovato una società che mi ha messo a disposizione tutto». Un'Udinese che forse non ha mai meritato quella classifica. «La cosa su cui abbiamo dovuto lavorare di più è stata la testa, questi sono giocatori che non devono essere in quella posizione di classifica - ribadisce -. Però anche questa volta avevo cinque titolari fuori, tre in panchina che al massimo mi garantivano mezz'ora. È stata un'emergenza continua, oggi Davis ha giocato da infortunato, l'avrei dovuto cambiare dopo due secondi». Tanti i giocatori rivitalizzati dalla sua cura: «Brenner, Davis, ma perché erano infortunati, la situazione anche prima non era facile. Per un mister, quando mancano gli attaccanti è dura. Però mi sono piaciuti. La gestione della palla era cresciuta e i gol sono arrivati tutti su situazioni su cui abbiamo lavorato. Sono soddisfatto per come abbiamo lavorato. Sono felice, ma sono quaranta giorni che siamo stati chiusi nello stadio e forse ancora non ho realizzato».
CRESCITA
Una tappa importante. quella di Udine. «È una crescita come allenatore - ribadisce -. Sono sempre stato abituato ad avere squadre votate all'attacco per vincere dei campionati. L'esperienza di Benevento mi è servita tanto per capire un calcio diverso. Prima ero meno esigente, ora lo sono di più: a certi livelli è giusto esserlo. A volte ho dovuto chiudere gli occhi, perché era il momento di farlo». È stata una gestione non facile. «Fortunatamente è andata bene - puntualizza -. Avevo l'obiettivo unico della salvezza dell'Udinese, poi ci penseremo. Queste cinque partite sono state molto intense, ho visto dei ragazzi che ti davano tutto, che volevano apprendere, non retrocedere. Questo è fondamentale». Il mister è è stato anche bravo a toccare le corde giuste con i giocatori bianconeri, che sono delle nazionalità più svariate. «Non è stata facile sbloccarli sotto quel punto di vista - conclude -. Ho cercato di far loro capire che è giusto provare a fare certe cose, quando hai giocatori di qualità, altrimenti le partite non le vinci. Sono stati bravi».
 
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