Migranti, rotta balcanica lungo la ferrovia: in tilt i treni sulla Trieste-Udine-Venezia

Mercoledì 2 Settembre 2020 di Alessia Pilotto
Migranti camminano lungo la ferrovia a Udine
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Non si fermano gli arrivi di migranti e, a quanto pare, dopo la statale tra Buttrio e Pradamano, ultimamente la rotta balcanica preferisce passare lungo le linee ferroviarie. Tra lunedì e martedì, infatti, in Friuli Venezia Giulia sono stati rintracciati altri cittadini stranieri vicini ai binari; in particolare, ieri mattina, un gruppo di circa una decina di persone è stato notato mentre camminava lungo i binari della Trieste-Udine-Venezia, sulla tratta Udine Parco - San Giovani al Natisone. A intervenire per l'identificazione è stata la Polizia Ferroviaria.
A causa della loro presenza, il traffico ferroviario è stato prima temporaneamente bloccato per motivi di sicurezza e poi ha ripreso a circolare con velocità ridotta; per chi viaggiava in treno ci sono stati ritardi fino a sessanta minuti.
L'episodio ha creato malcontento anche tra i passeggeri che hanno vissuto in prima persona la scena: sulla pagina Facebook del Comitato dei Pendolari Friuli Venezia Giulia, infatti, sono molti quelli che si sono lamentati per i disagi dovuti all'ennesimo rallentamento (con ritardi segnalati fino a un'ora) riconducibile a estranei nelle vicinanze dei binari e segnalazioni simili sono arrivate anche nel tardo pomeriggio (sempre in merito alla stessa zona di Udine Parco, con conseguente diminuzione della velocità dei convogli e ritardi). Una situazione che si sta ripetendo frequentemente in questi giorni e che fa arrabbiare i pendolari.
LE REAZIONI DEI VIAGGIATORI
«Urge prendere provvedimenti – scrive un utente -, non è possibile che ogni giorno i treni debbano avere questi ritardi per persone estranee sui binari». «Non servono polemiche, ma occorrono soluzioni – aggiunge un'altra persona -. Non è una situazione che può essere fatta pagare ogni giorno ai pendolari». «Una situazione molto pesante che il Friuli Venezia Giulia non aveva mai affrontato prima – interviene lo stesso Comitato Pendolari -. Da parte nostra abbiamo sensibilizzato Gruppo FS e Regione, chiedendo maggiori controlli in linea soprattutto da parte di Polizia ferroviaria, ma ci rendiamo conto che il problema è molto articolato e richiede la provvedimenti da parte del Governo competente in materia. In questo momento non servono polemiche, ma da utenti possiamo aiutarci fornendo informazioni a chi sta viaggiando. Abbiamo già scritto nelle settimane scorse ufficialmente a Trenitalia, Rfi e Regione Fvg, denunciando il problema anche sulla stampa. Trenitalia non ha colpe visto che quando ci sono persone estranee in linea il gestore dell'infrastruttura, ovvero Rfi dispone il blocco come previsto dalla normativa. Il problema è governativo: ci pare evidente visto che la competenza sulla sicurezza e sul controllo dei confini spetta allo Stato».

In effetti, negli ultimi giorni il fenomeno sembra diventare più frequente (sulla pagina dei pendolari, ci sono segnalazioni per ognuno degli ultimi quattro giorni), ma già lo scorso 22 agosto un gruppo di migranti era stato avvistato nella stessa zona (tra Udine Parco e Manzano), bloccando la circolazione per oltre un'ora con successivi treni a singhiozzo e a velocità ridotta per quasi altre due ore. Dal canto suo, il Comitato di Pendolari ha iniziato a segnalare il fenomeno già mesi fa, con ritardi dovuti a “presenza di estranei sulla linea ferroviaria” a partire da giugno e continuati poi a luglio e fino ad ora, raccolti in un dossier. Nel frattempo, dopo la fine della zona rossa che è durata oltre un mese, la ex caserma Cavarzerani di Udine dovrebbe essere alleggerita per quanto riguarda le presenze, con il trasferimento di un numero consistente di richiedenti asilo ospitati; all'interno della struttura, inoltre, saranno create delle suddivisioni degli spazi che permetteranno la creazione di gruppi più piccoli di ospiti, in modo da evitare quanto successo a fine luglio (con la scoperta di alcuni tamponi positivi e il rischio focolaio).

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